L’uomo - annuncia Zarathustra, il profeta del vangelo di Nietzsche - è un
ponte che dev’essere superato. È discutibile che debba esserlo, come
imperiosamente proclama Nietzsche, talora insopportabile come tutti i moralisti che
pretendono di insegnare agli altri ciò che devono fare. Ma Nietzsche aveva capito,
con un genio ineguagliato, che l’uomo può essere superato e che forse ciò sta già
accadendo ossia che l’individuo, così come lo conosciamo da millenni - e che
siamo propensi a ritenere eterno e immutabile - si trova in una fase di transizione
e sta cambiando, sta diventando un altro. Forse sta avvenendo, in tempi
incredibilmente più rapidi che in passato, una mutazione antropologica della nostra
specie. Ci sono voluti milioni e milioni di anni perché da forme di vita lontanissime
dalla nostra umanità si arrivasse all’uomo; siamo pronti a riconoscere, pensando
all’evoluzione, che i nostri antenati erano scimmie, roditori e tante altre cose
ancor più diverse da noi, ma riluttiamo ad ammettere che i nostri pronipoti
possano essere altrettanto diversi da noi e per noi inimmaginabili. Processi e
metamorfosi che in passato richiedevano tempi lunghissimi, e non erano perciò
percepiti dai singoli individui, ora si svolgono, in tutti i settori, con rapidità
travolgente.Negli ultimi venti o trent’anni il mondo è cambiato più che in tutto il
settimo e ottavo secolo dopo Cristo. Ora la trasformazione potrebbe coinvolgere,
grazie alla bioingegneria, non solo la società e la cultura ma anche la biologia, la
natura stessa dell’uomo. La mappatura del genoma umano, la scoperta
dell’alfabeto della vita umana, potrebbe contribuire a questa trasformazione, dare
la possibilità di ricombinare in modo diverso le lettere di quell’alfabeto e di scrivere
dunque un nuovo testo, di creare un uomo diverso. Una scoperta scientifica -
come questa, di straordinario rilievo - non va valutata in base all’uso che se ne
potrebbe fare; pure un crocefisso di bronzo può essere usato per rompere la testa
a qualcuno, ma non è una buona ragione per vietare la fabbricazione di crocefissi.
La ricerca scientifica non può e non dev’essere ostacolata in nome di
preoccupazioni morali, perché altrimenti ci sarebbe sempre un buon motivo per
proibire qualsiasi cosa; nel caso particolare, inoltre, la mappatura del genoma
umano offre grandi possibilità di aiuto all’umanità, ad esempio di prevenire e curare
gravissime infermità. Era già possibile agire parzialmente sul genoma; ora la
conoscenza della sequenza completa permette certo di agire con maggior
fondamento. Tuttavia è innegabile che, quando una cosa - e ogni suo uso - è
possibile, prima o dopo essa diviene realtà. La bomba atomica è stata fabbricata
ed è stata gettata su due città. Le armi da sole non uccidono nessuno, dicono i
repubblicani americani per giustificarne la libera vendita pure ai bambini, ed è vero
che sono le persone e non le armi a sparare, ma se i bambini portano a scuola le
pistole, prima o dopo qualcuno spara al compagno di banco, così come noi ci
davamo in testa le cartelle e le righe da disegno. Per la prima volta nella storia,
c’è la possibilità di manipolare intenzionalmente e direttamente la vita, di agire
volutamente. Esplicitamente e con fulminea rapidità sull’individuo, di modificarlo. La
clonazione umana, se verrà praticata - e lo sarà, se non lo è già stata - non potrà
non incidere profondamente sul nostro modo di essere; il giorno in cui si potranno
avere tre gemelli uguali al proprio nonno cambierà fatalmente il senso della famiglia
e delle generazioni e con esso cambieranno i sentimenti umani e le
rappresentazioni poetiche che quel senso implicava. Come nelle bizzarrie della
fantascienza, l’ingegneria genetica potrebbe domani creare esseri viventi intermedi
fra l’uomo e altre specie, creature che non sapremmo come considerare e con le
quali non sapremmo come comportarci. Sappiamo che i gatti vanno trattati con
benevolenza e affetto, ma non pensiamo di dar loro il diritto di voto, perché la
nostra civiltà - la nostra morale, la nostra essenza - si fonda sulla radicale
distinzione tra l’uomo e gli animali o gli altri animali, gli altri esseri viventi. Un
grande naturalista come Lorenz definiva questo atteggiamento «sciovinismo
dell’umanità», perché sapeva che, per la natura, l’uomo è solo una specie fra le
tante - come, fra gli uomini, un popolo rispetto agli altri - ma senza questo
sciovinismo dell’umanità non possiamo vivere, pensare, decidere. Domani, nuove
forme viventi potrebbero metterci dinanzi alla difficoltà o impossibilità di dire «se
questo è un uomo». Proprio tali possibilità hanno indotto pressoché dovunque a
vietare ogni modifica ereditabile del patrimonio genetico, ma l’esistenza stessa di
questa legge presuppone la coscienza della pericolosità di ciò che essa proibisce.
La scoperta del Dna è probabilmente la scoperta più grande, più rivoluzionaria della
storia. Essa non tocca Dio o la natura, per i quali la vita è da sempre una continua
creazione e manipolazione della vita, che forma e distrugge specie viventi, i
dinosauri come l’uomo e domani l’«oltre-uomo» vaticinato da Nietzsche, il nostro
eventuale discendente creato in laboratorio, come Homunculus da Faust nel
poema di Goethe. È l’umanesimo, la fede nella centralità dell’uomo, che potrebbe
vacillare; è l’uomo così come lo conosciamo, e il nostro volto che potrebbero
venire alterati come nelle metamorfosi del mito antico. Forse per questo il Galileo
di Brecht - uno scienziato vittima dell’oscurantismo - dice che «il progresso non
sarà che un progressivo allontanamento dall’umanità». Comunque, pur nel
vertiginoso susseguirsi di scoperte sconvolgenti, tante cose continuano ad andare
lentamente; si clonano le pecore - e forse gli uomini - ma il raffreddore e la
calvizie continuano imperterriti a resistere, invitti, agli assalti della scienza. È
difficile dire se sia una consolazione. |