Nostalgie di un apocalittico| Riproposto
"entropia", il saggio
sui limiti dello sviluppo |
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| Jeremy Rifkin, "Entropia", edizione riveduta e aggiornata, Baldini & Castaldi, Milano 2000, pagg. 492, L. 20.000. | L'umanità sì avvicina rapidamente alla catastrofe. Gli eccessivi consumi, soprattutto dì energia, non consentiranno il nostra sostentamento, causa l'esaurimento delle risorse rinnovabili e l'inquinamento. La tecnologia non ci aiuterà, anzi aggraverà il problema, perché, guidata dalla domanda crescente di consumo. Anche la scienza economica, incentrata sull'analisi della domanda e offerta di mercato e sulla ricerca del profitto, esercita un'influenza negativa. Unica via di salvezza, l'amore di noi stessi che ci convinca ad abbracciare stili di vita compatibili con una società a bassi consumi. Strumenti per la gestione di questa società saranno "linee-guida" (fissate dallo Stato) per garantire che la produzione sia ridotta coerentemente al paradigma della crescita
lenta; eliminazione della proprietà privata di risorse naturali , sostituita dalla "custodia di pubblico interesse"; produzione nell'ambito di piccole imprese con partecipazione democratica dei lavoratori; fine delle megalopoli: dovranno ridursi a 100mila abitanti.
Mescolate quantità industriali di catastrofismo ambientale; una dose dì sfiducia tecnologica; fiducia, invece, nella capacità statale di gestire le risorse e fissare gli obiettivi di produzione come nel comunismo; insaporite con la produzione in forma di cooperativa tipo Jugoslavia di Tito, ed eccovi la ricetta del libro di successo, sopra sintetizzato all'osso: Entropia, del guru ambientale Jeremy Rifkin. Il copione non è originale, già nel 1908 i Governatori Usa avevano affermato che il carbone si sarebbe esaurito in 50 anni e il legno in 30; nel 1972 i Limiti dello sviluppo prevedevano la catastrofe planetaria entro un secolo. Date le ipotesi di tecnologia statica 1'"Economist" ironizzò che se la valutazione fosse stata fatta agli inizi del '900, avrebbero previsto che nel 1972 Londra sarebbe stata sommersa dal letame dei cavalli necessari ai trasporti! Seguì immediatamente la Population Bomb di Paul Ehrlich, con la predizione della morte per fame di un quarto della popolazione mondiale entro l'83. Testardi nonostante le diffuse critiche, ma imbaldanziti dal successo tra i fans, i Limiti dello sviluppo ricomparvero modificati nel 1992, confermando le loro tesi.
Nulla di nuovo, dunque. E' un dèjà vu anche l'argomento centrale del titolo, l'entropia: la misura dell'aumento del disordine dì un sistema chiuso, ossia della degradazione del suo contenuto di energia (secondo principio della termodinamica). Tema complesso su cui qui possiamo solo osservare che la Terra non è un sistema chiuso, perché riceve abbondante energia solare, il cui costo per la produzione di energia elettrica sta riducendosi.
Il fiuto anticipatorio di Rifkin non è comunque eccelso: ad esempio lascia inalterata un'affermazione della prima edizione del 1980 affermando che "è inevitabile il deteriorarsi della posizione di punta dell'America nella tecnologia". Stano però che negli anni 90 gli Usa abbiano avuto un boom straordinario, anche se ora attenuato, frutto pure dell'eccellenza tecnologica; basti pensare a Sylicon Valley. Né la cultura del Nostro, che sguazza in superficie tra scienziati e filosofi, finisce risposte fondate. Le scienze economiche vengono così liquidate: "Prendi un qualsiasi testo scolastico di economia e ti dirà che l'economia non è altro che un gioco di dare e prendere lungo le curve di domanda-offerta". Ovvio che in questa caricatura si ignori l'utilità degli strumenti dell'economia ambientale, con i suoi strumenti per ridurre il "fallimento del mercato" nell'ambiente.
Perché il caustrofismo continua ad avere successo? Lo spiega il grande antropologo Francesco De Martino "L'apocalittica formicola di contraddizioni. La fine viene prospettata in un quando più o meno prossimo e determinato: ma ogni volta che le scadenze restano senza esito l'apocalitticaricorre a spostamenti... e riplasma se stessa ritessendo la stessa nuova crisi". Quanto ai credenti, essi fanno come quegli indiani che "nella loro escatologia avevano posto in primavera la data della fine, il termine fu semplicemente rinnovato sempre di nuovo". |