Cellule staminali, ecco la via italianaSi chiama "Tnsa" la nuova tecnica proposta dalla Commissione presieduta dal Nobel Dulbecco Dovrebbe permettere un grande salto di qualità alla ricerca biomedica, senza l'uso degli embrioni |
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Nome in codice: Tnsa. Ma non è uno scioglilingua. Sta per "Trasferimento nucleare di cellule staminali autologhe". Ovvero: la creazione di ovociti (le cellule uovo) con il nucleo delle cellule adulte del paziente in grado di generare cellule staminali. Facilmente impiantabili sul paziente (perché compatibili). E senza la necessità di creare embrioni. E' questa la via tutta italiana per far marciare la ricerca biomedica con la speranza di poter curare nel futuro prossimo venturo in Italia 10 milioni di persone affette da patologie cronico-degenerative: morbo di Parkinson, Alzheimer, arteriosclerosi, ipertensione, infarto. Sempreché le risorse finanziarie, sempre quelle, siano disponibili.
All'incrocio tra etica e scienza, nel millennio che si apre con rivoluzioni medico-scientifiche più o meno futuribili e questioni morali apertissime, la ricerca italiana scommette su un nuovo fronte. Che sembra accontentare tutti: i cattolici che non ammettono l'uso degli embrioni e chi invece ha più o meno superato quelle barriere nel nome e per conto della cura delle vite umane. Una scelta che va in direzione
opposta al "Rapporto Donaldson", che in Inghilterra ha spalancato le porte all'uso degli embrioni nella ricerca. Mentre l'Italia pende verso la strada del Tnsa, indicata dal suo "Rapporto Dulbecco".
E' con il lancio del "progetto Tnsa", e dunque col via libera all'impiego made in Italy delle cellule staminali, che la Commissione dei 25 superesperti nominati da Umberto Veronesi, e presieduta dal premio Nobel Renato Dulbecco, ha indicato la soluzione migliore, o quanto meno quella in parte condivisa, per offrire più opportunità di guarigione da una lunga lista di malattie considerate incurabili. "Un'ipotesi di lavoro", vanno con i piedi di piombo gli esperti di matrice cattolica. Anche se il professor Veronesi, non solo da ministro, è pronto a spezzare qualcosa più che una lancia per il Tnsa: "Sarà una rivoluzione paragonabile a quella degli antibiotici, sarà una svolta storica", ha detto ieri nel presentare le conclusioni di un lavoro durato tre mesi.
Un lavoro che ha fatto emergere più di una spaccatura tra i due poli dei superesperti: ricercatori, scienziati, bioetici, genetisti, farmacologi, filosofi e teologi tout court come il cardinal Ersilio Tonini. Spaccatura che s'è dimostrata insanabile sull'argomento cruciale all'esame della Commissione: l'uso di cellule staminali prelevate da embrioni . Questione che i sette esperti classificati nell'area cattolica hanno rigettato senza indugi: "L'embrione è un essere umano con potenzialità di sviluppo (non un essere umano potenziale), pertanto, come ogni altro essere umano. ha diritto alla vita". E che i diciotto "laici", pur nel rispetto delle altrui posizioni etiche, valutano altrimenti nel segno del "principio di beneficialità": "A fronte dell'inevitabile destino riservato a una parte degli embrioni crioconservati (congelati, ndr) e non più impiantabili - hanno scritto nero su bianco nel parere di maggioranza - si ritiene che la bilancia penda a favore della destinazione di tali embrioni agli scopi di una ricerca suscettibile di salvare la vita di milioni di esseri umani".
Il consenso è stato invece trovato su tutti gli altri punti in discussione. L'accordo ha riguardato infatti tutte le altre "sorgenti" delle cellule staminali: il prelievo dal feto, dal sangue del cordone ombelicale e dal midollo osseo. Possibilità che, però, secondo gli esperti non sono in grado di offrire gli stessi risultati della Tnsa che "si è dimostrato in grado di soddisfare tutte le incognite scientifiche (quantità di cellule staminali disponibili, compatibilità col paziente, caratteristiche) e la liceità etica sia come tecnica di produzione, sia per le Finalità terapeutiche".
