RASSEGNA STAMPA

16 DICEMBRE 2000
CARLO GRANDE
Il 14 dicembre del 1900 Max Planck presentava al Congresso dei fisici tedeschi i principi di una nuova teoria
Strano destino, quello di Max Planck. Quando il poco più che quarantenne docente di Berlino propose la sua "costante h" al Congresso dei fisici tedeschi, non sapeva di essere un Cristoforo Colombo del XX secolo. Invece aveva messo piede su un lembo di territorio che apparteneva a un nuovo, formidabile continente scientifico e intellettuale. Molti scienziati, quel 14 dicembre di cent'anni fa, contemplavano compiaciuti i risultati ottenuti dalla fisica, disciplina che sembrava in grado di spiegare in modo soddisfacente tutti i fenomeni naturali, grazie alle teorie della meccanica newtoniana, dell'elettromagnetismo e della termodinamica.
All'orizzonte rimanevano solo "piccole nubi", come quel rompicapo dal nome vagamente poetico affrontato da Planck: l'"irradiamento di un corpo nero". Accolta con un certo scetticismo, la sua "costante" sembrava un banale artificio matematico per risolvere enigmi secondari. Invece l'intuizione del futuro Premio Nobel (il riconoscimento gli verrà assegnato nel 1918) che vuole l'energia luminosa emessa in modo discontinuo, forniva le basi per le idee che un paio di decenni più tardi avrebbero portato alla "teoria dei quanti". La "madre di tutte le scienze", dicono in molti, la teoria su cui poggia l'intera fisica contemporanea, cui è legata la maggior parte delle grandi tecnologie di questo secolo, dai computer alle telecomunicazioni, passando per l'elettricità e i transistor. Ogni volta che ascoltiamo un CD o che navighiamo su Internet, quando gli scienziati progettano orologi atomici, Planck è dietro di noi, un po' troppo nell'ombra. La vita di Max Planck venne funestata da grandi tragedie: un figlio fu ucciso a Verdun, durante la prima guerra mondiale, un altro, Edwin, venne giustiziato nel '45 perché aveva congiurato contro Hitler. Due figlie, gemelle, morirono di parto. Lui continuò a impegnarsi da scienziato: prima accolse a Berlino, come "il Copernico della nostra era", Albert Einstein (ecco la sua seconda, grande "scoperta"); poi difese ricercatori e studiosi ebrei durante il regime nazista.
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