RASSEGNA STAMPA

29 GENNAIO 2001
DARIO ANTISERI
Bastiat. La legge economica dell'armonia
Filosofo cattolico è tra i precursori dello «Stato minimo»
Si batté, nei primi decenni dell'800 contro le teorie socialiste sulla lotta di classe
Quest'anno cade il bicentenario di Frédéric Bastiat. Sul filosofo-economista si nota anche in Italia un ritorno d'interesse per il suo pensiero. Non è quindi un caso che la prima celebrazione mondiale avvenga proprio qui, nella Penisola, con un convegno previsto a Lecco sabato 10 marzo. E' organizzato dall'associazione Giacomo De Santis e dalla Compagnia delle opere. Il titolo è «Fede, Mercato e società: cattolici e liberali nell'anno di Bastiat». I relatori sono Sergio Ricossa, Carlo Lottieri, Gérard Bramouilie, Antonio Martino, Alberto Mingardi e Robert Nef. L'appuntamento più importante è comunque quello di Dax, città natale del filosofo. il convegno, «Bastiat's Odissey», si svolgerà per cinque giorni (dal primo al 5 luglio). Saranno presenti il Premio Nobel Jim Buchanan, Pascal Salin e Toni De Jasay.
All'inizio di settembre toccherà invece a Aix en Provence ricordare Bastiat, ancora con un convegno, questa volta organizzato da Jacques Garello. Al centro del dibattito il rapporto tra l'individuo e lo Stato, ma anche il rapporto tra etica e mercato. «Se i socialisti intendono dire - scriveva Bastiat - che per talune circostanze straordinarie e per taluni casi urgenti lo Stato deve predisporre qualche risorsa, soccorrere certi infortuni, noi - mio Dio - non possiamo che essere d'accordo. C'è però un punto, su questa strada, che non bisogna oltrepassare, quello in cui la previdenza governativa finirebbe per annientare la previdenza individuale. E' evidente che la carità organizzata, in tal caso, può fare solo male».
Frédéric Bastiat nasce a Mugron, nei pressi di Bayonne, il 25 giugno del 1801. Perduti, ancora bambino, il padre e la madre, viene affidato alle cure di alcuni parenti. Studia in collegio. Racconta il Ferrara: «I suoi studi elementari furono fatti a Sorrèze, collegio assai riputato, ove l'acutezza dell'intelligenza e l'attenzione sostenuta, distinguevano abbastanza il giovane allievo, per lasciarlo sempre trovare al livello dei suoi migliori compagni, in vista alle continue lacune che la debole tempra della sua salute lo costringevano a frapporre nel corso dei suoi lavori». Esce dal collegio all'età di vent'anni. Lavora prima a Bayonne in un'azienda commerciale di un suo zio paterno. Successivamente si ritira in una sua proprietà in campagna e coltiva la sua intelligenza e fa coltivare i suoi campi.
Nel 1830 scrive un opuscolo per appoggiare alle elezioni M. Faurie. Qui, tra l'altro, possiamo leggere: «Può egli esistere libertà, ove per sostenere enormi spese, il governo, costretto a levare enormi tributi, ricorre alle imposte più vessatorie, ai monopoli più ingiusti, alle esazioni più odiose; ad invadere il campo delle industrie private, restringere sempre più il cerchio dell'attività individuale, farsi mercante, fabbricante, corriere, professore e non soltanto imporre un alto prezzo ai servigi che presta, ma ben anco allontanare, dandole il carattere di un delitto punibile, ogni concorrenza che possa attenuare i suoi profitti? Siamo noi liberi quando il governo spia tutti i nostri movimenti per assoggettare ad una tassa, sottopone tutte le nostre azioni alle ricerche dei suoi impiegati, impaccia tutte le nostre intraprese, incatena tutte le nostre facoltà, s'interpone fra tutti i cambi, per farsi ostacolo agli uni, contrariare gli altri e guadagnare su tutti?».
Nel 1844 Bastiat è in Inghilterra, dove viene folgorato dalla scoperta delle battaglie libero-scambiste condotte da Richard Cobden e da Bright. Bastiat «giunse in Inghilterra nel momento in cui l'associazione della Lega aveva trasportato a Londra il centro della sua attività ed estendeva di giorno in giorno il suo predominio sulla pubblica opinione. Bastiat - è sempre Francesco Ferrara a parlare - intervenne a quei meetings, ascoltò quella nuova eloquenza, conobbe quegli uomini (... ). Si trattava di libertà, di affezioni non grette, di filantropiche aspirazioni (... ). Eccolo, dunque, deciso: Bastiat sarà economista, e la propaganda del libero scambio sarà il suo vessillo».
