C'E' UN MISTERO NEL CERVELLO| Gli scienziati cercano le radici della coscienza |
| Toccherà forse agli scienziati del terzo millennio sciogliere
ciò che nel 1813 Schopenauer definiva il "nodo cosmico",
ossia l'enigma che ognuno di noi si porta dentro, che
condiziona e, in un certo senso, crea la condizione umana:
cioè l'intreccio tra il mondo degli oggetti materiali, compreso
il nostro corpo, e quella entità ineffabile e apparentemente
immateriale che oggi chiamiamo "mente" (oppure "spirito",
"anima", "mana" o altro ancora) che da millenni intriga e
affatica filosofi, scienziati, religiosi, moralisti e, insomma,
chiunque si interroghi sullo statuto umano e sulla
"immaterialità" della maggior parte delle nostre esperienze.
Ma forse mai come in quest'epoca quel "nodo", che stupiva
Schopenauer, è stato aggredito da tante parti, con tanta
tenacia e con strumenti intellettuali e tecnici che in passato
non si potevano neppure sognare. Una volta deciso che la
sede della mente e dei suoi prodotti (intelligenza, memoria,
coscienza, morale, spiritualità, etc.) è in quell'organo che ci
portiamo sulle spalle, racchiuso in una cassaforte ossea,
cioè il cervello, e ipotizzato che qualsiasi attività intelligente,
o comunque non strettamente materiale, è rappresentabile
con artifici di calcolo, meccanici o elettronici (il sogno, per
ora irrealizzato, della cosiddetta Intelligenza Artificiale) i
neuroscienziati si sono messi al lavoro con l'ausilio di
fantascientifiche tecniche di esplorazione delle attività
intellettuali (basti pensare agli elettroencefalogrammi, alla
Risonanza magnetica nucleare o alla Pet Positron Emission
Tomography che consentono di "fotografare" l'attività del
cervello praticamente in tempo reale, e alla produzione di
conoscenze delle scienze cognitive), di raffinate diagnostiche
psicologiche, e allo studio illuminante di alcune lesioni e
patologie cerebrali.
Insomma, una strategia multiforme per accedere ai segreti
del funzionamento del cervello e alle sue più sorprendenti
proprietà, nella convinzione che il segreto della mente e dell’
efficacia della sua interazione col mondo giaccia proprio lì,
in quel chilo e mezzo scarso di "materia grigia", formato da
circa cento miliardi di cellule nervose i neuroni, quasi
cinquanta tipi diversi di cui circa trenta miliardi nella sua
formazione più recente, la corteccia che avvolge
quest'organo, cellule capaci di stabilire, coi loro
prolungamenti e arborizzazioni, un milione di miliardi di
connessioni (le sinapsi), che danno luogo a un numero
praticamente infinito di circuiti, la cui configurazione è
praticamente unica per ogni individuo, poiché i collegamenti
che stabiliscono i circuiti sono frutto, non solo del comando
genetico che presiede alle specializzazioni delle regioni
cerebrali, ma anche della irripetibile storia individuale di
ognuno, degli imprinting provocati dalle vicende ambientali e
dagli influssi culturali che hanno determinato il formarsi e lo
stabilirsi delle connessioni sinaptiche e quindi dei circuiti
neuronali.
Nulla quindi al mondo di paragonabile per complessità e
ricchezza: né la pur affascinante esplorazione del mondo
della materia e dello stesso universo (che in confronto alla
complessità cerebrale appare di semplicità fanciullesca:
almeno fino a oggi), nè la genetica, che pure sembra
schiudere davanti a noi un approccio emozionante ai segreti
della vita e la possibilità di affrontare vittoriosamente
malattie considerate fino a ieri inguaribili e quindi sottrarre il
nostro corpo ai condizionamenti che Madre Natura ci
aveva imposto. Non c'è perciò da stupirsi se proprio in
quest'epoca sta apparendo una quantità di libri dedicati
appunto a questo argomento e, in particolare,
all’equivalenza tra mente, coscienza e cervello. Tra i più
significativi, l'ultima opera del premio Nobel Gerald
Edelman, scritto in collaborazione con uno scienziato
italiano, Giulio Tononi, dell'università di Pisa, Un Universo
di coscienza (Einaudi, pagine 302, lire 38.000), e Emozioni
e coscienza di Antonio R. Damasio, il neuroscienziato
americano di origine portoghese, autore del celebre
L'errore di Cartesio (Adelphi, pagine 468, lire 55.000). Ma
l'editoria italiana sembra oggi affascinata dall'argomento, e
ripubblica un filosofo che si è sempre cimentato coi
problemi della mente (Daniel Dennett (La mente e le menti,
Bur, pag. 200, £ 14.000), uno psicologo (Merlin Donald,
L'evoluzione della mente: per una teoria darwiniana della
coscienza, Garzanti, pag. 478), e non ultimo Anime che
sognano, del filosofo Owen Flanagan (Editori Riuniti, pag.
