RASSEGNA STAMPA

30 DICEMBRE 2000
CINZIA CAPORALE
Un equilibrio tra valori in conflitto
Un ottimo documento, ma debole nella parte scientifica
La relazione della «Commissione Ministeriale per l'uso delle cellule staminali», ha riproposto, articolandolo in modo sintetico ma compiuto, il dilemma morale sul valore che si vuole attribuire, o che possiederebbe in sé l'embrione umano.
Esemplare nella sua intelligibilità e ricca di spunti, è la sezione dedicata agli aspetti etici curata da Demetrio Neri. Il presupposto - anche considerando l'importanza degli altri sistemi sperimentali (adulto, cordone ombelicale, feti abortiti) -, era l'imprescindibilità delle ricerche condotte su embrioni, sia a fini conoscitivi sia nella prospettiva di realizzare terapie efficaci per patologie tra le più gravi e diffuse. La maggioranza della Commissione si è quindi riconosciuta nella posizione di massima estensione della liceità di tali studi e ha ribadito «la necessità di non escludere pregiudizialmente nessun settore di ricerca». Anche perché, «a fronte del carattere fondamentale che il diritto alla salute riveste nel nostro ordinamento costituzionale, favorire le ricerche dirette a realizzare tali trattamenti diventa un obbligo morale». Il documento sottolinea che «la valutazione etica riguarda le finalità e le metodologie di un tipo specifico di ricerca, in ragione del fatto che tale ricerca avviene in un contesto su cui grava un serio disaccordo morale». Un disaccordo che, evidentemente, non riguarda i benefici attesi, quanto piuttosto «la provenienza embrionale di alcune linee cellulari».
Riguardo a tale conflitto morale, «non riducibile nei termini di una contrapposizione tra pensiero secolare e pensiero religioso», «la Commissione è ben consapevole che il mero fatto che una data soluzione raccolga un vasto consenso, non la rende "più giusta" rispetto alle altre». Sette membri della Commissione di orientamento cattolico, ritengono che «l'embrione è un essere umano con potenzialità di sviluppo (e non un essere umano potenziale), e che l'embrione, come ogni essere umano, ha diritto alla vita». Inoltre, riguardo all'uso di embrioni crioconservati «partire dal dilemma "l'embrione o viene usato o viene distrutto", significa accettare, in etica, l'insostenibile equiparazione tra uccidere e lasciar morire».
La maggioranza ha viceversa osservato che «destinare una parte di questi embrioni a ricerche dalle quali possono derivare notevoli benefici per l'umanità non comporta una concezione strumentale dell'embrione» e che «quando ci si trova di fronte a situazioni dilemmatiche, il meglio che si possa fare - se si esclude l'inazione, che comunque è una scelta - è di bilanciare i valori in gioco», in questo caso l'inevitabile distruzione degli embrioni non più impiantabili contro il valore di una «ricerca suscettibile di salvare la vita di milioni di esseri umani». Una posizione anche ispirata alla responsabilità verso le generazioni a venire.
Curiosamente e in modo contraddittorio, a fronte di un'impostazione liberale - «questa Commissione (o qualunque altra Commissione) non può certo assumersi il compito di dirimere» il disaccordo morale -, il documento propone viceversa una «Via di uscita» morale. il «Trasferimento nucleare di cellule staminali autologhe», ovvero una forma di clonazione terapeutica che non comporterebbe la creazione di veri e propri embrioni. Assai improbabile scientificamente (non esistono riscontri in letteratura), l'"ipotesi di studio" non sembra neppure soddisfacente sul piano etico. E' una via impervia e, appunto, ipotetica e quindi non risponde né ai bisogni dei malati di oggi, né a quelli delle generazioni future. Essendo altamente incerta, in un Paese che già destina molto poco alla ricerca, il suo finanziamento distoglierebbe fondi preziosi da altri settori sperimentali di maggiore fondatezza. Infine, non ha neppure il pregio di rispettare pienamente i principi cattolici. Ciò perché e in quanto occorrerebbe comunque una fase iniziale di sperimentazione che implica la formazione di embrioni potenzialmente in grado di svilupparsi, prima di poter pervenire alla certezza della formazione di un semplice aggregato cellulare non sviluppabile in un embrione vero e proprio (fase non sostituibile con modelli animali). Un'evidente contraddizione logica e fattuale che non aggiunge nulla, ma che semmai indebolisce un ottimo documento.
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Bioetica