Laici e cattolici, torna l'ora dello
scontro? Dopo la provocazione di Galli della Loggia: la Chiesa rinunci al Concordato Adornato: se s'oppongono, i credenti vengono accusati d'attacco alla democrazia.
Rumi: dai ghibellini solo inviti a tacere. Scoppola: ma lo Stato è di tutti, occorre collaborare. Vacca: il terreno dell'etica non può essere
ricondotto solo alla politica |
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Ma alla Chiesa conviene ancora il Concordato, o non sarebbe meglio,
perché nel suo interesse, rinunciarvi? È la provocazione lanciata ieri sul "Corriere
della sera", in prima pagina, da Ernesto Galli della Loggia. Non c'è dubbio, scrive,
che per vari motivi oggi la Chiesa sia più visibile: "L'unica agenzia etica di carattere
generale del Paese", con conseguente esposizione "alla critica pubblica". La causa?
"Un'agenda politica sempre più fitta di contenuti etico-immateriali, dall'ingegneria
genetica alla carta dei diritti europei", oltre alla scomparsa della Dc, a cui in grande
parte la Chiesa affidava, e avrebbe affidato, questi temi.
Una Chiesa più visibile, quindi, e un laicismo "più laicista" a fronteggiarsi: il
secondo in nome di un'"etica individuale", la prima in nome di un'"etica individuale
ma anche un'altrettanto vincolante etica collettiva, da cui il singolo non può derogare
sulla base della sua semplice decisione". Di qua un "libertarismo relativistico", di là
"la Chiesa cattolica, unica (e ultima) potenziale istanza comunitaria". Conseguenza:
"Un crescente divaricarsi delle posizioni, le incompatibilità, gli scontri odierni
sempre più numerosi tra chi parla per la Chiesa e chi contro". Senza un Concordato -
ecco la provocazione di Galli della Loggia - la Chiesa non sarebbe forse più libera di
esprimersi di "fare politica"?
Si è aperta insomma una nuova fase nel rapporto fra laici e cattolici, una stagione in
cui prevale il conflitto rispetto alla concordia? Su questi temi "Avvenire" ha
interpellato Ferdinando Adornato, Giorgio Rumi, Pietro Scoppola e Giuseppe Vacca. |
Finora erano stati i laicisti a chiedere l'abolizione del Concordato, aggiungendo: non ce lo
possiamo permettere. Adesso potrebbe essere la Chiesa a chiederla, motivando: dobbiamo
permettercelo. Questa la provocazione - paradossale davvero - di Ernesto Galli della Loggia.
"Uno spiazzamento semiologico", commenta Ferdinando Adornato, direttore del bimestrale
"Liberal". "Il Concordato è un contratto. Alcuni suoi elementi sarebbe sciocco buttarli all'aria.
Però resta un contratto". E un contratto, come si fa, si disfa. Galli provoca: dovrebbe essere
la Chiesa, oggi, a chiedere di farne a meno. Per poter parlare con più libertà, per non essere
continuamente rimproverata di fare indebitamente politica. Ha ragione? |
"Diciamo - prosegue Adornato - che la Chiesa è un'"agenzia" che deve poter avanzare le sue
proposte e combattere affinché i suoi valori siano condivisi da più persone possibili. Il
problema è che molti laici-laicisti sostengono che la Chiesa sta invadendo un terreno che non
le appartiene, che è troppo visibile, che troppi politici fanno a gara per mettersi in ginocchio
davanti al Papa, e così via". Parlano di "egemonia della Chiesa". "Ma quale egemonia? Ecco,
questo Galli non lo dice ma in Italia, nonostante la crisi del pensiero laico, è tuttora dominante
un messaggio laicista, vecchio, che ha origine negli anni Sessanta, secondo il quale il
benessere di una democrazia è proporzionale all'estensione dei diritti individuali. Invece per i
cattolici, e i laici come me (ma non solo per noi), esistono diritti comunitari. Il guaio è che se
io mi oppongo alla legislazione su un elemento di diritto individuale, ad esempio la
fecondazione eterologa, per quei laici-laicisti non sono un cittadino che sbaglia, ma che
attacca i diritti individuali. Che attacca la democrazia. Un ricatto inaccettabile".