280, £ 32.000) sull’interazione tra il materiale che
elaboriamo sognando e la coscienza nello stato di veglia,
mentre un approccio innovativo al rapporto tra linguaggio e
coscienza appare in queste settimane negli Usa
(probabilmente verrà tradotto in Italia) opera collettiva di un
antropologo e di un neuroscienziato (William. H. Calvin e
Derek Bickerton, Lingua ex machina, The MIT Press,
pagine 300, costo circa 29 dollari) per i quali chiave di volta
della coscienza è il linguaggio, come costruzione di una
sintassi, cioè di regole logiche ed inferenziali.
La domanda a cui tutti questi approcci cercano di fornire
una risposta è: come mai "Io so di essere?" Come è
possibile che una massa di cellule nervose si autoconfiguri in
modo da riconoscersi come un’entità separata dal mondo,
da cui ci giungono i segnali che registriamo? C'è qualcosa in
noi di irriducibile ai fenomeni fisici, chimici ed elettrici che
operano nel nostro cervello? Qual' è la base materiale del
Sé, questa entità misteriosa di cui pure siamo così
intensamente consapevoli ogni volta che sperimentiamo il
mondo attorno a noi?
Per Damasio, il Sé è «un fenomeno privato che è parte di
quel fenomeno privato chiamato mente». Punto di partenza,
per lo scienziato portogheseamericano, è la «coscienza
nucleare», un fenomeno primordiale di autoidentificazione,
che condividiamo con altri animali superiori, alla cui base
sono le emozioni, eventi strettamente biologici, sui quali poi
si sviluppano i sentimenti (paura, fame, sesso, rabbia) che
hanno come motore l'interazione tra l'organismo e il mondo
oggettuale, la rappresentazione cerebrale degli stati del
corpo, che per Damasio costituisce il "protoIo" (ossia la
mappa cerebrale degli stati fisici dell'organismo, che egli
definisce «coscienza nucleare», primo cardine
dell'autoindividuazione, che per Damasio non richiede
neppure il ricorso al linguaggio). Ma questo "protoSé" non è
cosciente: rappresenta semmai quella parte del Sé che
impara a conoscere e a separarsi dall'universo delle
percezioni che affluiscono ai nostri centri nervosi. Solo
successivamente, anche se sulla base di questo primordiale
"protoSé", comincia a formarsi la "coscienza estesa", tipica
solo della nostra specie, nella quale confluiscono memoria,
linguaggio, cultura, biografie individuali, che danno luogo al
"re" di questo mondo sotterraneo, che Damasio definisce
"Sé autobiografico", aggregato nella "ancora misteriosa"
coscienza nucleare, ove si verificano i processi conoscitivi e
dove comincia a formarsi la coscienza estesa e in essa la
coscienza morale, che ci rende membri responsabili della
nostra specie. La sede fisica della "coscienza nucleare", ove
vengono processate le informazioni che giungono dal corpo
e dal mondo esterno è il tronco encefalico, una struttura
cerebrale molto antica, mentre la coscienza di tipo
superiore, quella che Damasio definisce "estesa", richiede
l'intervento della corteccia, ossia della parte più recente
dell'encefalo, e principalmente della memoria
autobiografica. Lo studio di alcune patologie cerebrali ci
dice che la presenza della coscienza richiede l'integrità del
tronco encefalico e, in esso, della "formazione reticolare",
cioè delle vie che processando le informazioni che giungono
dall'organismo rendono possibile la "rappresentazione
cerebrale" del corpo, del suo stato interno e degli stimoli
provenienti dal mondo. |