| Tra liberali e libertari c'è di mezzo l'idea
di Stato |
| Raimondo Cubeddu, "Politica e certezza", Guida. Pagine 218. Lire 23.000 | Dopo aver pubblicato nel 1997 un apprezzato Atlante del liberalismo, Raimondo
Cubeddu manda ora in libreria Politica e certezza. In questo suo lavoro egli affronta
essenzialmente due problemi tra loro strettamente connessi. Il primo è costituito dal
ruolo che la politica, il mercato e le altre istituzioni sociali hanno nella produzione di
certezza. E questo problema viene analizzato tenendo ben presente il contributo
fondamentale ad esso fornito dalla Scuola austriaca. Il secondo è incentrato sulla
riflessione politica intorno al declino dello «Stato» e sui tentativi volti a trovare una
sua giustificazione etica e filosofica. Due sono gli autori che costituiscono i punti di
riferimento centrali dell'analisi portata a termine da Cubeddu. Da un lato Hayek e
dall'altro Rothbard. Il primo è un esponente di spicco del liberalismo classico, il
secondo il teorico dell'anarco capitalismo. Con Hayek, in particolare, il liberalismo è
giunto anche «al proprio apice e con la sua filosofia politica, il compromesso tra
libertà individuale e scelte collettive sembra esaurire i residui margini. Dopo di ciò
non resta - ma non si tratta di poco - che il suo superamento nella prospettiva del
"Libertarianism"; la rassegnata accettazione dell'ineluttabile dilatazione della «scelte
collettive» nella prospettiva della teoria democratica, o "Liberal"; o una svolta
conservatrice dai contenuti difficilmente definibili». La prima di queste tre possibili
scelte è quella difesa a Rothbard, il quale ritiene, a differenza di Hayek, che lo Stato
non abbia alcuna funzione positiva e che il mercato da solo possa e debba produrre
certezze. Per Rothbard, infatti, lo Stato è «un'organizzazione criminale coercitiva che
si nutre per mezzo di un sistema di tassazione-furto su vasta scala». La differenza tra
il liberale classico e il libertario, tra Hayek e Rothbard, sta tutta nel fatto che mentre
il primo, pur assumendo una posizione prudente e diffidente nei confronti dello Stato
riconosce ad esso ruoli e funzioni, per il secondo lo Stato è sbrigativamente una
istituzione da condannare e da contestare in toto. Cubeddu non è disposto a
sottoscrivere le posizioni di Rothbard, ma è anche consapevole dei limiti delle tesi
care al liberalismo classico che concepiva lo Stato come un «male necessario». «La
grande vittima del processo di globalizzazione - afferma Cubeddu - sarà lo Stato
nazionale moderno». Tuttavia, è decisamente cauto nell'ipotizzare ciò che potrà
sorgere dalle sue ceneri. «Si dovrà rinunciare - conclude - allo Stato così come lo si è
finora inteso. Ma bisogna anche, e molto mestamente riconoscere che non si sa
ancora con che cosa sostituirlo: non solo in pratica, ma, forse, anche in teoria». |