RASSEGNA STAMPA

14 FEBBRAIO 2001
MARCO D'ERAMO
La commedia dell'arte
Martiri contro oscurantisti? Nella querelle sulla ricerca scientifica le posizioni di ognuno dei due campi vengono inquinate dai loro cattivi alleati: chiesa cattolica e multinazionali
Tra i martiri della Monsanto e i portatori d'acqua di Ratzinger c'è poco da scegliere. Su tutta la vicenda dell'appello degli scienziati, a oscurare la discussione incombono le ombre del capitale mondiale da un lato e del Vaticano dall'altro. Finisce così che le posizioni di ognuno dei due campi, pur avendo validi argomenti a proprio favore, finiscono per essere rese sospette dagli alleati/patroni che si ritrovano al fianco. E sono rese addirittura viscide dal comune atteggiamento gnorri, con tutti e due - verdi da un lato e scientisti dall'altro - a far finta di ignorare a quale mulino le proprie posizioni portano acqua: diciamo pane al pane, la posizione verde fa il gioco dell'oscurantismo clericale che non ha mai ingoiato la nascita della scienza moderna, e che rimpiange i bei tempi del cardinal Bellarmino.
La chiesa cattolica infatti è contraria alle biotecnologie non per motivi sociali, di salute collettiva o per il timore di feed-back catastrofici in campo naturale, cioè non per motivi razionali, ma per ragioni totalmente ideologiche, per la sua ideologia della sacralità della vita, quella stessa che la vede alleata a George Bush nel sabotare le Ong di pianificazione familiare (è curioso come spesso i difensori della sacralità della vita per i feti siano i più entusiasti fautori della pena di morte per gli umani usciti dal grembo). La chiesa cattolica si oppone oggi alla manipolazione genetica con gli stessi argomenti usati nel Rinascimento contro l'anatomia sui cadaveri.
In un altro paese le posizioni dei verdi non subirebbero l'ipoteca clericale. Ma in Italia dove i Tg di stato sono ridotti a bollettini parrocchiali, dove un candidato premier ha fatto carriera come PR del Giubileo, i Verdi dovrebbero stare attenti a non cadere nella trappola dell'intangibilità del creato, dovrebbero trovare il modo di differenziarsi da quella che Marx chiamava la "critica reazionaria" alla modernità. E' tipicamente italiano il comportamento del ministro verde: nei quattro anni che sono stati al governo, gli ambientalisti non sono stati neanche capaci di organizzare uno straccio di raccolta differenziata dei rifiuti, hanno appoggiato la rottamazione dei veicoli per vendere più macchine: francamente sembra che si preoccupino della natura solo quando gli fa comodo.
Dall'altro lato, gli scientisti sono per lo più impiegati statali, burocrati e baroni che all'improvviso si atteggiano a novelli Galileo Galilei, si fanno cogliere da eroici furori, pronti a farsi immolare, redivivi Giordano Bruno. Siamo in piena Commedia dell'Arte (non per nulla siamo in Italia). Proprio perché oggi l'Italia è di nuovo sotto il potere pontificio, e vi si respira un vendicativo revanscismo vaticano, l'appello degli scienziati ha un senso, ed esprime una preoccupazione seria. Ma questa difesa dalle minacce controriformiste fa finta di non accorgersi di essere subalterna, anzi prona al potere e all'ideologia capitalista. E non solo perché fa il gioco delle multinazionali farmaceutiche e biotecnologiche, dalla Monsanto alla Novartis. Ma perché il manifesto degli scienziati può essere definito una "visione manchesteriana applicata alla scienza". Nell'800 la scuola economica di Manchester invocava la libertà assoluta per i meccanismi del mercato, i suoi esponenti erano fautori del laissez-faire senza "ingerenze" statali. Ora che altro fanno Dulbecco, Levi Montalcini & co. se non invocare il più totale laisser-faire per la ricerca scientifica? Il loro liberismo scientifico è tanto più sospetto e strumentale in quanto i fondi delle loro ricerche sono di origine e decisione politica. Sono i politici che per motivi e con fini politici stanziano per le ricerche fondi pubblici. Non si può invocare libertà totale di ricerca senza ingerenza" politica, quando i fondi per un acceleratore del Cern sono in competizione con i fondi per abolire il ticket sanitario o con i fondi per aumentare lo stipendio degli insegnanti. La scienza non è, e non è mai stata neutra, proprio perché la scelta di cosa ricercare è ed è sempre stata extra-scientifica, pre-scientifica. E' una scelta determinata dalle preoccupazioni che la società del tempo nutre: in tutti i paesi, al tempo della guerra fredda il grosso dei fondi per la ricerca andava alla fisica delle particelle.
E poi, neanche il mercato più liberista è totalmente libero: i cannoni non si vendono al supermercato e l'eroina non è smerciata dal droghiere. Infine, non è sostenibile l'idea che di per sé ogni conoscenza sia buona e perseguibile. Supponiamo di voler conoscere le reazioni umane ai più diversi dolori. Che facciamo, ci mettiamo a torturare la gente? I nazisti la pensavano così. Lo slogan della conoscenza non è altro che uno slogan (pericoloso) se preso nella sua accezione assoluta, quella che finisce per farti odiare il verso dantesco "fatti non foste a vivere come bruti ma per seguir..." E' davvero sintomatico che in quest'epoca che ha celebrato in pompa magna il funerale delle ideologie, il dibattito sull'ingegneria genetica si riduca nel faccia a faccia delle due ideologie più totalizzanti della storia, quella dell'integralismo liberista e quella del fondamentalismo controriformista. Da un lato i cantori entusiasti di questa stupenda, meravigliosa modernità con le sue belle bombe H e i suoi dolci inquinamenti. Dall'altro i nostalgici di quel radioso medioevo feudale con le sue allegre epidemie e la sua vita "povera, lurida e corta" (Hobbes). Ci troviamo così stretti in una morsa noi che da una vita ci battiamo contro questa modernità, ma non perché nostalgici di un ipotetico paradiso premoderno, bensì in nome di un'altra, di una diversa modernità. Noi che (anche per ragioni biografiche) non siamo contro la scienza, non vediamo l'ingegneria genetica come una moderna stregoneria da mandare al rogo, ma siamo per un modo diverso, più responabile e - diciamolo - più disinteressato di fare ricerca, anche quella biologica.
P.S. Questa querelle ridotta a una parodia di dibattito non può non concludersi come farsa, con gli scienziati ieri a colloquio con Amato, Berlusconi, e Rutelli. Ma la ferrea legge della Commedia dell'Arte vige anche qui e c'è da scommettere che questo trio di premier (uno attuale e due in pectore) si precipiterà oggi in Vaticano per rassicurare la curia che la scienza è libera sì, ma "rispettando la sensibilità dei credenti".
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