RASSEGNA STAMPA

17 DICEMBRE 2000
UMBERTO BOTTAZZINI
Un mare di scienza
«Ili modello mediterraneo, scienza, filosofia e arte: un passato a rischio», Istituto Italiano per gli Studi Filosofici Napoli - Sissa-Lis, Trieste Cuen, Napoli 2000, pagg. 94, L. 18.000
Parlare di "modello mediterraneo" nella scienza potrebbe sembrare una forzatura, . non immune da pericolose derive etniche e razziste. Nel corso dei millenni le popolazioni dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo hanno prodotto culture e costumi diversi, hanno conosciuto vicende politiche divergenti e spesso ferocemente contrapposte. Eppure, ciò che ha accomunato quella pluralità di culture e popoli è stato il «modo di interrogare il mondo», di «integrarlo alla propria storia», osserva Franco Prattico nell'intervento introduttivo al convegno di cui questo libretto raccoglie gli atti. Si può dire che su quel "modello", su quell'incrocio di culture, credenze, religioni tanto diverse si fonda la costruzione del sapere moderno. Ma se è vero che la scienza è nata sulle sponde del Mediterraneo, avverte Jean-Marie Lévy-Leblond, è anche vero che lì «ha conosciuto nel corso dei secoli un certo numero di fallimenti». La grande fioritura della scienza greco-ellenistica si esaurisce ad Alessandria sei secoli più tardi. La scienza arabo-islamica che si sviluppa a partire dall'ottavo secolo tramonta intorno al '400. La storia della scienza nel Mediterraneo ci insegna insomma che anche la scienza conosce la morte. In mancanza di un ripensamento critico, anche la scienza che è nata col Rinascimento e con Galileo corre il rischio di andare incontro ad una crisi profonda, proprio per i suoi stessi successi. In molti campi della scienza infatti, «il dominio del mondo ha la meglio sulla sua comprensione». Il Paradosso che minaccia la scienza attuale è che «sappiamo fare molte più cose di quante ne conosciamo e comprendiamo».
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Cultura-Impresa scientifica