| «Bisogna ancora dimostrare con evidenze scientifiche certe che la
via italiana effettivamente porti a produrre cellule staminali e non alla formazione
dell’embrione. Se così sarà, non avremo più riserve». Bruno Dalla Piccola,
presidente della società italiana di genetica, uno dei sette membri cattolici della
commissione Dulbecco, resta fedele alla nota consegnata al ministro Veronesi: in
poche righe i cattolici hanno espresso un sì condizionato al trasferimento di nucleo
ritenendo insufficienti le prove ora disponibili. «Noi tutti speriamo che la via italiana
funzioni e ci permetta di ottenere i risultati attesi - continua Dalla Piccola -. Se
così accadesse avremmo trovato un metodo rapido e risolutivo per produrre cellule
staminali in grandi quantità di copie e compatibili con il malato perché avranno il
suo stesso patrimonio genetico. Noi, una volta superati questi dubbi, accetteremo
quello che per il momento è stato dimostrato in modo incompleto». Secondo Dalla
Piccola con la sua lettera il presidente della Repubblica ha riconosciuto a Veronesi
il merito di un lavoro senza precedenti, portato a termine in tempi brevi, tre mesi
appena: «Non ha mai interferito, si è mosso in modo dignitoso e coraggioso in un
campo estremamente difficile. Si è mostrato, inoltre, molto cortese con chi si è
dissociato dalla posizione prevalente. E io sono tra questi». Secondo il professor
Raffaello Cortesini, trapiantologo, il trasferimento di nucleo è una tecnica «border
line», dove il confine tra embrione e cellule staminali è indefinito. Dalla Piccola è
d’accordo, ma è ottimista.
Un altro membro della commissione, Giuseppe Novelli, direttore dell’istituto di
genetica dell’università di Tor Vergata, rassicura: «Nessuno di noi ha interesse a
costruire e distruggere embrioni. Un principio che ci ha trovati tutti d’accordo». |