| L'ambiente non si difende a occhi chiusi | Lo spreco da destra e sinistra nella legge finanziaria ha un babbo nel clima elettorale e una mamma nella mancanza di calcolo economico. E' giusto infatti accantonare il mercato per decidere la produzione di alcuni beni e servizi che non hanno prezzo: ambiente, difesa, eccetera. Però è dannoso ignorare il calcolo dei costi e benefici sociali per decidere la spesa pubblica.
Due casi complementari. Elettrosmog: il ministero dell'Ambiente ha una valutazione di ben 57mila miliardi di costo per la normativa antinquinamento proposta. In un Rapporto nasconde però questa stima,
affermando che è inopportuno diffondere ipotesi sui costi, e che semmai bisognerà valutare gli sconosciuti benefici ("Il Sole-24 Ore", 8 dicembre). Non sfiora l'idea che per decidere occorre calcolare se il danaro pubblico potrebbe essere meglio utilizzato per fini alternativi, a esempio per ridurre i 7mila morti per incidenti stradali?
Secondo esempio di disinformazione economica: il presidente dell'autorevole Associazione per la salvaguardia di Venezia afferma minacciosamente che i costi delle dighe mobili per difenderla dalle acque alte sono "terrificanti" ("Corriere della sera", 22 novembre).
Ma anche il costo d'un gelato è salato, se non piace: il giudizio dipende dai benefici attesi. Essi sono stati però cifrati per Venezia, in assenza di dati ufficiali, da una economista, Rita Cefierino, in un libro originale, Venezia Atlantide. L'impatto economico delle acque alte. Le dighe mobili frusterebbero un beneficio stimato in circa 19mila miliardi, per il danno evitato alle strutture urbane e al benessere di residenti e turisti. Il costo delle dighe è invece di circa 8mila miliardi, più le spese di gestione (questi costi e benefici si possono raffrontare a tasso di interesse zero, equiparando noi e le generazioni future).
Le omissioni descritte hanno fini politici. Per l'elettrosmog si vuole spingere l'intervento: qui silenzio sui costi. Per Venezia si hanno perplessità sulle dighe: dunque tacciamo i benefici.
Usa, Unione europea e altre amministrazioni competenti obbligano ormai alle valutazioni di costi e benefici sociali quale supporto (non vincolo) alle decisioni di spesa. Da noi riemerge invece l'affermazione di un ragioniere generale dello Stato negli anni 70: "Il pubblico bilancio è il luogo della pace sociale". Infatti ingrassando i meccanismi ciascuno è contento. I debiti? Letteralmente a babbo morto, poiché il sagace funzionario passò (demo)cristianamente a miglior vita senza gestire la stretta finanziaria da 12Omila miliardi del Governo Amato (1992-93).
Nonostante alcune vaghe affermazioni legislative, mancano regole per il calcolo economico, già emanate negli anni 30 in Usa, e un organismo indipendente per impedire che tutto finisca in burletta, come negli anni 80 per il famigerato Fondo investimenti occupazione. Il calcolo economico-sociale non è tutto. Ma il politico che lo ignora decide senza discernimento. |