RASSEGNA STAMPA

1 FEBBRAIO 2001
EDGARDO BARTOLI
Addio al partito "principe", bisogna comunicare
Adoffo Battaglia delinea il futuro della politica nell'età globale. La chiave è nel recupero del rapporto diretto con la società
Da quanto tempo si parla in Europa di "crisi della politica"? In Italia più o meno dalla caduta del Muro, o da poco prima. In Francia, per lo meno dai tempi di Mitterrand, virtuoso del vieux jeux politico, quando la società Saint Simon, creatura di François Furet, cominciava ad accumulare un patrimonio di studi ed esperienze sui nuovi modi di fare politica. In Germania ancora prima, almeno da quando lo scrittore Enzensberger constatava che "il cuore della società non batte più nella politica" e i verdi cominciavano la loro ascesa come fornitori di surrogati ideali alla sinistra delusa e depressa.
Correvano gli anni Ottanta, con il thatcherismo trionfante, il declino delle Trade unions e il letargo laburista; in Italia la corruzione erompente vanifìcava l'idea di progetto politico, e si preparava quell'evento esageratarnente simbolico e largamente immaginario che fu la fine della prima Repubblica.
Nel 1993 apparve un bel saggio di Antonio Gambino sul tramonto del "mito della politica", ossia della politica "come tutto", salvifica religione laica dell'era moderna: della politica come "oppio dei popoli". Ora, un saggio di Adolfo Battaglia (Fra crisi e trasformazione, il partito politico nell'età globale, introduzione di Anthony Giddens, Editori Riuniti pp. 164) analizza il tramonto del partito politico classico. E' un'opera scientifica che analizza lo stato di crisi in cui quella che è stata l'istituzione di base dello Stato democratico dell'era moderna versa nell'era contemporanea della globalizzazione e dell'informatica, dell'avventura scientifico-tecnologica e dei dilemmi etici che l'accompagnano, delle metamorfosi sociali, della "rivoluzione delle speranze".
La tesi centrale è che in Europa lo "Stato dei partiti" e la "forma-partito" del Novecento sono giunti allo stadio terminale e che tuttavia i pilastri delle democrazie di massa europee possono e debbono restare i partiti politici. A patto che si rendano conto che la nuova società postindustriale li esige diversi: non depositari di programmi universali, ma "reti progettuali continue", dotati di "sensori veloci" sulla società capaci d'individuare prontamente i "nuovi oggetti" della politica, animati da esperti "che non si iscrivono al partito ma al progetto", e soprattutto consapevole che le grandi, onnicomprensive metanarrazioni politiche stanno cessando di essere fattori aggreganti e punti di orientamento, e che i contenuti della politica contemporanea hanno ormai ben poco in comune con i problemi e le mitologie - sociali e politiche dell'età industriale.
Di quell'età quasi tutto è consunto: la triade Stato nazionale-Stato assistenziale-Stato dei partiti è in decompostone, sempre minore è la corrispondenza fra condizione sociale e appartenenza politica. E il nuovo partito politico deve recedere dalle posizioni padronali proprie del suo predecessore, creatore e signore di tutta la vita pubblica. Esso, se vuole sopravvivere, deve abdicare al ruolo di principe e aprirsi a un rapporto di comunicazione continua con la società, riqualificando così le proprie funzioni: da centro operativo della politique politicienne a fattore rigenerante della comunità politica.
Battaglia parla dell'Europa, ma si capisce che pensa in primo luogo all'Italia. La situazione italiana resta sempre idealmente al centro della sua analisi, che si allarga per cerchi concentrici. La trasformazione del partito si ripercuote sul governo, che cessa di essere semplice espressione del gioco intrecciato fra le segreterie per divenire il "moderno principe", la cui autorità è direttamente proporzionale alla sua distanza dai partiti. Il Parlamento ritrova la propria importanza in funzioni diverse da quella legislativa; abbandonando la routine dei mille provvedimenti quotidiani - mestiere del governo - per assumere "il ruolo dell'araldo nell'antica agorà ateniese", al centro del sistema di comunicazioni della società moderna e della sua "democrazia elettronica".
Battaglia constata: il partito "nuovo" ha cominciato a esistere in Italia con Forza Italia, in Inghilterra col New labour, in Spagna col Ppe, in Olanda con i riformatori. Per quanto riguarda l'Italia in particolare, quale sarà il futuro dei partiti Dio solo lo sa. Le premesse, il grado di cultura politica, le condizioni ambientali, le abitudini civili, le stesse facce che vediamo in tv, non incoraggiano l'ottimismo.
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vedi anche
Filosofia (e) politica