È morto Quine filosofo e logico| Lo studioso aveva 92 anni |
| Se ne va con Willard Van Orman Quine - logico,
matematico e filosofo statunitense - uno dei grandi maestri
della filosofia del Novecento, un pensatore lucido e geniale
che con la sua opera ha dato un contributo determinante
allo sviluppo della filosofia analitica, di cui era considerato
uno dei capiscuola. Nato il 25 giugno 1908 ad Akron,
nell'Ohio, aveva conseguito il dottorato ad Harvard con
Whitehead, e aveva poi trascorso un periodo di studi in
Europa, venendo in contato con la Scuola di Varsavia e il
Circolo di Vienna. Aveva conosciuto personalmente a
Varsavia Lesniewski, Lukasiewicz e Tarski, a Vienna
Gödel e Schlick, a Praga Carnap. Tornato ad Harvard nel
1933, vi aveva insegnato fino al 1977, prima come
professore associato e dal 1948 come full professor,
svolgendo nel corso degli anni anche un'intensa attività di
visiting professor, tra l'altro a São Paulo, Oxford, Adelaide,
Tokio, Parigi e Uppsala.
Confrontandosi specialmente con Carnap, Quine intende
liberare l'empirismo logico del Circolo di Vienna dai suoi
presupposti dogmatici, arricchendolo nel contempo con
argomenti tratti dalla tradizione del pragmatismo americano.
Inizialmente si era dedicato soprattutto a studi di logica e
matematica (Methods of Logics, 1950), allargando però il
suo orizzonte di ricerca già in From a Logical Point of View
(1953), una raccolta di saggi tra cui due fondamentali: On
what there is (1948), che propone un'ontologia minimale, in
cui è ammesso solo il minor numero possibile di entità, e
Two Dogmas of Empiricism (1951), che suscitò una vasta
controversia e aprì nuove prospettive della filosofia
analitica. Quine vi mette a nudo due presupposti dogmatici
dell'empirismo logico: la distinzione tra "giudizi analitici" e
"giudizi sintetici" - sostenendo l'impossibilità di conseguire
un concetto chiaro di "analiticità" - e il cosiddetto
"riduzionismo", secondo cui tutte le nostre proposizioni si
possono ridurre a proposizioni empiriche verificabili. Per
Quine nessuna proposizione può essere verificata
isolatamente, ma tutti i nostri enunciati si presentano per
così dire "di fronte al tribunale dell'esperienza sensibile
come un collettivo".
Negli anni Cinquanta fu sempre più attratto da questioni di
ontologia e filosofia del linguaggio, maturando una sua
originale posizione esposta nella sua opera maggiore: Word
and Object (1960). Cercando di spiegare come il nostro
uso del linguaggio ci connetta con il mondo, egli sostiene,
contro Noam Chomsky, la tesi che il nostro
comportamento linguistico è una reazione a stimoli del
nostro apparato percettivo, e illustra le sue argomentazioni
con un celebre e controverso esempio: che cosa deve fare
un linguista per compilare il vocabolario di un linguaggio a
lui del tutto sconosciuto? L'osservazione empirica del
comportamento linguistico, unico strumento a sua
disposizione, è insufficiente a stabilire una corrispondenza
precisa di significati con la propria lingua. Quine giunge
allora a sostenere la tesi dell'indeterminatezza della
traduzione, quindi dell'indeterminatezza del significato e
infine dell'indeterminatezza delle nostre teorie. Congetture,
ipotesi scientifiche ed edifici teorici che noi costruiamo
rimangono sempre sottodeterminati rispetto alla base
empirica cui si riferiscono, e ciò spiega perché ci possano
essere due teorie fra loro incompatibili e tuttavia entrambe
accordabili con i dati empirici.
Quindi ha proposto un'intera serie di strategie per evitare o
superare pragmaticamente questa indeterminatezza,
pubblicando una serie di studi che sono tra quanto di
migliore il dibattito filosofico mondiale ha offerto negli ultimi
decenni : The Ways of Paradox (1966), Ontological
Relativity (1969), The Roots of Reference (1974), Theories
and Things (1981), il brillante e gustosissimo dizionario
filosofico Quiddities (1987), The Pursuit of Truth (1990) e
From Stimulus to Science (1995). Tutti questi scritti, alcuni
vere e proprie pietre miliari del pensiero analitico, tracciano
un solco chiaro e profondo nell'accidentato territorio della
filosofia del nostro tempo, e forniscono un orientamento
metodologico che è quanto di più prezioso egli ci lascia in
eredità. |