| Chi vuole abolire la ricerca genetica | Tra qualche giorno un gruppo di ricercatori si riunirà a
Roma per esaminare quali siano le possibilità della ricerca
nell'agricoltura italiana, dopo la recente direttiva del
Ministro per le Politiche Agricole e Forestali che proibisce
ogni tipo di ricerca che coinvolga l'uso di organismi
geneticamente modificati nel campo agricolo. E' naturale
che questa direttiva abbia creato molto allarme tra i
ricercatori, portando alla pubblicazione di un manifesto
critico firmato da un gran numero di essi. Sono d'accordo:
se questa direttiva verrà applicata segnerà la fine della
ricerca nel campo agricolo in Italia.
E' chiaro che già ora, e ancor più nel futuro, la ricerca in
tutti i campi della biologia adopererà sempre più
modificazioni genetiche di organismi di tutti i tipi, dai virus, ai
batteri, alle cellule, a piante ed animali, incluso l' uomo.
Questo perchè oramai sappiamo per certo che i geni
determinano le caratteristiche di ogni organismo, dal più
semplice al più complesso, cosicché cambiando un gene o
modificandolo, qualche caratteristica cambia; e questa
proprietà può essere usata sia per rinforzare le conoscenze
biologiche che per indurre un organismo a produrre qualche
prodotto in modo diverso, in relazione alla sua quantità, o
alle sue caratteristiche.
Questi esperimenti hanno portato negli ultimi decenni a
risultati di grande importanza pratica nei vari campi delle
biotecnologie. Ad esempio, nel campo biomedico, si sono
ottenuti prodotti estremamente utili come gli ormoni umani,
fattori che aiutano lo sviluppo di determinati organi,
sostanze che promuovono la coagulazione del sangue e altre
che la impediscono.
SENZA la possibilità di attuare il trasferimento di geni,
nessuna di queste sostanze sarebbe stata prodotta.
Lo stesso vale in agricoltura. In questo campo sono insorte
recentemente delle controversie importanti, in particolare
sullo sviluppo industriale di piante destinate alla produzione
di sostanze alimentari. La contestazione principale è rivolta
alla coltivazione delle piante (per esempio, il granturco) nelle
quali è stato introdotto un gene derivato da un batterio, allo
scopo di renderle resistenti a insetti parassiti. In questo
modo si ottengono due risultati: uno è rendere le piante
resistenti, l'altro è ridurre l'uso di insetticidi che altrimenti
sarebbero usati per uccidere i parassiti.
Sono sorte, però, due preoccupazioni. La prima è che il
prodotto del gene batterico potrebbe conferire proprietà
dannose al cibo, che ad esempio potrebbe risultare allergico
per alcuni individui. Inoltre si teme che il prodotto del gene
batterico possa disperdersi nell'ambiente col polline,
producendo effetti dannosi anche per insetti che non sono
pericolosi per la pianta.
L'altra preoccupazione riguarda quelle piante in cui si
inserisce un gene che conferisce resistenza ad erbicidi, in
modo che le erbacce possano essere eliminate dall'ambiente
delle piante usando l'erbicida. Qui una preoccupazione è il
trasferimento del gene alle erbacce, rendendole resistenti, e
così annullando il beneficio dell'inserzione del gene; un' altra
preoccupazione è che si produca un pericoloso effetto
ambientale, perchè con l'eliminazione delle erbacce si
eliminano anche i loro semi, che sono cibi per uccelli: questi
ne sarebbero danneggiati, forse anche fortemente.
Le preoccupazioni sono basate su buone ragioni e anche su
alcuni risultati sperimentali che, pur rimanendo incerti,
tuttavia si devono prendere in considerazione. Ma esse
contrastano col fatto che granturco geneticamente
modificato è stato consumato per alcuni anni da centinaia di
milioni di persone in vari paesi del mondo, senza che ne
abbiano avuta alcuna conseguenza.
Perché in questa situazione è insorto il timore, molto diffuso
in molti paesi specialmente europei, che il granturco
modificato geneticamente sia pericoloso? Le ragioni sono
più che altro psicologiche. Gli oppositori fanno una
propaganda molto attiva ed efficace. Quando essi dicono
che i cibi geneticamente modificati sono pericolosi, nessuno
può negare che un pericolo potenziale ci sia: ma quanto
grande? Questo non importa al consumatore: perché
dovrebbe esporsi ad un pericolo, anche piccolissimo, senza
una speciale ragione? Dopo tutto, questi cibi messi a
disposizione del pubblico non hanno nessun vantaggio per i
consumatori rispetto ai corrispondenti cibi normali, sia come
qualità che come prezzo. Essi sono a vantaggio delle ditte
che li producono e degli agricoltori che li vendono.
