RASSEGNA STAMPA

17 DICEMBRE 2000
GOFFREDO FOFI
Un antiautoritarismo alla Dewey
E' scomparso, la sera del 12 corrente mese a Firenze, Lamberto Borgi. Di lui Eleuthera aveva appena mandato in libreria una raccolta di scritti, La città e la scuoia, il cui titolo parafrasa quello di una gloriosa rivista che lui diresse dopo il Codignola. Aveva 93 anni, la sua morte è nell'ordine delle cose.
Ma non lo è il silenzio che ha circondato la sua opera, e la disattenzione dei media nei confronti di uno studioso tra i migliori che l'Italia repubblicana abbia avuto, "padre della patria" assai più di tanti celebrati vecchioni ma che ha agito nell'ombra, e in un campo, la scuola, che non ha prodotto se non transitoriamente dei "nomi" famosi (don Milani, Mario Lodi).
Borghi, ebreo livornese, studiò alla Normale di Pisa legandosi a Capitini e all'area del nascente liberalsociabmo, poi dovette fuggire in America per le leggi razziali e lì fu a fianco di personalità come Salvemini (con il quale ebbe spesso amicali contrasti), John Dewey, Carl Rogers, Cassirer, e l'area di "Polities", la rivista di Dwight Macdonald, cui collaborò conoscendovi, oltre alla Arendt, Nicola Chiaromonte, un amico prediletto che lo introdusse, quando tornò in Europa, all'amicizia di Andrea Caffi.
Si era precisata in America la sua vocazione di pedagogista, che lo portò al Magistero di Firenze, alla formazione di migliaia di valorosi insegnanti, al rapporto con i gruppi e le battaglie del rinnovamento della scuola, fino all'affermazione, con gli anni del boom, dei principi e metodi della "scuola attiva" almeno nelle elementari, spazio privilegiato della sperimentazione post-bellica di fronte alla chiusura delle superiori e del loro ceto troppo docente.
Tra i suoi libri, spicca un capolavoro della nostra storiografia, Educazione e autorità nell'Italia moderna, straordinaria guida alle mutazioni sociali e politiche del Paese, tra il Risorgimento e gli anni Cinquanta del '900.
Ma innumerevoli sarebbero le opere da citare, tutte attorno al grande tema dimenticato per decenni, nel dominante statalismo della nostra tradizione di destra e di sinistra, dell'autonomia della scuola, e anzi dell'autonomia del processo pedagogico da ogni altro potere: lo Stato come la Chiesa; i partiti come gli industriali.
Un "potere" a sé oggi tutto da reinventare, con l'ausilio delle riflessioni e degli studi di pensatori come Borghi che mai, forse, sono stati così necessari come oggi.
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