RASSEGNA STAMPA

10 FEBBRAIO 2001
MASSIMO BALDINI
Tra liberali e libertari c'è di mezzo l'idea di Stato
Raimondo Cubeddu, "Politica e certezza", Guida. Pagine 218. Lire 23.000
Dopo aver pubblicato nel 1997 un apprezzato Atlante del liberalismo, Raimondo Cubeddu manda ora in libreria Politica e certezza. In questo suo lavoro egli affronta essenzialmente due problemi tra loro strettamente connessi. Il primo è costituito dal ruolo che la politica, il mercato e le altre istituzioni sociali hanno nella produzione di certezza. E questo problema viene analizzato tenendo ben presente il contributo fondamentale ad esso fornito dalla Scuola austriaca. Il secondo è incentrato sulla riflessione politica intorno al declino dello «Stato» e sui tentativi volti a trovare una sua giustificazione etica e filosofica. Due sono gli autori che costituiscono i punti di riferimento centrali dell'analisi portata a termine da Cubeddu. Da un lato Hayek e dall'altro Rothbard. Il primo è un esponente di spicco del liberalismo classico, il secondo il teorico dell'anarco capitalismo. Con Hayek, in particolare, il liberalismo è giunto anche «al proprio apice e con la sua filosofia politica, il compromesso tra libertà individuale e scelte collettive sembra esaurire i residui margini. Dopo di ciò non resta - ma non si tratta di poco - che il suo superamento nella prospettiva del "Libertarianism"; la rassegnata accettazione dell'ineluttabile dilatazione della «scelte collettive» nella prospettiva della teoria democratica, o "Liberal"; o una svolta conservatrice dai contenuti difficilmente definibili». La prima di queste tre possibili scelte è quella difesa a Rothbard, il quale ritiene, a differenza di Hayek, che lo Stato non abbia alcuna funzione positiva e che il mercato da solo possa e debba produrre certezze. Per Rothbard, infatti, lo Stato è «un'organizzazione criminale coercitiva che si nutre per mezzo di un sistema di tassazione-furto su vasta scala». La differenza tra il liberale classico e il libertario, tra Hayek e Rothbard, sta tutta nel fatto che mentre il primo, pur assumendo una posizione prudente e diffidente nei confronti dello Stato riconosce ad esso ruoli e funzioni, per il secondo lo Stato è sbrigativamente una istituzione da condannare e da contestare in toto. Cubeddu non è disposto a sottoscrivere le posizioni di Rothbard, ma è anche consapevole dei limiti delle tesi care al liberalismo classico che concepiva lo Stato come un «male necessario». «La grande vittima del processo di globalizzazione - afferma Cubeddu - sarà lo Stato nazionale moderno». Tuttavia, è decisamente cauto nell'ipotizzare ciò che potrà sorgere dalle sue ceneri. «Si dovrà rinunciare - conclude - allo Stato così come lo si è finora inteso. Ma bisogna anche, e molto mestamente riconoscere che non si sa ancora con che cosa sostituirlo: non solo in pratica, ma, forse, anche in teoria».
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Filosofia (e) politica