RASSEGNA STAMPA

3 FEBBRAIO 2001
DARIO FERTILIO
La Costituzione americana prevede solo il diritto a perseguirla
«Non è una questione di Stato L’importante è poter scegliere»
Ammettiamolo: siamo diventati più ricchi, sani e sicuri, ma non felici. Niente di male, dal punto di vista del liberalismo classico, che non ha mai preteso di risolvere i problemi personali attraverso la politica. Sembra tuttavia che da qualche tempo vengano indirizzate ai nostri rappresentanti e leader di partito richieste di felicità sempre più pressanti. Succede in Inghilterra, tanto che il progressista «Guardian» si domanda se non debba essere proprio questo il nuovo terreno di confronto della prossima campagna elettorale nel Regno Unito. E anche da noi, con l’arroventarsi del clima politico, è tempo di promesse: meno tasse, più lavoro, meno clandestini, più armonia tra le classi, maggiore sicurezza... Eppure resta l’interrogativo di fondo: se anche tutto questo dovesse realizzarsi, ci verrebbe garantita la felicità? «E’ un diritto previsto dalla Costituzione americana - ricorda il filosofo Salvatore Veca - ma esso riguarda soltanto i mezzi. Ognuno ha il diritto di perseguirla, la politica deve garantire solo la libertà di scelta. E’ invece assai pericoloso che il potere statale si proponga di creare "direttamente" la felicità». Certo, ricorda un altro filosofo della morale, Nicola Matteucci: il potere che vuole rendere felici i cittadini è di per sé paternalistico. «Meglio, molto meglio seguire l’insegnamento di Kant: ognuno deve perseguire la gioia a modo suo». Già, ma in che cosa consiste? «Al tempo del filosofo Spinoza, equivaleva a vivere nascosto, rifiutando l’impegno politico e negandosi alle seduzioni dell’assolutismo. Oggi, in democrazia, bisogna distinguere tra felicità e realizzazione di sé. La prima si può raggiungere nella vita privata, insieme con il benessere; la seconda coincide con una scelta pubblica, nel fare qualcosa per il bene comune senza però dipendere da un partito». Come dire: essere felici non è una colpa, però non è la cosa più nobile. Per tutti noi, desiderosi di gioia ma vagamenti turbati dal sospetto che l’appagamento non sia necessariamente un segno d’intelligenza, un bell’argomento su cui meditare.
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vedi anche
Filosofia (e) politica