La Costituzione americana prevede solo il diritto a perseguirla| «Non è una questione di Stato L’importante è poter scegliere» |
| Ammettiamolo: siamo diventati più ricchi, sani e sicuri, ma non felici. Niente di
male, dal punto di vista del liberalismo classico, che non ha mai preteso di risolvere i
problemi personali attraverso la politica. Sembra tuttavia che da qualche tempo
vengano indirizzate ai nostri rappresentanti e leader di partito richieste di felicità
sempre più pressanti. Succede in Inghilterra, tanto che il progressista «Guardian» si
domanda se non debba essere proprio questo il nuovo terreno di confronto della
prossima campagna elettorale nel Regno Unito. E anche da noi, con l’arroventarsi
del clima politico, è tempo di promesse: meno tasse, più lavoro, meno clandestini, più
armonia tra le classi, maggiore sicurezza... Eppure resta l’interrogativo di fondo: se
anche tutto questo dovesse realizzarsi, ci verrebbe garantita la felicità? «E’ un diritto
previsto dalla Costituzione americana - ricorda il filosofo Salvatore Veca - ma esso
riguarda soltanto i mezzi. Ognuno ha il diritto di perseguirla, la politica deve
garantire solo la libertà di scelta. E’ invece assai pericoloso che il potere statale si
proponga di creare "direttamente" la felicità». Certo, ricorda un altro filosofo della
morale, Nicola Matteucci: il potere che vuole rendere felici i cittadini è di per sé
paternalistico. «Meglio, molto meglio seguire l’insegnamento di Kant: ognuno deve
perseguire la gioia a modo suo». Già, ma in che cosa consiste? «Al tempo del filosofo
Spinoza, equivaleva a vivere nascosto, rifiutando l’impegno politico e negandosi alle
seduzioni dell’assolutismo. Oggi, in democrazia, bisogna distinguere tra felicità e
realizzazione di sé. La prima si può raggiungere nella vita privata, insieme con il
benessere; la seconda coincide con una scelta pubblica, nel fare qualcosa per il bene
comune senza però dipendere da un partito». Come dire: essere felici non è una
colpa, però non è la cosa più nobile. Per tutti noi, desiderosi di gioia ma vagamenti
turbati dal sospetto che l’appagamento non sia necessariamente un segno
d’intelligenza, un bell’argomento su cui meditare. |