| Thibon, addio al filosofo che salvò la Weil | Lo scrittore e filosofo francese Gustave Thibon, uno dei più controversi pensatori cristiani
della metà del Novecento, è morto nei giorni scorsi a 97 anni a Saint Marcel, suo paese
natale nell'Ardèche. Cattolico di destra, simpatizzante monarchico ma anche amico e primo
editore della filosofa ebrea Simone Weil, Thibon è stato un celebre autore di
aforismi sulla fede. Alcune sue brevi massime fanno parte da tempo del patrimonio della
pubblicistica cattolica: da «Chi rifiuta di essere l'immagine di Dio, sarà in eterno la sua
scimmia» a «Per unire gli uomini, non basta gettare ponti, bisogna costruire scale. Chi non
sale sino a Dio non può incontrare il fratello», passando per «La verità è spesso una ferita,
quasi mai un balsamo» e «Ama ciò che ti rende felice, ma non amare la tua felicità». Dotato di
una particolare vena mistica e allo stesso tempo molto attaccato alla campagna (amava
presentarsi come «scrittore-contadino»), Thibon ha affrontato in una ventina di libri i grandi
interrogativi dell'esistenza da un punto di vista cristiano: la presenza di Dio, l'amore, la fede e
la grazia, il dominio della tecnica sull'uomo. Tra le sue opere più famose «Il destino
dell'uomo» (1941), «La scala di Giacobbe» (1942) e «Ritorno al reale» (1943). Nel luglio
1941 Thibon accolse nella sua fattoria Simone Weil, cacciata dall'università perché ebrea. A
lui la Weil consegnò il manoscritto del suo celebre libro «L'ombra e la grazia» che lo scrittore
pubblicò nel 1947, facendo conoscere al mondo la giovane filosofa morta di tubercolosi in
Gran Bretagna nell'agosto 1943. Influenzato da Pascal e Péguy, ma anche da Nietzsche e
Maurras, Gustave Thibon ha denunciato in tutti i suoi libri l'emarginazione delle «esigenze
dello spirito» dalla società contemporanea. Insieme a Jean Guitton era considerato uno dei
fari del pensiero cattolico francese del XX secolo, ma visse appartato rifiutando ogni incarico
accademico. |