Nel 1846 Bastiat fonda l'Association de libre echange. Viene eletto prima all'Assemblea costituente e poi a quella legislativa. La sua battaglia è su più fronti: deve combattere contro i socialisti come Louis Blanc e gli interventisti come Thiers. E, intanto, pubblica i suoi saggi: Cobden et la ligue; Les Harmonies économiques; i Sophismes économiques e i Petits Pamphlets.
Siamo nel 1850 e Bastiat ubbidisce al suo medico che gli consiglia di passare il periodo invernale in Italia. Bastiat viene in Italia. Qui le sue condizioni di salute, però, si aggravano. Bastiat muore, da cattolico convinto, a Roma, la vigilia di Natale del 1850. Viene sepolto a Roma nella chiesa di San Luigi dei Francesi.
Francesco Ferrara nella sua Introduzione alla edizione italiana delle Armonie economiche del 1851 scrive: «Bastiat è una di quelle celebrità immacolate e modeste, che s'ingrandiscono a dispetto di se medesimo. Visse nel ritiro dei suoi studi dapprima, quindi in un'attività unicamente ispirata dalla sua viva fede e dalla sua coscienza sicura; visse con sé, con Dio, con la massa ideale degli uomini, alla cui prosperità consacrò tutte le potenze dell'esser suo ed una gran parte, forse, della sua esistenza; visse più noto quasi in certi angoli dell'Europa, ai quali i grandi uomini francesi giungono nudi d'ogni falso prestigio, che nell'immensa Francia, le cui simpatie non si svegliano che alla voce comprato de' suoi giornali, o ai rumori de' suoi dorati saloni; visse ben poco: e appena spirato, tutto il mondo si è accorto di ciò che stava nel cuore di pochi, ed ha ripetuto che una rara e preziosa esistenza è venuta meno nel mondo».
Più vicino a noi Carlo Lottieri ha voluto ribadire che «per il cattolico Bastiat, uno Stato che legifera in materia di fraternità (oggi diremmo, di solidarietà) non soltanto lede i diritti inviolabili della persona e non soltanto danneggia i ceti più deboli, oltre che i legittimi proprietari espropriati. Esso opera non soltanto contro l'etica e l'economia, ma minaccia la stessa vita religiosa». Più specificamente, stando, a Bastiat, «lo Stato che vuole imporre la fraternità (sostituendosi al libero gioco che gli uomini instaurano tra loro all'interno di una società non autoritaria) prosciuga la fonte stessa della moralità personale, calpesta i diritti individuali, introduce la costrizione là dove è indispensabile che vi sia la generosità, la liberalità e la volontaria ricerca di ciò che è buono e salutare per chi è meno fortunato».
Da parte sua, Sergio Ricossa non condivide e reputa eccessivo l'ottimismo liberistico dell'«armonismo» di Bastiat, ma è pronto a riconoscere che esso «era l'antidoto contro i veleni sparsi dai predicatori della lotta di classe». E contro il loro nefasto statalismo Bastiat annotava: «Gli uomini come materiale, un principe per meccanico, un filosofò sopra tutto questo, l'impostura come strumento, la schiavitù quale risultato; è questa dunque la fraternità che ci viene promessa?». E ancora: «Dato che si sarà ammesso in via di principio che lo Stato ha l'incarico di operare in modo fraterno in favore dei cittadini, si vedranno tutti i cittadini trasformarsi in postulanti. Proprietà fondiaria, agricoltura, industria, commercio, marina, compagnie industriali, tutti si agiteranno per reclamare i favori dello Stato. Il Tesoro pubblico sarà letteralmente saccheggiato. Ciascuno troverà buone ragioni per provare che la fraternità legale deve essere intesa in questo senso: "I vantaggi per me ed i costi per gli altri"». Centocinquant'anni fa Bastiat voleva quel che oggi viene teorizzato da Robert Nozick: uno Stata minimo. E ciò con quella luce dietro le spalle - luce prima teologica e poi etica e infine politica - la quale gli fa sempre subordinare la sovranità statale a quella dei singoli individui, «anche perché lo Stato è solo un'astrazione ed uno strumento, mentre i secondi sono entità morali e metafisiche, oltre che presenze in carne ed ossa».
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