| Il ragionamento scientifico
tra ieri e oggi | «La vera filosofia è quella che ci permette di reimparare a
vedere il mondo»; raccontando storie sui diversi modi in cui il
mondo è stato visto lo si comprende «con la stessa
profondità di un trattato di filosofia». È con questa citazione
di Merleau-Ponty che Ian Hacking, giovedì scorso, alla sua
«Lezione inaugurale» al Collège de France — di cui
pubblichiamo uno stralcio e cui dedichiamo il focus online di
questa settimana — ha
reso omaggio alla cultura filosofica francese, fornendo al
tempo stesso un ritratto nitido di sé e del proprio lavoro.
«Quando discuto di scienza, filosofia e storia s’intrecciano. Il
mio studio sulla probabilità nel XVII secolo è l’analisi del
problema filosofico dell’induzione. Esaminare l’evoluzione
della statistica nell’800 significa ripensare filosoficamente il
determinismo e il libero arbitrio. E se mi interrogo sul
concetto di "abuso di minore", è per scoprire il meccanismo
di creazione dei giudizi morali».
Il riferimento è a tre suoi splendidi libri: L’emergenza della
probabilità, Il caso domato (editi in italiano dal Saggiatore) e
La riscoperta dell’anima (Feltrinelli). L’accenno al
maltrattemento infantile è peraltro un ottimo spunto per
chiarire il tema centrale della Leçon parigina, affrontato
anche nell’ultimo libro, Social Constraction of What?,
tradotto da McGraw Hill Italia con La naturadella scienza.
Riflessioni sul costruzionismo. I costruzionisti ritengono che
praticamente ogni aspetto della realtà che ci circonda —
l’anoressia, la malattia mentale, i geni, i quark, il
nazionalismo Zulu, la verità, ecc. — sia una "costruzione
sociale". Smascherare come tale, decostruendolo, ciò che
solo apparentemente è reale è per loro il compito della
filosofia. Un atteggiamento questo osteggiato da altri filosofi
e da scienziati come il fisico Alan Sokal, noto per aver
smascherato a sua volta la confusione e l’uso improprio dei
concetti scientifici contenuto nelle analisi di numerosi autori
(per lo più francesi) che abbracciano le tesi del
costruzionismo.
Hacking — epistemologo analitico, ma anche storico alla
Foucault (vedi I navigatori folli, Carocci 2000) — si pone in
questa disputa in una posizione intermedia, anche se con
qualche ambiguità. L'abuso di minore, scriveva nel '95 nella
Riscoperta dell'anima, «è un vero male, ed era così prima
che il concetto fosse costruito. Ciò nondimeno è stato
costruito. Né la realtà né la costruzione dovrebbero essere in
questione». Si tratta di una conclusione chiaramente
anti-relativista, simile a quella di Raymond Boudon discussa
sul Sole-24 Ore di domenica scorsa; e lo stesso
ragionamento potrebbe ripetersi per quarks, classificazioni
animali, malattie mentali ecc. Ma oggi Hacking tende
piuttosto a dire che importa poco essere o no relativisti:
dovremmo invece occuparci della verità, del realismo e
dell'oggettività "entro" ogni singolo "stile di ragionamento" o
modo di vedere la realtà. Alcuni di questi stili — per esempio
quello inaugurato dalle tassonomie del vivente — sono
straordinariamente stabili, e questa è già una garanzia del
fatto che le nostre "costruzioni" non sono sempre così
soggettive come vorrebbero i costruzionisti estremi. Si può
dunque essere costruzionisti e realisti al tempo stesso.
Concetti come quello di natura sono intrisi di ideologia
(dovremmo rifletterci quando consideriamo "innaturali" i cibi
o gli animali transgenici) ed entro ogni singola costruzione
del mondo è impossibile isolare ciò che è naturale da ciò
che è costruito, le cose dai vestiti concettuali che buttiamo
loro addosso: ma non per questo esse sono meno oggettive
e reali. |