RASSEGNA STAMPA

14 FEBBRAIO 2001
DANIELA DANIELE
Biotech, tregua fra governo e scienziati
Piante modificate geneticamente saranno coltivate in un unico campo aperto, allo scopo di valutare i rischi per l'ambiente e la salute.
Ma prima si formerà una commissione di esperti che dovrà preparare un protocollo di sicurezza in base al quale dare il via alla sperimentazione.
E' il calumet della pace, "fumato" davanti al presidente del Consiglio Giuliano Amato, tra il ministro delle Politiche agricole Alfonso Pecoraro Scanio e un gruppo di scienziati tra quelli che avevano firmato il manifesto per la libertà della ricerca. E' il punto d'incontro, in equilibrio instabile, alla fine di una giornata che ha visto gli schieramenti contrapposti rincorrersi tra Palazzo San Macuto, Palazzo Chigi, via Del Plebiscito e Montecitorio. Tra gli scienziati, proprio sull'accordo c'è stato, infatti, qualcosa di prossimo a una spaccatura. Incominciato a Palazzo San Macuto, il giorno della scienza è stato inaugurato dal Nobel Rita Levi Montalcini. "La ricerca deve andare avanti - ha detto -, sotto il controllo non di tutti, ma dei competenti, cioè degli scienziati. Oggi, più che mai, la nostra libertà non può essere messa in discussione, in gioco c'è il futuro stesso dell'umanità".
Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, si è lanciato in un'appassionata arringa: "Quando mai si è stabilito che i prodotti dell'agricoltura biologica siano migliori di quelli dell'agricoltura di tipo transgenico? La scienza vuole che si facciano sperimentazioni, si affrontino i problemi e che non si generalizzi". In tarda mattinata, una piccola delegazione di scienziati, tra i quali Rita Levi Montalcini e Leonardo Santi, ha poi accolto l'invito a un colloquio con il presidente Amato e con il ministro Pecoraro Scanio. Da questo incontro è scaturito l'accordo per un unico esperimento a campo aperto e sotto controllo di una commissione di esperti. Un secondo gruppo di scienziati, Silvio Garattini, i biologi molecolari Angelo Spena, Riccardo Cortese, Edoardo Boncinelli e la professoressa di biologia Cinzia Caporale, si sono invece recati a colloquio con Silvio Berlusconi per illustrare al leader di Forza Italia i problemi legati alla sperimentazione degli Ogm e la necessità di finanziare la ricerca in Italia. Informati dell'accordo sull'unico esperimento a campo aperto, hanno detto di non saperne nulla. "Ma se riguarda quello che ci hanno riferito - ha aggiunto Cinzia Caporale -, si tratta di un fatto davvero marginale e poco rispettoso per la dimensione del nostro problema.
Tra l'altro, a Palazzo Chigi c'erano anche persone che neppure avevano firmato il nostro appello". A Montecitorio, intanto, prendeva il via la conferenza stampa dei verdi, con il ministro delle Politiche Agricole, con Grazia Francescato e un gruppo di scienziati "dissidenti".
Marcello Cini, docente di fisica teorica a La Sapienza, ha inviato una lettera in cui si osserva che gli scienziati pro Ogm si limitano a dire che non ci sono evidenze certe che siano dannosi. "Ma delle incertezze - si chiede - chi si occupa? Perché nessuno si domanda, per esempio, se la creazione, la produzione di massa e il rilascio su vasta scala nell'ambiente di migliaia di forme di vita manipolate non faranno dell'inquinamento genetico una minaccia per il pianeta?". "Una ricerca condotta a Berkeley - ha riferito a sua volta Mariano Bizzarri, responsabile del laboratorio di oncologia sperimentale a La Sapienza - su topi alimentati con Ogm ha dimostrato che il loro Dna risultava modificato in alcune generazioni". Rita Levi Montalcini, in mattinata, diceva: "Si ha paura perché non si sa di che cosa si stia parlando". Non la pensano così David Suzuki, autore del testo di genetica più usato nelle università americane, Jonathan King, biologo molecolare del Mit, Joe Cummins, genetista della University of Western Ontario e Richard Lacey, microbiologo, esperto di "mucca pazza": sono tra gli scienziati firmatari di un secondo appello. Chiedono di sospendere tutti i rilasci nell'ambiente di piante e organismi geneticamente modificati per almeno 5 anni e di non consentirne la brevettabilità.
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