RASSEGNA STAMPA

15 GENNAIO 2001
FRANCO PRATTICO
C'E' UN MISTERO NEL CERVELLO
Gli scienziati cercano le radici della coscienza
Toccherà forse agli scienziati del terzo millennio sciogliere ciò che nel 1813 Schopenauer definiva il "nodo cosmico", ossia l'enigma che ognuno di noi si porta dentro, che condiziona e, in un certo senso, crea la condizione umana: cioè l'intreccio tra il mondo degli oggetti materiali, compreso il nostro corpo, e quella entità ineffabile e apparentemente immateriale che oggi chiamiamo "mente" (oppure "spirito", "anima", "mana" o altro ancora) che da millenni intriga e affatica filosofi, scienziati, religiosi, moralisti e, insomma, chiunque si interroghi sullo statuto umano e sulla "immaterialità" della maggior parte delle nostre esperienze.
Ma forse mai come in quest'epoca quel "nodo", che stupiva Schopenauer, è stato aggredito da tante parti, con tanta tenacia e con strumenti intellettuali e tecnici che in passato non si potevano neppure sognare. Una volta deciso che la sede della mente e dei suoi prodotti (intelligenza, memoria, coscienza, morale, spiritualità, etc.) è in quell'organo che ci portiamo sulle spalle, racchiuso in una cassaforte ossea, cioè il cervello, e ipotizzato che qualsiasi attività intelligente, o comunque non strettamente materiale, è rappresentabile con artifici di calcolo, meccanici o elettronici (il sogno, per ora irrealizzato, della cosiddetta Intelligenza Artificiale) i neuroscienziati si sono messi al lavoro con l'ausilio di fantascientifiche tecniche di esplorazione delle attività intellettuali (basti pensare agli elettroencefalogrammi, alla Risonanza magnetica nucleare o alla Pet Positron Emission Tomography che consentono di "fotografare" l'attività del cervello praticamente in tempo reale, e alla produzione di conoscenze delle scienze cognitive), di raffinate diagnostiche psicologiche, e allo studio illuminante di alcune lesioni e patologie cerebrali.
Insomma, una strategia multiforme per accedere ai segreti del funzionamento del cervello e alle sue più sorprendenti proprietà, nella convinzione che il segreto della mente e dell’ efficacia della sua interazione col mondo giaccia proprio lì, in quel chilo e mezzo scarso di "materia grigia", formato da circa cento miliardi di cellule nervose i neuroni, quasi cinquanta tipi diversi di cui circa trenta miliardi nella sua formazione più recente, la corteccia che avvolge quest'organo, cellule capaci di stabilire, coi loro prolungamenti e arborizzazioni, un milione di miliardi di connessioni (le sinapsi), che danno luogo a un numero praticamente infinito di circuiti, la cui configurazione è praticamente unica per ogni individuo, poiché i collegamenti che stabiliscono i circuiti sono frutto, non solo del comando genetico che presiede alle specializzazioni delle regioni cerebrali, ma anche della irripetibile storia individuale di ognuno, degli imprinting provocati dalle vicende ambientali e dagli influssi culturali che hanno determinato il formarsi e lo stabilirsi delle connessioni sinaptiche e quindi dei circuiti neuronali.
Nulla quindi al mondo di paragonabile per complessità e ricchezza: né la pur affascinante esplorazione del mondo della materia e dello stesso universo (che in confronto alla complessità cerebrale appare di semplicità fanciullesca: almeno fino a oggi), nè la genetica, che pure sembra schiudere davanti a noi un approccio emozionante ai segreti della vita e la possibilità di affrontare vittoriosamente malattie considerate fino a ieri inguaribili e quindi sottrarre il nostro corpo ai condizionamenti che Madre Natura ci aveva imposto. Non c'è perciò da stupirsi se proprio in quest'epoca sta apparendo una quantità di libri dedicati appunto a questo argomento e, in particolare, all’equivalenza tra mente, coscienza e cervello. Tra i più significativi, l'ultima opera del premio Nobel Gerald Edelman, scritto in collaborazione con uno scienziato italiano, Giulio Tononi, dell'università di Pisa, Un Universo di coscienza (Einaudi, pagine 302, lire 38.000), e Emozioni e coscienza di Antonio R. Damasio, il neuroscienziato americano di origine portoghese, autore del celebre L'errore di Cartesio (Adelphi, pagine 468, lire 55.000). Ma l'editoria italiana sembra oggi affascinata dall'argomento, e ripubblica un filosofo che si è sempre cimentato coi problemi della mente (Daniel Dennett (La mente e le menti, Bur, pag. 200, £ 14.000), uno psicologo (Merlin Donald, L'evoluzione della mente: per una teoria darwiniana della coscienza, Garzanti, pag. 478), e non ultimo Anime che sognano, del filosofo Owen Flanagan (Editori Riuniti, pag.
