Catastrofisti nemici dell'ambiente| Negare i progressi reali
non giova all'ecologia |
| Duemila e non più duemila; il terrorismo ambientale per la fine del secondo millennio non poteva mancare, all'insegna del più classico déja vu.
Il terreno era già stato ampiamente preparato dalla più popolare e sbagliata analisi sui destini del mondo: il volumetto sui Limiti dello sviluppo (1971). Per predire le tristi sorti dell'umanità i temerari autori avevano predisposto un modello di lungo periodo, fondato sulla falsa ipotesi di assenza del progresso tecnico. Come dire un mondo odierno senza Internet, che può evitare spostamenti e relativo inquinamento, senza progresso nei nuovi materiali meno inquinanti, senza biotecnologie. Inutile dire che le previsioni erano tragiche.
Successivamente Paul Ehtlich, nella sua Population Bomb, aveva previsto tremende crisi da sovrappopolazione prima del Duemila. E il catalogo potrebbe continuare. Su questo solco ampiamente arato si è posto all'inizio d'anno, sul «Corriere della sera», Giovanni Sartori, illustre studioso di sistemi elettorali.
Il messaggio non brilla per novità: sovrappopolazione, effetto serra (che per il suo fascino terroristico fa ignorare i pur attuali e gravi inquinamenti locali), totale disinteresse ecologico degli umani, cui si raccomanda - quale brillante rimedio - di trovare una pillola per rinsavire.
Occorre dire forte e chiaro: ora basta! Chi vuole utilmente scrivere di ambiente, per stimolare comportamenti quotidiani e politiche adeguate, agisce colpevolmente se si adagia, soltanto sull'impressionismo o sulla scarsa correttezza scientifica di alcuni profeti, il cui effetto è solo di provocare generici sensi di colpa e impotenza operativa.
E' vero: la situazione ambientale desta giustificate preoccupazioni. Ma perché nascondere i progressi fatti, elemento fondamentale per infondere volontà di migliorare e capacità di scegliere? E' una via seguita dagli ambientalisti più intelligenti, ad esempio in Legambiente. Essi non ignorano, per esempio, che l'emissione in atmosfera di anidride solforosa, causa di malattie respiratorie, è scesa al disotto dei livelli di guardia nelle principali città che hanno preso provvedimenti, così come per il piombo e altri inquinanti.
I recenti negoziati sull'effetto serra sono stati sospesi, è vero, ma non per follia collettiva, bensì per l'insipienza della presidenza francese dell'Unione europea. Essa ha offerto un ministro che, per scarsa conoscenza della lingua veicolare inglese, indispensabile per i necessari negoziati di corridoio, è stata accusata a caldo dai colleghi di non capire la situazione, e ha poi respinto un compromesso con gli Stati Uniti, per motivi di politica Verde. Le cose si rimetteranno in marcia, certo ancora in misura insufficiente per la vastità del problema. Ma, anche qui, perché non rilevare che per far fronte all'inquinamento globale si è messo in moto un qualcosa che assomiglia a un governo del Pianeta?
E si potrebbe continuare: i rifiuti urbani aumentano ancora, ma progredisce il riciclo per gli imballaggi, e diminuiscono notevolmente i rifiuti industriali. I progressi nelle tecnologie pulite sono stati notevoli, grazie alle normative che rendono costoso inquinare.
Insomma: il bicchiere per la conquista della qualità ambientale è solo mezzo pieno, ma si può procedere. Predicare l'inevitabile catastrofe è falso e disincentivante. |