Si deve anche aggiungere che le ditte che producono i semi
si sono talvolta comportate in modo da suscitare sospetti
seri. Un esempio è lo sviluppo di piante che producono
semi sterili, forzando così l'agricoltore a comprare nuovi
semi per ogni raccolto. Ora la ditta ha cessato la
produzione di tali semi in risposta all' indignazione pubblica.
Un altro esempio è dato da violazioni di regole: il granturco
modificato, legale solo per bestiame, è stato in alcuni casi
usato nella confezione di cibi umani.
E' chiaro che tutto ciò suscita preoccupazioni e sospetti, che
devono essere presi in seria considerazione. Ma proibire
completamente l'uso delle tecniche di modificazione
genetica nelle ricerca agricola non e' il modo adatto per
eliminare tali preoccupazioni. Infatti la ricerca sui cibi ha
dato anche risultati difficilmente contestabili. Un esempio è
lo sviluppo di riso contenente un'aumentata quantità di
vitamina A e di ferro. Un passo avanti molto importante, da
momento che il riso è uno dei cibi maggiormente usati nel
mondo, specialmente nei paesi meno progrediti
tecnicamente; però la sua carenza di vitamina A è molto
dannosa, causa cecità nei bambini; e la carenza di ferro è
altrettanto pericolosa, specialmente durante la gravidanza. Il
riso arricchito è stato prodotto nei laboratori di una ditta,
che lo ha messo a disposizione dei paesi più poveri
gratuitamente. Esso può essere nel futuro la salvezza di quei
paesi.
Un altro aspetto dello sviluppo di piante geneticamente
modificate si può riconoscere considerando l'origine delle
piante usate attualmente per la produzione di cibo. Esse
sono state prodotte attraverso i secoli per mezzo di incroci
di piante esistenti e la selezione di nuovi tipi, con
caratteristiche desiderate, tra quelli risultati dagli incroci. La
ripetizione di questi cicli ha prodotto le piante che usiamo
oggi. Questa procedura era basata sul trasferimento di geni
da una pianta all'altra negli incroci, e sulla selezione
successiva dei geni utili per gli scopi degli allevatori. Però i
geni erano sconosciuti. Quello che si fa oggi nella
produzione di piante modificate è esattamente lo stesso
processo, eccetto che si può realizzare in tempo
infinitamente piu' breve, e, specialmente, in modo
controllato, con piena conoscenza dei geni coinvolti. La
differenza principale tra questi metodi tradizionali e le
modificazioni nella produzione delle piante usate oggi, e' che
in queste ultime si sono trasferiti geni di specie lontane (per
esempio batteri), mentre nel metodo tradizionale i geni di
piante venivano trasferiti solo tramite gli incroci.
E' molto probabile che, nel futuro, la ricerca genetica delle
piante ritornerà al trasferimento di geni solo tra piante. La
ragione è che i geni di parecchie piante già sono tutti noti,
quelli di altre piante (come il riso) si stanno decifrando. Con
la conoscenza di tutti i geni non ci sarà più bisogno di
trasferire a piante geni di batteri o altre specie lontane. Si
trasferiranno geni di piante, e questa attività sarà molto
diffusa e avrà enormi risultati, sia pratici che di conoscenza.
E' evidente perciò che proibire la ricerca basata sulle
modificazioni genetiche di piante in generale, è un grave
errore. Si dovrebbero instaurare regole mirate a problemi
specifici. La validità di ricerche coinvolgenti il trasferimento
di geni non vegetali potrebbe essere sottoposta a scrutinio,
analizzandone le ragioni e gli obbiettivi. Progetti di
esperimenti dove c'è una possibilità di rischio, anche
piccolo, per il pubblico, dovrebbero essere esaminati
criticamente. Ma lo studio dei geni delle piante, le loro
funzioni, il loro significato per la biologia e l'economia delle
piante stesse dovrebbe essere incoraggiato, perchè su di
esso si basa una grande speranza per il futuro dell'umanità. |