La commedia dell'arte| Martiri contro oscurantisti? Nella querelle sulla ricerca scientifica le posizioni di
ognuno dei due campi vengono inquinate dai loro cattivi alleati: chiesa cattolica
e multinazionali |
| Tra i martiri della Monsanto e i portatori d'acqua di Ratzinger c'è poco da scegliere. Su
tutta la vicenda dell'appello degli scienziati, a oscurare la discussione incombono le
ombre del capitale mondiale da un lato e del Vaticano dall'altro. Finisce così che le
posizioni di ognuno dei due campi, pur avendo validi argomenti a proprio favore,
finiscono per essere rese sospette dagli alleati/patroni che si ritrovano al fianco. E sono
rese addirittura viscide dal comune atteggiamento gnorri, con tutti e due - verdi da un
lato e scientisti dall'altro - a far finta di ignorare a quale mulino le proprie posizioni
portano acqua: diciamo pane al pane, la posizione verde fa il gioco dell'oscurantismo
clericale che non ha mai ingoiato la nascita della scienza moderna, e che rimpiange i bei
tempi del cardinal Bellarmino.
La chiesa cattolica infatti è contraria alle biotecnologie non per motivi sociali, di salute
collettiva o per il timore di feed-back catastrofici in campo naturale, cioè non per motivi
razionali, ma per ragioni totalmente ideologiche, per la sua ideologia della sacralità della
vita, quella stessa che la vede alleata a George Bush nel sabotare le Ong di pianificazione
familiare (è curioso come spesso i difensori della sacralità della vita per i feti siano i più
entusiasti fautori della pena di morte per gli umani usciti dal grembo). La chiesa cattolica
si oppone oggi alla manipolazione genetica con gli stessi argomenti usati nel
Rinascimento contro l'anatomia sui cadaveri.
In un altro paese le posizioni dei verdi non subirebbero l'ipoteca clericale. Ma in Italia
dove i Tg di stato sono ridotti a bollettini parrocchiali, dove un candidato premier ha
fatto carriera come PR del Giubileo, i Verdi dovrebbero stare attenti a non cadere nella
trappola dell'intangibilità del creato, dovrebbero trovare il modo di differenziarsi da quella
che Marx chiamava la "critica reazionaria" alla modernità. E' tipicamente italiano il
comportamento del ministro verde: nei quattro anni che sono stati al governo, gli
ambientalisti non sono stati neanche capaci di organizzare uno straccio di raccolta
differenziata dei rifiuti, hanno appoggiato la rottamazione dei veicoli per vendere più
macchine: francamente sembra che si preoccupino della natura solo quando gli fa
comodo.
Dall'altro lato, gli scientisti sono per lo più impiegati statali, burocrati e baroni che
all'improvviso si atteggiano a novelli Galileo Galilei, si fanno cogliere da eroici furori,
pronti a farsi immolare, redivivi Giordano Bruno. Siamo in piena Commedia dell'Arte (non
per nulla siamo in Italia). Proprio perché oggi l'Italia è di nuovo sotto il potere pontificio,
e vi si respira un vendicativo revanscismo vaticano, l'appello degli scienziati ha un
senso, ed esprime una preoccupazione seria. Ma questa difesa dalle minacce
controriformiste fa finta di non accorgersi di essere subalterna, anzi prona al potere e
all'ideologia capitalista. E non solo perché fa il gioco delle multinazionali farmaceutiche e
biotecnologiche, dalla Monsanto alla Novartis. Ma perché il manifesto degli scienziati
può essere definito una "visione manchesteriana applicata alla scienza". Nell'800 la
scuola economica di Manchester invocava la libertà assoluta per i meccanismi del
mercato, i suoi esponenti erano fautori del laissez-faire senza "ingerenze" statali. Ora che
altro fanno Dulbecco, Levi Montalcini & co. se non invocare il più totale laisser-faire per
la ricerca scientifica? Il loro liberismo scientifico è tanto più sospetto e strumentale in
quanto i fondi delle loro ricerche sono di origine e decisione politica. Sono i politici che
per motivi e con fini politici stanziano per le ricerche fondi pubblici. Non si può invocare
libertà totale di ricerca senza ingerenza" politica, quando i fondi per un acceleratore del
Cern sono in competizione con i fondi per abolire il ticket sanitario o con i fondi per
aumentare lo stipendio degli insegnanti. La scienza non è, e non è mai stata neutra,
proprio perché la scelta di cosa ricercare è ed è sempre stata extra-scientifica,
pre-scientifica. E' una scelta determinata dalle preoccupazioni che la società del tempo
nutre: in tutti i paesi, al tempo della guerra fredda il grosso dei fondi per la ricerca andava
alla fisica delle particelle.
E poi, neanche il mercato più liberista è totalmente libero: i cannoni non si vendono al
supermercato e l'eroina non è smerciata dal droghiere. Infine, non è sostenibile l'idea che
di per sé ogni conoscenza sia buona e perseguibile. Supponiamo di voler conoscere le
reazioni umane ai più diversi dolori. Che facciamo, ci mettiamo a torturare la gente? I
nazisti la pensavano così. Lo slogan della conoscenza non è altro che uno slogan
(pericoloso) se preso nella sua accezione assoluta, quella che finisce per farti odiare il
verso dantesco "fatti non foste a vivere come bruti ma per seguir..."
E' davvero sintomatico che in quest'epoca che ha celebrato in pompa magna il funerale
delle ideologie, il dibattito sull'ingegneria genetica si riduca nel faccia a faccia delle due
ideologie più totalizzanti della storia, quella dell'integralismo liberista e quella del
fondamentalismo controriformista. Da un lato i cantori entusiasti di questa stupenda,
meravigliosa modernità con le sue belle bombe H e i suoi dolci inquinamenti. Dall'altro i
nostalgici di quel radioso medioevo feudale con le sue allegre epidemie e la sua vita
"povera, lurida e corta" (Hobbes). Ci troviamo così stretti in una morsa noi che da una
vita ci battiamo contro questa modernità, ma non perché nostalgici di un ipotetico
paradiso premoderno, bensì in nome di un'altra, di una diversa modernità. Noi che (anche
per ragioni biografiche) non siamo contro la scienza, non vediamo l'ingegneria genetica
come una moderna stregoneria da mandare al rogo, ma siamo per un modo diverso, più
responabile e - diciamolo - più disinteressato di fare ricerca, anche quella biologica.
P.S. Questa querelle ridotta a una parodia di dibattito non può non concludersi come
farsa, con gli scienziati ieri a colloquio con Amato, Berlusconi, e Rutelli. Ma la ferrea
legge della Commedia dell'Arte vige anche qui e c'è da scommettere che questo trio di
premier (uno attuale e due in pectore) si precipiterà oggi in Vaticano per rassicurare la
curia che la scienza è libera sì, ma "rispettando la sensibilità dei credenti". |