RASSEGNA STAMPA

14 GENNAIO 2001
ARMANDO MASSARENTI
Il ragionamento scientifico tra ieri e oggi
«La vera filosofia è quella che ci permette di reimparare a vedere il mondo»; raccontando storie sui diversi modi in cui il mondo è stato visto lo si comprende «con la stessa profondità di un trattato di filosofia». È con questa citazione di Merleau-Ponty che Ian Hacking, giovedì scorso, alla sua «Lezione inaugurale» al Collège de France — di cui pubblichiamo uno stralcio e cui dedichiamo il focus online di questa settimana — ha reso omaggio alla cultura filosofica francese, fornendo al tempo stesso un ritratto nitido di sé e del proprio lavoro.
«Quando discuto di scienza, filosofia e storia s’intrecciano. Il mio studio sulla probabilità nel XVII secolo è l’analisi del problema filosofico dell’induzione. Esaminare l’evoluzione della statistica nell’800 significa ripensare filosoficamente il determinismo e il libero arbitrio. E se mi interrogo sul concetto di "abuso di minore", è per scoprire il meccanismo di creazione dei giudizi morali».
Il riferimento è a tre suoi splendidi libri: L’emergenza della probabilità, Il caso domato (editi in italiano dal Saggiatore) e La riscoperta dell’anima (Feltrinelli). L’accenno al maltrattemento infantile è peraltro un ottimo spunto per chiarire il tema centrale della Leçon parigina, affrontato anche nell’ultimo libro, Social Constraction of What?, tradotto da McGraw Hill Italia con La naturadella scienza.
Riflessioni sul costruzionismo
. I costruzionisti ritengono che praticamente ogni aspetto della realtà che ci circonda — l’anoressia, la malattia mentale, i geni, i quark, il nazionalismo Zulu, la verità, ecc. — sia una "costruzione sociale". Smascherare come tale, decostruendolo, ciò che solo apparentemente è reale è per loro il compito della filosofia. Un atteggiamento questo osteggiato da altri filosofi e da scienziati come il fisico Alan Sokal, noto per aver smascherato a sua volta la confusione e l’uso improprio dei concetti scientifici contenuto nelle analisi di numerosi autori (per lo più francesi) che abbracciano le tesi del costruzionismo.
Hacking — epistemologo analitico, ma anche storico alla Foucault (vedi I navigatori folli, Carocci 2000) — si pone in questa disputa in una posizione intermedia, anche se con qualche ambiguità. L'abuso di minore, scriveva nel '95 nella Riscoperta dell'anima, «è un vero male, ed era così prima che il concetto fosse costruito. Ciò nondimeno è stato costruito. Né la realtà né la costruzione dovrebbero essere in questione». Si tratta di una conclusione chiaramente anti-relativista, simile a quella di Raymond Boudon discussa sul Sole-24 Ore di domenica scorsa; e lo stesso ragionamento potrebbe ripetersi per quarks, classificazioni animali, malattie mentali ecc. Ma oggi Hacking tende piuttosto a dire che importa poco essere o no relativisti: dovremmo invece occuparci della verità, del realismo e dell'oggettività "entro" ogni singolo "stile di ragionamento" o modo di vedere la realtà. Alcuni di questi stili — per esempio quello inaugurato dalle tassonomie del vivente — sono straordinariamente stabili, e questa è già una garanzia del fatto che le nostre "costruzioni" non sono sempre così soggettive come vorrebbero i costruzionisti estremi. Si può dunque essere costruzionisti e realisti al tempo stesso.
Concetti come quello di natura sono intrisi di ideologia (dovremmo rifletterci quando consideriamo "innaturali" i cibi o gli animali transgenici) ed entro ogni singola costruzione del mondo è impossibile isolare ciò che è naturale da ciò che è costruito, le cose dai vestiti concettuali che buttiamo loro addosso: ma non per questo esse sono meno oggettive e reali.
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