"Che la Chiesa cattolica in Italia abbia un ruolo pubblico è un dato di fatto", premette lo
storico (senza aggettivi: capiremo tra poco perché) Giorgio Rumi. Basti pensare alle firme
dell'otto per mille, o al consenso dei genitori all'insegnamento della religione cattolica per i figli
a scuola: "È il riconoscimento della funzione storica, sociale, pubblica della Chiesa". Quindi il
Concordato... "A dire il vero, il mio modello ideale è il trattato che Benedetto XIII e
Gasparri proposero al governo italiano nel 1919, che prevedeva la soluzione della Questione
romana. Non se ne fece nulla. I Patti Lateranensi sono di dieci anni dopo, in un'Italia molto
cambiata. Certo, in teoria sarebbe bello poter fare a meno di un Concordato. Nei fatti, ho
qualche dubbio. Istruzione religiosa e sostegno economico, dicevo. Ma anche i beni culturali:
abbiamo il 70 per cento dell'intero patrimonio mondiale, lo dice l'Unesco. E di questo 70 per
cento la grande maggioranza di chi è?". E gli argomenti di Galli della Loggia? Il conflitto
cattolici-laici come prospettiva nuova? "Proviamo a lasciare la fede al piano superiore. Sì, c'è
tensione tra guelfi e ghibellini. Sarebbe bello si trattasse di un semplice clima di discussione
accesa. Invece, ogni giorno, mi sento dire: state zitti. Inviti al dibattito? No, al silenzio. E
perché mai? Parliamo tanto noi professori, parlino anche i vescovi. Abolendo il Concordato,
con la Chiesa soggetto privato, le cose si sistemerebbero? Non ne sono sicuro. Il clima è
questo: l'aggettivo "laico" è sempre e solo indice di positività, democrazia e progresso. E io?
Dovrei appuntarmi una stella bianca sul petto? Mi definiscono "storico cattolico", come dire:
"da maneggiare con cura, leggere attentamente le avvertenze". Se metto piede fuori d'Italia e
parlo di "storico cattolico", si mettono a ridere. Di "dialogo tra laici e cattolici"? Si sbellicano
dalle risate. Che cosa significherà mai? Impensabile. Ricordo che negli Usa i vescovi
intervennero contro la politica missilistica del governo. A dire il vero, era un intervento
discutibile. Ma nessuno contestò ai vescovi il diritto di esprimersi".
Cattolici, laici. Ma sarà proprio fatale lo scontro? Per lo storico Pietro Scoppola no: "Che
sia aumentata l'influenza della Chiesa è innegabile, anche per il grande prestigio di questo
Papa. Ma il conflitto con il mondo laico non è inevitabile, anzi. E dentro la "cultura laica" non
c'è solo il libertarismo radicale descritto da Galli della Loggia, che semmai ritrovo nella Casa
delle Libertà, dove alligna la vera antropologia che nega il senso comunitario. Penso solo alla
tradizione del "socialismo umanitario" ottocentesco, ancora viva. Perché dunque un conflitto
inevitabile? Ci sono temi d'interesse comune su cui si può e si deve ragionare assieme".
Come all'Assemblea Costituente. "Certo - prosegue Scoppola - questo esclude gli
integralismi, di ogni segno. Lo Stato è di tutti, cattolici e laici devono collaborare. Proveniamo
da un modello di origine francese, in cui la Chiesa si pone come controparte. Meglio il
modello anglosassone, con la Chiesa partecipe di uno sforzo comune. In cui lo Stato è di
tutti, nessuno escluso. Certo, a questo punto delle leggi che coincidano sempre e
perfettamente con i valori cristiani sono difficilmente pensabili". Ma neanche li ignorino... Ma
come valutare certe reazioni stizzite quando la Chiesa parla? "I cattolici devono stare attenti a
non commettere la leggerezza di presentare i propri valori in tono ultimativo. Se no, devono
aspettarsi reazioni sopra le righe, peraltro anch'esse minoritarie". E il Concordato? "Non è un
ostacolo. Il vero pericolo per la libertà della Chiesa è semmai lo scambio: consenso elettorale
come contropartita di favori. Il Concordato... Non vedo che cosa c'entri. Io ho in mente
quello del 1984, pienamente coerente con la Costituzione e in armonia con le acquisizioni del
Concilio Vaticano II. Vi sono indicate le condizioni minime per collaborare". Collaborare,
appunto. Il verbo classico su cui Scoppola più insiste.
A chi invece le argomentazioni di Galli della Loggia sembrano del tutto "incongruenti e
confuse" è Giuseppe Vacca, direttore dell'Istituto Gramsci. "In che senso, senza
Concordato, la Chiesa sarebbe più libera? Dobbiamo finirla di guardare al modo in cui la
Chiesa "fa politica" con lenti laiche". Lenti laiche? "Sì, secondo la logica della convenienza. Il
Papa, i vescovi parlano: a chi giova? Il terreno della Chiesa è ben altro. I suoi interlocutori
sono le persone, sono il rapporto tra singoli e genere umano. La Chiesa è una grande
istituzione spirituale, né temporale né territoriale. E il suo terreno, il terreno etico, non può mai
essere ricondotto immediatamente alla politica, che ha attori e soggetti temporali e territoriali.
Il Papa, poi, non può essere valutato secondo la piatta logica della convenienza. Si muove
decisamente su altre dimensioni".
Ma Vacca trova incongruente anche il dualismo cattolici-laici (o laicisti): "L'unica coppia
opposizionale sarebbe comunitarismo cristiano e liberalismo relativistico? Non scherziamo".
Qualche interlocutore manca all'appello? "All'appello manca la realtà. Sì, la deriva nichilistica
la vedono tutti. Ma la realtà, e il tema, sono molto più complessi". Se è così complessa, tante
voci dovrebbero funzionare meglio di una sola. Quindi si discuta, senza intimidazioni. Senza
Concordati? Ecco, questo sì che è un altro tema assai complesso. |