| Una storia d'Italia per voce solista | I fischi del giovane protagonista a Mussolini dal palco del teatro
Argentina e i suoi sghignazzi in faccia a Italo Balbo in tribunale; il poliziotto-sorvegliante
che gli chiedeva - ottenendola - la complicità di antifascista sorvegliato; la
ricetrasmittente degli alleati che il professor Volterra, futuro giudice costituzionale
fintosi elettricista, andò a recuperare nel lago di Trevignano, con l'aiuto di pescatori;
che poi non era una ricetrasmittente, ma un pericolosissimo timer, come si scoprì con
atterrita meraviglia una volta deposta sul letto di Stefano Siglienti, il più signore degli
antifascisti... Racconta Oronzo Reale. I più giovani non sanno chi sia. I quarantenni
ricordano un ministro del pri, non particolarmente bello, che diede il proprio nome a una
discussa legge sull'ordine pubblico varata alla metà degli anni settanta. E invece era un
grande personaggio, e anche un uomo di potere, opportunamente felpato, ma piuttosto
simpatico, di un umorismo secco, impassibile e sulfureo. Un ottimo osservatore, capace
di descrivere l'austera povertà della camera da letto del conte Sforza, "con la valigia
sopra l'armadio"; o le scarpe, una dotata di tacco e una senza, del professor Manlio
Rossi Doria al convegno del Partito d'azione a Cosenza. Scene quasi da film, in quella
riunione, buffe, drammatiche: Ugo La Malfa che per un equivoco schiaffeggia
l'innocente Comandini e poi, per fare pace, s'inventa che quello gli ha tirato la
cravatta... Mentre la giovanissima democrazia italiana si popola di futuri avversari,
futuri alleati, futuri statisti. Evviva dunque la storia orale. Maria Grazia Melchionni,
professore associato all'università di Roma e fondatrice appunto della Società per la
storia orale, ha avuto a disposizione per molte ore Reale, l'ha posto garbatamente di
fronte ai suoi ricordi ricavandone un libro certo per appassionati (con ricca appendice
documentaria), ma davvero godibile. E cioè sapientemente anti-retorico, fitto di
illuminanti minuzie e di atmosfere che restituiscono alla storia le dimensioni autentiche
della vita; e al potere le sue strenue convizioni, ma anche le sue debolezze. Grande
intervista, si direbbe, raro esempio di libro in cui uno storico fa bene il lavoro del
giornalista, ma con più cultura e meno ossessione per lo scoop . Tutto torna, nelle
memorie di Reale, ma vivo. C'è un Parri così stanco ed emaciato che a mezzanotte, nel
pieno dei contatti politici, deve essere nutrito con due uova al tegamino; ci sono i finti
svenimenti di De Gasperi, le rivalità fra i notabili dell'antifascismo alla Consulta; e poi
via via, con lo scorrere degli anni, le giravolte per sostituire Piccioni dopo il caso
Montesi, Tambroni che fa finta di avere documenti compromettenti su tutti, Moro che
comunica con artifici da pochade , e perfino La Malfa che finanzia il psi, cui per
insolvenza sono stati tagliati la luce e il telefono. Insomma, la storia viva d'Italia, senza
trascurare il figlio di Sandra Milo, da cui trova impulso la riforma del diritto di famiglia,
o Ernesto Rossi, così anticlericale da promuovere una petizione contro John F. Kennedy,
in quanto candidato cattolico alla presidenza degli Stati Uniti. Peccato solo che i ricordi
si fermino alla prima metà degli anni settanta. |