| La rivolta degli scienziati | Con una strana coincidenza il giorno dopo l'annuncio della mappatura del genoma
umano a scendere in piazza sono gli scienziati italiani, i 1500 firmatari dell'appello "Libertà
per la scienza". Si ritrovano a Roma in un incontro - organizzato dall'Osservatorio laico e
dalla Fondazione Einaudi - con l'intento di trasformarsi in un "Forum permanente" per
richiamare la politica alle sue responsabilità. Vi spiccano nomi "pesanti" della comunità
scientifica: i Nobel Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini, Silvio Garattini, Tullio
Regge, Angelo Spena, Paolo Costantino, Roberto Defez, Pablo Amati, Edoardo
Boncinelli, Luciano Caglioti, Riccardo Cortese, Mauro Cresti, Antonio de Flora,
Francesco Sala, Leonardo Santi, Renato Ugo, Carlo Alberto Redi...
Il manifesto-appello - pubblicato dal Sole 24 ore il 5 novembre, e dalla Stampa il 7
febbraio e ripreso da Science e Nature - mette sotto accusa il disinteresse di governo e
parlamento per la ricerca scientifica. Parlano le cifre: quanto a percentuale del prodotto
lordo destinato alla ricerca (0,8%) possiamo confrontarci solo con la Grecia. Abbiamo un
terzo dei ricercatori dell'Inghilterra, meno della metà della Francia. Di più, i ricercatori
accusano Stato, Chiesa e industria di esercitare sulla comunità scientifica una pressione
indebita. Ma la protesta è rivolta in primo luogo contro il ministro per le politiche
agricole, il Verde Pecoraro Scanio, che con un decreto, a ottobre, ha bloccato in campo
agricolo gli studi sugli Ogm, gli organismi geneticamente modificati. "Non c'è niente
senza rischio ma non si può mettere il chiavistello alla ricerca", chiosa per tutti Levi
Montalcini.
Stanata dai ricercatori la recalcitrante politica istituzionale è costretta a prendere
posizione, in un ventaglio di pro e contro, con significative sfumature anche in casa
ambientalista. Serve un nuovo patto tra scienza, società e politica, sostengono i Ds
schierati "al fianco di chi rivendica la libertà di ricerca". Una posizione - già anticipata da
Pietro Folena sulla Stampa - che sarà articolata oggi durante la presentazione del
documento dei Ds sulle biotecnologie che sarà consegnato poi ai firmatari dell'appello.
Marco Pannella, da parte sua, offre agli scienziati 700 candidature nell'uninominale per
formare "un Manifesto per la scienza". Si schierano con i ricercatori e contro il "nuovo
oscurantismo" Gianni De Michelis (Nuovo Psi), Ugo Intini (Sdi) sottosegretario agli
esteri, e il repubblicano La Malfa. Non così la pensa Rosy Bindi, ex ministro della sanità,
che invita all'esercizio della virtù della prudenza (San Tommaso): "da cattolica non
fondamentalista rifiuto la pretesa che la ricerca sia sempre libera". E le fa eco il segretario
Ppi, Castagnetti: "Quando si rischia di intaccare i fondamenti della vita deve essere la
stessa scienza a porsi un limite".
Ma gli scienziati oggi riuniti a Roma vogliono prese di posizione chiare su biotecnologia
e libertà di ricerca anche da parte dei due candidati premier, Rutelli e Berlusconi. I quali
annunciano che incontreranno una loro delegazione. Ma Rutelli anticipa: "E' auspicabile
un matrimonio tra l'ambiente e la ricerca scientifica che è un fondamento della cultura
europea". L'Italia "ha bisogno di competere, non di essere tagliata fuori", "tenendo fermo
il principio di precauzione dobbiamo dare massimo sviluppo alla scienza". (Si spera sia
meno ecumenico e fumoso con gli scienziati).
Senza tentennamenti si schiera a fianco dei ricercatori il ministro della sanità Umberto
Veronesi: le biotecnologie "rappresentano una delle rivelazioni scientifiche più
importanti della storia umana. Limitarne lo sviluppo o impedirlo significa fermare la
lancetta della Storia. Mi chiedo se qualcuno se lo può permettere". Ma Pecoraro Scanio
continua nella sua autodifesa a oltranza: "Ci sono oltre mille scienziati che si lamentano?
Ce ne sono altrettanti che dicono l'opposto". Così oggi, durante il convegno romano,
Grazia Francescato presenterà firme di scienziati in appoggio alle posizioni Verdi sul
"principio di precauzione", contro "l'assurda pretesa che le applicazioni della ricerca non
debbano essere governate nell'interesse collettivo".
Ma tra gli ambientalisti c'è aria di maretta. Così Legambiente ha giudicato "sbagliato" il
sit-in indetto ieri pomeriggio dai Verdi contro l'istituto "Mario Negri", diretto da Garattini:
"Per primi in questi giorni abbiamo polemizzato con le dichiarazioni nelle quali le
preocccupazioni legittime e fondate per i rischi collegati a talune applicazioni
dell'ingegneria genetica vengono fatte passare per un attacco generale contro la scienza
e la ricerca". Ma "l'iniziativa dei Verdi finisce per legittimare ancor di più questo equivoco
pernicioso, prendendo di mira con l'Istituto 'Mario Negri' uno dei centri più prestigiosi
della ricerca biomedica italiana". |