280, £ 32.000) sull’interazione tra il materiale che elaboriamo sognando e la coscienza nello stato di veglia, mentre un approccio innovativo al rapporto tra linguaggio e coscienza appare in queste settimane negli Usa (probabilmente verrà tradotto in Italia) opera collettiva di un antropologo e di un neuroscienziato (William. H. Calvin e Derek Bickerton, Lingua ex machina, The MIT Press, pagine 300, costo circa 29 dollari) per i quali chiave di volta della coscienza è il linguaggio, come costruzione di una sintassi, cioè di regole logiche ed inferenziali.
La domanda a cui tutti questi approcci cercano di fornire una risposta è: come mai "Io so di essere?" Come è possibile che una massa di cellule nervose si autoconfiguri in modo da riconoscersi come un’entità separata dal mondo, da cui ci giungono i segnali che registriamo? C'è qualcosa in noi di irriducibile ai fenomeni fisici, chimici ed elettrici che operano nel nostro cervello? Qual' è la base materiale del Sé, questa entità misteriosa di cui pure siamo così intensamente consapevoli ogni volta che sperimentiamo il mondo attorno a noi?
Per Damasio, il Sé è «un fenomeno privato che è parte di quel fenomeno privato chiamato mente». Punto di partenza, per lo scienziato portogheseamericano, è la «coscienza nucleare», un fenomeno primordiale di autoidentificazione, che condividiamo con altri animali superiori, alla cui base sono le emozioni, eventi strettamente biologici, sui quali poi si sviluppano i sentimenti (paura, fame, sesso, rabbia) che hanno come motore l'interazione tra l'organismo e il mondo oggettuale, la rappresentazione cerebrale degli stati del corpo, che per Damasio costituisce il "protoIo" (ossia la mappa cerebrale degli stati fisici dell'organismo, che egli definisce «coscienza nucleare», primo cardine dell'autoindividuazione, che per Damasio non richiede neppure il ricorso al linguaggio). Ma questo "protoSé" non è cosciente: rappresenta semmai quella parte del Sé che impara a conoscere e a separarsi dall'universo delle percezioni che affluiscono ai nostri centri nervosi. Solo successivamente, anche se sulla base di questo primordiale "protoSé", comincia a formarsi la "coscienza estesa", tipica solo della nostra specie, nella quale confluiscono memoria, linguaggio, cultura, biografie individuali, che danno luogo al "re" di questo mondo sotterraneo, che Damasio definisce "Sé autobiografico", aggregato nella "ancora misteriosa" coscienza nucleare, ove si verificano i processi conoscitivi e dove comincia a formarsi la coscienza estesa e in essa la coscienza morale, che ci rende membri responsabili della nostra specie. La sede fisica della "coscienza nucleare", ove vengono processate le informazioni che giungono dal corpo e dal mondo esterno è il tronco encefalico, una struttura cerebrale molto antica, mentre la coscienza di tipo superiore, quella che Damasio definisce "estesa", richiede l'intervento della corteccia, ossia della parte più recente dell'encefalo, e principalmente della memoria autobiografica. Lo studio di alcune patologie cerebrali ci dice che la presenza della coscienza richiede l'integrità del tronco encefalico e, in esso, della "formazione reticolare", cioè delle vie che processando le informazioni che giungono dall'organismo rendono possibile la "rappresentazione cerebrale" del corpo, del suo stato interno e degli stimoli provenienti dal mondo.
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vedi anche
Scienze Cognitive