Emanuele Severino«C'è nostalgia di ciò che si è
distrutto» La fede nel divenire è l'essenza
dell'intera storia dell'Occidente |
|
| Che cos'è H pensiero debole? | «Se con "Pensiero debole" - risponde Emanuele Severino - si intende la filosofia degli ultimi 200 anni, cioè il pensiero filosofico che da Hegel, cominciando con Schopenhauer, Leopardi e Nietzsche, arriva fino a oggi, allora il pensiero debole è la filosofia che nega una verità assoluta, un essere immutabile, un fondamento del tutto. E' cioè una critica al pensiero forte della tradizione, cui il pensiero debole si contrappone. Il pensiero forte è epistemico, è appunto l'episteme, dal greco epì-hysthasthai: è lo "stare sopra" ogni forza che vorrebbe scuotere il sapere che riesce a così "stare". Episteme è il tratto determinante della tradizione filosofica occidentale. Il pensiero filosofico ne è il cuore. Se "forte" è l'intero pensiero della tradizione e "debole" è il pensiero del nostro tempo, allora il mio discorso filosofico si colloca al di là di questa contrapposizione e non appartiene a nessuno dei suoi due termini, che sono accomunati dalla stessa sorte e dalla stessa anima: la fede nel divenire, che è l'essenza dell'intera storia dell'Occidente».
| Perché allora tornare oggi a invocare un pensiero forte? | «Se oggi c'è una nostalgia del pensiero forte, ci troviamo di fronte a un grosso equivoco: ci si illude cioè di poter tornare indietro a quelle forme della tradizione che sono state liquidate dal pensiero debole (che è, da questo punto di vista, fortissimo). C'è un equivoco perché c'è nostalgia per un tipo di forza che il grande pensiero contemporaneo ha liquidato». | Quali sono i grandi filosofi contemporanei che hanno messo fine alla tradizione? «Quando parlo del grande pensiero contemporaneo alludo a tre giganti: Leopardi, Nietzsche e Gentile (e non faccio neanche il nome di Heidegger, che pure è un grande pensatore): altri non hanno la loro stessa radicalità. Ebbene, si è combattuta, inevitabilmente e irreversibilmente, una gigantomachia contro il grande passato, e i pensatori del nostro tempo ne sono usciti vincitori. Dopo di loro la filosofia si è adagiata, non ha più ripreso in mano le armi. Siamo nella situazione in cui Ulisse ha ucciso i Proci e poi ha deposto il suo arco, che ora è maneggiato da competenze filosofiche incapaci di tenderlo. Si dà per scontato che non esistano più la verità e l'essere assoluti. Come era inautentico il pensiero che ha messo in crisi la tradizione (è infattì la filosofia più facile quella che ripete a buon mercato che non c'è più verità) così è inautentico oggi appellarsi ai valori della tradizione che sono stati tolti dì mezzo dal pensiero debole. Ed è flebile, debole il richiamo a un pensiero forte, il tentativo di riproporre quei valori che sono ormai perdenti». |
|