RASSEGNA STAMPA

17 GENNAIO 2001
EDOARDO BONCINELLI
Le regole grammaticali? Sono nel cervello
Milano, scoperte al San Raffaele le aree che controllano le norme linguistiche
Ogni essere umano sa parlare e lo fa continuamente, con maggiore o minore eleganza ed espressività. Ogni bambino è in grado di imparare una lingua. E anche velocemente: a tre-quattro anni, ad esempio, è capace di imparare una parola all’ora. E’ chiaro che il suo cervello è attrezzato per questo, per gestire cioè nella maniera migliore l’apprendimento e l’utilizzazione di una lingua. Di quale lingua si tratterà, dipende ovviamente dalla società in cui si troverà a crescere e le parole che imparerà ad usare saranno quelle caratteristiche di quella società e della sua lingua. Nell’uso del linguaggio è coinvolta la capacità di concettualizzare e di associare parole a concetti elementari e catene di parole a concetti più complessi e articolati. Lo studio di queste funzioni è uno dei capitoli più affascinanti dello studio della mente. D’altra parte, la necessità di insegnare a parlare, a leggere e a scrivere ha stimolato da secoli anche uno studio approfondito del linguaggio, come funzione a se stante. Possiamo anzi dire che di tutte le nostre funzioni mentali, quella linguistica è probabilmente quella che conosciamo meglio. Sappiamo per esempio che la lingua ha un aspetto fonetico, uno grammaticale e uno sintattico. L’aspetto fonetico consiste nella corretta pronuncia dei vari suoni delle sillabe e delle parole, quello grammaticale (o morfologico) ci fa dire «il cavallo corre» e non «il cavallo corrono», e quello sintattico è connesso con la corretta disposizione delle parole all’interno di una frase. Ebbene, sembra proprio che questi tre aspetti siano gestiti da regioni specifiche diverse del nostro cervello. Questa idea era nell’aria da qualche tempo, ma se ne è avuta adesso la dimostrazione scientifica ad opera di un gruppo di ricerca italiano. Utilizzando la tecnologia di visualizzazione mediante «Pet» (tomografia ad emissione di positroni) un gruppo di ricercatori e docenti della Facoltà di Psicologia dell’Università Vita- Salute del San Raffaele di Milano ha individuato le regioni cerebrali che presiedono a queste diverse facoltà linguistiche. Nel quadro di una ricerca di natura eminentemente interdisciplinare, un piccolo nucleo di linguisti coordinati da Andrea Moro si è associato a un gruppo di neurologi, molto attivi nello studio della localizzazione delle funzioni cerebrali superiori, per affrontare il problema fondamentale delle aree del cervello che sovrintendono all’uso del linguaggio. Si sa da tempo che questo non è controllato da una sola regione, anche se un ruolo primario vi è certamente svolto dalla cosiddetta area di Broca, presente nella parte centrale dell’emisfero cerebrale sinistro. Le diverse aree concorrono alla formulazione di un linguaggio corretto, ma esistono delle specializzazioni più fini? Sembra di sì. Sembra che si possano separare le regioni che controllano gli aspetti fonetici da quelle che controllano gli aspetti grammaticali e sintattici e con questo lavoro è stato dimostrato che anche queste ultime due facoltà sono separabili tra di loro.
Le aree del cervello che ci impediscono di dire «passami la sale» oppure «sale il passami» sono in parte le stesse, ma ne esistono alcune che si occupano solo del primo aspetto, quello grammaticale o morfologico, e altre che si occupano solo del secondo aspetto, quello che chiamiamo normalmente sintattico. Tutto questo, si badi bene, senza basarsi sul significato delle singole frasi. Questi ricercatori hanno infatti lavorato utilizzando di proposito frasi che non avevano alcun significato, contenenti cioè sostantivi e verbi inesistenti, del tipo «Il gulco gianigeva le brale». In questa maniera hanno eliminato l’interferenza dell’interpretazione, cioè della funzione semantica, e hanno messo in luce solo gli aspetti per così dire astratti, o formali, del linguaggio. D’altra parte il cervello può essere evoluto solo in modo da gestire questi aspetti, mentre i contenuti della comunicazione non possono che venire dall’apprendimento e dall’esperienza. Questa semplice verità è progressivamente emersa dal lavoro teorico di Noam Chomsky e di altri linguisti della seconda metà del XX secolo. Il tentativo di porre la scienza del linguaggio su basi solide e generalizzabili da una lingua all’altra ha condotto ad alcune conclusioni, fra le quali la presenza di una funzione linguistica specifica per gli aspetti sintattici, la più indicata per avere un substrato cerebrale congenito. Gli esperimenti di visualizzazione dell’attività cerebrale hanno permesso di fornire una base neurobiologica a tali convinzioni e di assegnare un nome alle varie aree della competenza linguistica. Il lavoro di cui stiamo parlando si colloca in questo affascinante filone di ricerca e aggiunge un ulteriore tassello al quadro che si va delineando sempre più chiaramente. E’ veramente una grande soddisfazione quando si può constatare che la ricerca sperimentale porta conferme alle conclusioni raggiunte dalla riflessione teorica.
Purtroppo non è sempre così, ma certo un po’ alla volta il cervello si sta arrendendo all’indagine scientifica e riusciamo sempre più spesso a gettare un’occhiata sui suoi più reconditi recessi. Chissà che prima o poi non si arrivi a coniugare la parola cervello con la parola mente e magari anche con la più magica di tutte: la nostra psiche!
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Scienze Cognitive