RASSEGNA STAMPA

7 FEBBRAIO 2001
LUIGI DELL'AGLIO
Più efficienza e più ricerca, ecco il "carburante" del futuro
Una nuova mentalità contro i rischi ambientali. Parla Umberto Colombo
L'energia è un rompicapo per chi guarda al futuro (neanche troppo lontano). Petrolio e gas naturale hanno riserve limitate. E consumarli inquina. Il nucleare è improponibile, dopo Chernobyl. Quanto alle fonti rinnovabili, quasi si stenta a credere che un giorno possano soddisfare la crescente "fame di energia" che ha il mondo. C'è una via di uscita? La domanda è rivolta al professor Umberto Colombo, membro dell'Accademia nazionale dei Lincei. Il quale spiega che, già entro i prossimi 15-20 anni, le sorti della sfida possono volgere a favore delle fonti rinnovabili. "Nel sistema energetico globale c'è bisogno di una nuova transizione. I combustibili fossili dominano ancora la scena mondiale: coprono l'80% dell'energia consumata nel pianeta. Ma entro questo secolo il loro ruolo dovrà diminuire: per quanto riguarda le risorse di petrolio e di gas, ci avvicineremo all'esaurimento (anche se non lo raggiungeremo); inoltre dobbiamo ridurre le emissioni di gas a effetto serra".
In queste condizioni, è possibile immaginare una politica energetica?
"Intanto la scarsità di energie fossili è una prospettiva di lungo termine. Oggi il mercato non dà segnali preoccupanti. I prezzi sono sufficientemente bassi. Se dovessimo prestare ascolto soltanto al mercato, potremmo continuare a usare energie fossili spensieratamente. Ma, per il futuro, i pilastri della politica energetica sono due. Occorre autoimporsi riduzioni dei consumi di combustibili fossili. Il secondo pilastro: incentivare la ricerca, lo sviluppo - e l'ingresso nel mercato - delle energie rinnovabili. La ricerca per l'energia nucleare, con le sue implicazioni militari, era sostenuta quasi esclusivamente dagli Stati. Anche la ricerca per le energie rinnovabili dovrebbe essere finanziata con risorse pubbliche".
Ma quali prospettive concrete cominciano a delinearsi per l'uso di fonti rinnovabili?
"Nei Paesi in cui il regime dei venti è favorevole, l'energia eolica è già quasi competitiva. La ricerca mira ad abbassarne ancora il costo, per mezzo di macchine a maggiore efficienza, più leggere, con migliori dispositivi di controllo. Comunque l'energia eolica rimarrà una fonte appetibile soprattutto in certi Paesi. Poi c'è l'energia solare fotovoltaica. È ancora molto lontana dalla competitività economica, ma si intravedono sviluppi tecnologici notevoli, che potranno ridurne il costo. Per giunta, è presumibile che, tra 15-20 anni , le fonti rinnovabili debbano misurarsi con combustibili fossili diventati più cari di oggi, per effetto sia della crescente scarsità sia dell'aumentato rischio di riscaldamento globale".
Nessun'altra fonte rinnovabile appare promettente?
"Due secoli fa, la fonte principale di energia era la legna da ardere. Una fonte rinnovabile, anche se veniva usata in modo inefficiente, dando luogo a deforestazione. Oggi rappresenta più del 10% del consumo energetico globale, e una percentuale molto più alta nel Terzo Mondo, specie nelle regioni più povere. La biomassa (legna, scarti agricoli e rifiuti organici urbani) è una potenziale fonte di energia, molto importante; soprattutto se saranno piantate foreste con lo scopo preciso di produrre biomassa, per poi rigenerarle continuamente; usando l'energia del sole, la fotosintesi clorofilliana. Con la ricerca dovremmo riuscire a ottenere - nel convertire la radiazione solare in biomassa - rendimenti più alti di quelli attuali. In sintesi, occorre muoversi in tutte queste direzioni: biomassa, energia idroelettrica, fotovoltaica, e, nelle regioni con un favorevole regime dei venti, energia eolica. Un'altra speranza è l'energia solare termica, proposta da Carlo Rubbia e oggetto di un programma strategico internazionale guidato dall'Enea".
E le celle a combustibile? Dai tubi di scappamento delle auto uscirebbe solo vapore acqueo.
"Le celle a combustibile sono una tecnologia molto efficace per produrre elettricità da combustibili fossili o da idrogeno. Bisogna imparare a sfruttare l'idrogeno in modo economico e sicuro. C'è la possibilità di stoccarlo allo stato gassoso in recipienti sotto alta pressione, o di liquefarlo e tenerlo a temperatura bassissima (-250 gradi centigradi) oppure conservarlo fissato in particolari metalli, sotto forma di idruro (e questa appare una via promettente per l'economia a idrogeno di domani)".
Il quadro si complica con lo scontro scientifico-politico sull'effetto serra.
"Gli scienziati dell'Intergovernmental Panel of Climate Change sostengono che è l'uomo a provocare il riscaldamento del clima bruciando i combustibili fossili. La tesi non è dimostrata al di là di ogni dubbio; ma c'è un'elevata probabilità che le cose stiano effettivamente così. Del resto, gli ambientalisti si richiamano al principio precauzionale: il rischio per la sorte del pianeta è tale che vale la pena comunque di ridurre le emissioni. Questa proposta trova però l'opposizione del nuovo presidente degli Usa, George W. Bush, e del fronte conservatore che afferma: sia il mercato a provvedere dando i segnali giusti, perciò si proseguano le ricerche sul clima ma senza imbarcarsi in programmi di autoriduzione che potrebbero comportare effetti negativi nell'economia".
Questo braccio di ferro paralizza tutto...
"Non basta scagliarsi contro il liberismo americano. L'Europa insiste, è vero, perché vengano rispettati gli impegni stabiliti nel protocollo di Kyoto ovvero che - tra il 2008 e il 2012 - i Paesi industrializzati riducano le emissioni del 6.5% rispetto al 1990. Ma poi, quando si passa dalle parole ai fatti, si vede che le emissioni invece di diminuire stanno aumentando. Per esempio, non si può dire che l'Italia si muova lungo un percorso virtuoso".
Quale ruolo può ancora avere l'energia nucleare?
"L'energia nucleare da fissione assicura tuttora il 17% dell'elettricità consumata nel mondo. E' utilizzata in 32 Paesi. In tutto, sono in funzione 440 centrali. Dopo Chernobyl, il grado di accettabilità sociale di questa fonte di energia è sceso a livelli molto bassi. Nuove centrali sorgono soltanto in Estremo Oriente: Giappone, Cina, Corea, Taiwan. Oggi l'energia nucleare non è competitiva: non è più conveniente costruire una nuova centrale, con le attuali tecnologie basate su interventi "attivi" che - per garantire una maggiore sicurezza - rendono sempre più complessi e costosi gli impianti. Inoltre pesa la questione delle scorie ad alta intensità di radiazione e lunga vita radioattiva. Per non parlare del rischio di proliferazione delle bombe atomiche".
E la ricerca sulla fusione nucleare controllata?
"Procede con lentezza e difficoltà. Una centrale dimostrativa non potrà vedere la luce prima della metà del secolo".
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