RASSEGNA STAMPA

17 DICEMBRE 2000
Il risveglio dei fantasmi continentali
Domenýca 19 novembre Ŕ stato pubblicato sul "Sole-24 Ore" un articolo di Alessandro Pagnini su due importanti filosofi contemporanei, Robert Brandom e John McDowell, che ha suscitato dapprima le reazione di un lettore (vedi S. Zammartini) e poi quella di Gianni Vattimo, uscýta domenýca scorsa. Pubblichiamo due ulteriori articoli e la replica finale di Pagnini.
L'articolo di Alessandro Pagnini si chiudeva addebitando ai due autori discussi - Brandom e McDowell - una mancanza di attenzione nei confronti dei "fantasmi continentali" che potrebbero turbare i loro sonni guadagnati sul campo della confutazione dell'empirismo. Non sorprende, perci˛, leggere una risposta di Gianni Vattimo, apparsa domenica scorsa, che osserva molto ragionevolmente come gli autori discussi e i loro interlocutori (come Rorty) appaiano ben consapevoli degli eventuali fantasmi continentali. Ma forse dovremmo aggiungere che l'appello agli autori continentali (Hegel, tra gli altri) non andrebbe disgiunto da una comprensione dei problemi che hanno spinto a cercare in questi autori una risposta. E questi sono all'origine i problemi dell'empirismo.
Un problema dell'empirismo Ŕ il modo in cui le nostre esperienze riescono effettivamente a metterci in contatto con il mondo. Vi Ŕ in proposito un argomento fondato sulla possibilitÓ dell'illusione. Se i nostri sensi ci ingannano in talune circostanze, come quando ci sembra di vedere spezzato il bastoncino inserito in un bicchiere d'acqua, allora essi potrebbero ingannarci sempre, ingenerando il timore che la nostra sorte sia quella di rimanere confinati dentro il regno delle nostre esperienze, senza riuscire a raggiungere mai il mondo esterno. ╚ a questo tipo di problemi che Brandom e McDowell cercano di dare risposta.
Brandom sostiene che ci˛ che garantisce che le esperienze percettive abbiano effettivamente un contenuto empirico Ŕ la comunitÓ di parlanti in cui i giudizi osservativi basati su tali esperienze vengono sostenuti, rendendo espliciti gli impegni normativi nei confronti delle conseguenze inferenziali che derivano da essi. Quando dico che qualcosa Ŕ rosso, il mio giudizio osservativo acquista significato alla luce delle norme che mi dicono quando Ŕ corretto dire che qualcosa Ŕ rosso.
Secondo il modo di vedere di McDowell questa soluzione arriva, per cosý dire, troppo tardi. La garanzia offerta dalla comunitÓ di parlanti, che si interpretano reciprocamente leggendo gli uni negli altri proprietÓ normative implicite nelle loro esecuzioni verbali, ha una natura piuttosto precaria e in fondo ancora interamente scettica. La comunitÓ viene introdotta, infatti, in modo indipendente rispetto a ci˛ che costituisce il contatto dell'individuo con il mondo. Vi sono due contributi indipendenti, quello individuale e quello comunitario; perci˛ Ŕ immaginabile che essi potrebbero anche non andare d'accordo. L'appello alla comunitÓ diventa qualcosa che potremmo sensatamente rifiutare, lasciando aperta la via del ritiro nella propria privatezza (che era l'esito scettico empirista a cui si voleva porre rimedio).
Una diversa soluzione consiste nel concepire comunitÓ e tradizioni come il modo in cui il mondo ci si rivela (come scrive McDowell in Mente e mondo, riconoscendo la lezione di Gadamer). La mossa qui (che troviamo in diversi autori, come Sellars e Cavell) Ŕ quella di respingere il suggerimento che le "esperienze" illusorie siano in quanto tali esperienze anzichÚ mere illusioni di esperienze. La garanzia contro lo scetticismo va trovata prima che si avvii la progressione scettica. Il nostro linguaggio percettivo, con il quale esprimiamo come le cose ci sembrano, coinvolge giÓ di per sÚ un rapporto intersoggettivo e ambientale. Il contatto sensibile con il mondo Ŕ quello di creature animali che si muovono e agiscono nel mondo, che possono controllare in diversi modi se le loro esperienze sono corrette, guardando da diverse prospettive gli oggetti percepiti e comunicando con gli altri individui. Il punto qui Ŕ che il concetto di esperienza presuppone tutto ci˛. D'altra parte, neppure i concetti di inferenza e di razionalitÓ sono comprensibili se non come aspetti del modo in cui il pensiero riguarda come le cose stanno nel mondo.
PoichÚ l'appello di McDowell alle tradizioni e alle comunitÓ costituisce una delucidazione di ci˛ che significa essere individui pensanti e umani, queste tradizioni e comunitÓ - pur nella loro specificitÓ - perdono quel carattere esterno che esse hanno in Brandom (e in Rorty) e diventano "seconda natura". ╚ come se McDowell dicesse: solo delle tradizioni che possiamo vedere come iniziazioni al regno del pensiero e della riflessione critica possiamo dire che sono autentiche tradizioni. E ci˛ getta una luce interessante sul significato dell'appello alle tradizioni e sull'ereditÓ hegeliana e storicista. Hegel e Gadamer sono (assieme ad altri) al centro del lavoro di McDowell, ma una volta stabilito questo nulla Ŕ stato ancora detto sugli usi filosofici che siamo disposti a fare di questi "fantasmi" continentali.
inizio pagina
vedi anche
analisi e commenti