Ma "non c'è sicurezza che l'inserimento nell'ovocita del nucleo di una cellula del donatore ricevente non si sviluppi in un embrione", ha affermato il professor Adriano Bompiani, ricordando il caso della clonazione della pecora Dolly. Ben diversa la posizione di Dulbecco: "E' una rivoluzione per la biologia, la via rivoluzionaria che avrà grosse ripercussioni positive in campo scientifico e per la medicina in particolare".
Una via tutta da percorrere, naturalmente. "Funzionerà", prevede il Nobel per la Medicina. Anche se i "ma", quanto meno legati ai fondi disponibili, lasciano perplessi. Pur con tutto l'entusiasmo possibile per il progetto, da esperto anche dei problemi che soffocano la ricerca italiana, Dulbecco non ha avuto esitazione alcuna: "Servono finanziamenti adeguati". Veronesi non s'è azzardato a calcolare alla lira, almeno per il momento, le risorse necessarie. Ma le previsioni indicano per la partenza una posta almeno da 100 miliardi di lire. Cifra assai distante dalle dotazioni messe in campo dalla Finanziaria per il 2001 per la ricerca sulle cellule staminali adulte: 15 miliardi. E poi se ne riparli.
Spaccature a parte, la Commissione ha ritrovato l'unanimità su altri aspetti cruciali. A partire dalle "Raccomandazioni" che concludono il corposo documento consegnato al ministro della Sanità. Sono quattro i suggerimenti degli esperti. Primo invito: sostenere la ricerca su tutte le fonti di cellule staminali, creando un "Progetto nazionale" ad hoc dotato di un organismo tecnico che formuli linee-guida, tenga sotto osservazione l'andamento dei programmi avviati, valuti e approvi protocolli di ricerca clinica. Seconda raccomandazione, sottesa all'invito a percorrere la "via italiana": sostenere e sviluppare la tecnica del Tnsa. Terza indicazione: altolà alla creazione di embrioni a scopo di ricerca, consentendo il prelievo di cellule staminali solo da embrioni sovrannumerari, crioconservati, non più destinati all'impianto. Infine la quarta raccomandazione: avviare senza indugi un vero e proprio inventario degli embrioni conservati in cliniche e laboratori, per stabilirne con la massima certezza il numero e la localizzazione, accompagnando il tutto con adeguate norme di legge che possano "assicurare una adeguata protezione dell'embrione".
Tutto risolto, allora? Senz'altro no. Lo stesso Veronesi ha sottolineato che si è davanti a un rapporto ancora da limare. E del resto è la politica, in questo Paese che non è riuscito a legiferare sulla procreazione assistita, a reclamare la sua parte. "Non c'è nessun via libera" ha commentato per An Alfredo Mantovano l'uso di cellule staminali con la tecnica del trasferimento nucleare, reclamando il ruolo del Parlamento. Quella della "Commissione Dulbecco" è una indicazione "rispetto alla quale la politica non può restare indifferente", ha replicato la diessina Franca Chiaromonte. E mentre Emma Bonino lancia "una grande petizione popolare antiproibizionista sulla ricerca scientifica", il Ppi va con i piedi di piombo: siamo davanti a "spunti di riflessione solo in parte condivisibili", mette in guardia Giuseppe Fioroni.
"Ottimo", sia il lavoro che le conclusioni della Commissione, promuove il rapporto Giovanni Berlinguer, presidente del Comitato nazionale di bioetica, autore l'ottobre scorso di un parere. anch'esso con tanti distinguo, sull'impiego terapeutico delle cellule staminali. Su un punto, peraltro, Berlinguer è apparso scettico: "Trenta milioni di soggetti affetti da patologie croniche e 10 milioni di possibili beneficiari di queste terapie sono cifre esagerate sul piano epidemiologico e clinico". |