RASSEGNA STAMPA

21 FEBBRAIO 2001
FILIPPO CECCARELLI
Una storia d'Italia per voce solista
I fischi del giovane protagonista a Mussolini dal palco del teatro Argentina e i suoi sghignazzi in faccia a Italo Balbo in tribunale; il poliziotto-sorvegliante che gli chiedeva - ottenendola - la complicità di antifascista sorvegliato; la ricetrasmittente degli alleati che il professor Volterra, futuro giudice costituzionale fintosi elettricista, andò a recuperare nel lago di Trevignano, con l'aiuto di pescatori; che poi non era una ricetrasmittente, ma un pericolosissimo timer, come si scoprì con atterrita meraviglia una volta deposta sul letto di Stefano Siglienti, il più signore degli antifascisti... Racconta Oronzo Reale. I più giovani non sanno chi sia. I quarantenni ricordano un ministro del pri, non particolarmente bello, che diede il proprio nome a una discussa legge sull'ordine pubblico varata alla metà degli anni settanta. E invece era un grande personaggio, e anche un uomo di potere, opportunamente felpato, ma piuttosto simpatico, di un umorismo secco, impassibile e sulfureo. Un ottimo osservatore, capace di descrivere l'austera povertà della camera da letto del conte Sforza, "con la valigia sopra l'armadio"; o le scarpe, una dotata di tacco e una senza, del professor Manlio Rossi Doria al convegno del Partito d'azione a Cosenza. Scene quasi da film, in quella riunione, buffe, drammatiche: Ugo La Malfa che per un equivoco schiaffeggia l'innocente Comandini e poi, per fare pace, s'inventa che quello gli ha tirato la cravatta... Mentre la giovanissima democrazia italiana si popola di futuri avversari, futuri alleati, futuri statisti. Evviva dunque la storia orale. Maria Grazia Melchionni, professore associato all'università di Roma e fondatrice appunto della Società per la storia orale, ha avuto a disposizione per molte ore Reale, l'ha posto garbatamente di fronte ai suoi ricordi ricavandone un libro certo per appassionati (con ricca appendice documentaria), ma davvero godibile. E cioè sapientemente anti-retorico, fitto di illuminanti minuzie e di atmosfere che restituiscono alla storia le dimensioni autentiche della vita; e al potere le sue strenue convizioni, ma anche le sue debolezze. Grande intervista, si direbbe, raro esempio di libro in cui uno storico fa bene il lavoro del giornalista, ma con più cultura e meno ossessione per lo scoop . Tutto torna, nelle memorie di Reale, ma vivo. C'è un Parri così stanco ed emaciato che a mezzanotte, nel pieno dei contatti politici, deve essere nutrito con due uova al tegamino; ci sono i finti svenimenti di De Gasperi, le rivalità fra i notabili dell'antifascismo alla Consulta; e poi via via, con lo scorrere degli anni, le giravolte per sostituire Piccioni dopo il caso Montesi, Tambroni che fa finta di avere documenti compromettenti su tutti, Moro che comunica con artifici da pochade , e perfino La Malfa che finanzia il psi, cui per insolvenza sono stati tagliati la luce e il telefono. Insomma, la storia viva d'Italia, senza trascurare il figlio di Sandra Milo, da cui trova impulso la riforma del diritto di famiglia, o Ernesto Rossi, così anticlericale da promuovere una petizione contro John F. Kennedy, in quanto candidato cattolico alla presidenza degli Stati Uniti. Peccato solo che i ricordi si fermino alla prima metà degli anni settanta.
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