RASSEGNA STAMPA

13 GENNAIO 2001
editoriale
Dalla Piccola: «Speriamo che funzioni»
«Bisogna ancora dimostrare con evidenze scientifiche certe che la via italiana effettivamente porti a produrre cellule staminali e non alla formazione dell’embrione. Se così sarà, non avremo più riserve». Bruno Dalla Piccola, presidente della società italiana di genetica, uno dei sette membri cattolici della commissione Dulbecco, resta fedele alla nota consegnata al ministro Veronesi: in poche righe i cattolici hanno espresso un sì condizionato al trasferimento di nucleo ritenendo insufficienti le prove ora disponibili. «Noi tutti speriamo che la via italiana funzioni e ci permetta di ottenere i risultati attesi - continua Dalla Piccola -. Se così accadesse avremmo trovato un metodo rapido e risolutivo per produrre cellule staminali in grandi quantità di copie e compatibili con il malato perché avranno il suo stesso patrimonio genetico. Noi, una volta superati questi dubbi, accetteremo quello che per il momento è stato dimostrato in modo incompleto». Secondo Dalla Piccola con la sua lettera il presidente della Repubblica ha riconosciuto a Veronesi il merito di un lavoro senza precedenti, portato a termine in tempi brevi, tre mesi appena: «Non ha mai interferito, si è mosso in modo dignitoso e coraggioso in un campo estremamente difficile. Si è mostrato, inoltre, molto cortese con chi si è dissociato dalla posizione prevalente. E io sono tra questi». Secondo il professor Raffaello Cortesini, trapiantologo, il trasferimento di nucleo è una tecnica «border line», dove il confine tra embrione e cellule staminali è indefinito. Dalla Piccola è d’accordo, ma è ottimista. Un altro membro della commissione, Giuseppe Novelli, direttore dell’istituto di genetica dell’università di Tor Vergata, rassicura: «Nessuno di noi ha interesse a costruire e distruggere embrioni. Un principio che ci ha trovati tutti d’accordo».
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