Döblin, il giovane matematico che scelse la
morte di fronte ai panzer| Poco prima di uccidersi il figlio dell'autore di
"Berlin Alexanderplatz" spedì un testo sull'equazione di
Kolmorogov all'Accademia delle scienze. Che soltanto
ora è stato ritrovato |
| Prima spedì il suo testo sull'equazione di
Kolmorogov all'Académie des Sciences, al Quai de Conti di
Parigi, poi il soldato Döblin si tirò un colpo di pistola. Da tempo
aveva messo da parte una pallottola che era nascosta in una tasca
dello zaino accanto ai "Pensieri" di Blaise Pascal. L'estrasse,
l'infilò nel tamburo che fece girare accuratamente fino al punto
giusto e premette il grilletto. Era una notte del febbraio 1940 e il
fronte delle Ardenne stava per essere sfondato dai panzer di Hitler.
Ecco come avvenne il suicidio di un genio nascente della
matematica, il giovane ebreo Wolfang, figlio di Alfred Döblin,
l'esponente di Der Sturm, il romanziere di Wallenstein e Berlin
Alexanderplatz .
In questa vicenda umana, che stranamente sa di Bertolt Brecht e
Ferdinand Céline allo stesso tempo, dovrebbe importare ben poco
sapere se Wolfang, che aveva preso la nazionalità francese come il
padre scrittore per sfuggire alle persecuzioni dei nazisti, avesse
risolto o no quell'equazione del russo Andrej Kolmorogov,
maestro del calcolo delle probabilità e dei problemi filosofici
della matematica. Un sovietico, come si diceva allora, che aveva
aperto la strada, tra l'altro, alla teoria del caso, a quel bizzarro e
inquietante assioma, secondo il quale il battito delle ali d'una
farfalla in Occidente può scatenare un terremoto in Oriente.
La storia del matematico suicida dovrebbe essere trattata in chiave
romanzesca o teatrale. Ma il dovere di cronaca impone di dire che
Wolfang era sulla buona strada per squarciare il mistero
dell'equazione di Kolmorogov o, perlomeno, che aveva preceduto
le interpretazioni del giapponese Ito pubblicate e festeggiate nel
1944, quando il soldatino delle Ardenne, ormai polvere e ossa, era
stato persino dimenticato dai suoi professori, ai quali aveva
lasciato messaggi perché si occupassero delle sue ricerche inviate,
con tanta speranza, all'Académie des Sciences.
Il plico di Wolfang, un po' ammuffito, è stato aperto qualche
mese fa, sessant'anni dopo la sua scomparsa. Si era arruolato nel
291° reggimento di fanteria non appena era cominciata, nel 1939,
la "drôle de guerre", chiamata così perché per un anno circa non
si sparò che qualche colpo di fucile. Il suo era un reggimento
come tanti altri destinati al massacro.
La decisione di trovare e aprire la grossa busta è stata presa da un
suo parente, un fratellastro. Se nessuno si fosse presentato al
numero 23 del Quai de Conti, dove "abitano" gli Immortali, i
taccuini di Wolfang sarebbero rimasti negli archivi per altri
quarant'anni. Così impone il regolamento. Magari sarebbero stati
distrutti da un archivista nervoso.
Wolfang Döblin aveva trascorso le sue ore libere in un granaio a
scrivere numeri, lettere e segni matematici. Centinaia di
puntigliose pagine: "Meglio esaltarsi con le cifre che bevendo il
vino offerto dallo stato maggiore per farci coraggio", osservò in
una lettera.
Quando Wolfang si tolse la vita, i tedeschi erano a qualche
chilometro, forse a pochi metri. Lui, probabilmente, era a qualche
"ipsilon" o a qualche "theta" dalla verità dell'equazione
Kolmorogov. Aveva fretta, povero giovane matematico al termine
del suo viaggio. Se i soldati tedeschi lo avessero preso, avrebbero
avuto il doppio piacere di fucilare un traditore del Reich e un
ebreo. Neanche loro avrebbero mai immaginato di far fuori un
genio.
Chissà se farà piacere all'anima del soldato Wolfang Döblin
sapere che oggi, oltre a far conoscere il percorso di un granello di
polvere in un bicchiere d'acqua, la sua interpretazione matematica
è impiegata nelle fluttuazioni dei corsi della Borsa, ed è uno degli
strumenti più efficaci nelle mani di quanti operano
nevroticamente in quei templi del capitalismo. "Volgari" ma
essenziali fluttuazioni, un punto di partenza, con gli occhi di oggi,
verso un futuro economico tutto da decifrare. Ma torniamo
all'aspetto romantico di questo episodio. In quell'oscuro e freddo
granaio, intorno al quale sferragliavano i panzer della Wermacht,
il soldatino Wolfang compilava affannosamente, e con una grande
paura nelle viscere, l'avvenire della matematica. Come per
Archimede, una scienza pura . |