RASSEGNA STAMPA

10 DICEMBRE 2000
MARIO RICCIARDI
I paradossi dell'uguaglianza
Le iniquità che vanno sottratte al gioco della fortuna
Ronald Dworkin, " Sovereign Virtue. The Theory and Practice of Equality", Harvard University Press, Cambridge (Mass.) 2000, pagg. 512, £ 23.50
Paolo e Francesca sono due persone felici, molto felici. Se fosse possibile confrontare la felicità, cosa di cui molti dubitano, l'uno risulterebbe tanto felice quanto l'altra. Secondo una possibile interpretazione dell'eguaglianza, l'eguaglianza del benessere, la situazione in cui si trovano Paolo e Francesca soddisfa i requisiti per cui possiamo dire che essi sono uguali. Tutto bene? Non è detto. Una ulteriore indagine potrebbe portarci a scoprire che Paolo è molto povero e come capita spesso alle persone indigenti, disposto ad accontentarsi. Col tempo le sue preferenze si sono modificate diventando adattive, come dicono gli economisti, cioè tali da aiutarlo a vivere bene con il poco che ha a disposizione. Francesca invece è ricca, tanto ricca da non essere costretta a lavorare.Così ricca che non ha idea di cosa voglia dire adattarsi perché nella vita ha sempre avuto quello che voleva.
Il caso di Paolo e Francesca illustra bene cosa c'è che non va nell'eguaglianza del benessere. Proprio questo tipo di problemi hanno spinto Ronald Dworkin a elaborare una proposta alternativa di interpretazione dell'eguaglianza, sviluppata in una serie di articoli ora raccolti in Sovereign Virtue. The Theory and Practice of Equality. Per Dworkin, uno dei più importanti filosofi della politica e del diritto viventi, l'eguaglianza che vale la pena di realizzare non è quella del benessere, ma quella delle risorse. Ciò significa che non bisogna impegnarsi per rendere egualmente felici, ma per dare a ciascuno lo stesso quantitativo di risorse. La ragione è semplice: se ognuno riceve lo stesso quantitativo di risorse, ciascuno sarà in condizione di perseguire i propri progetti senza essere costretto a modificare le preferenze che ha per essere più felice, come accadeva nel caso di Paolo e Francesca. Una concezione dell'eguaglianza che non interferisce con il modo in cui le persone sviluppano le proprie preferenze è meglio rispetto a una che non si preoccupa del fatto che alcuni siano felici al punto giusto solo perché hanno fatto buon viso a cattivo gioco.
Ovviamente, anche l'eguaglianza di risorse può dare luogo a problemi. Se Paolo e Francesca hanno ricevuto lo stesso quantitativo di risorse, ma hanno capacità personali diseguali, è molto probabile che il più abile riuscirà a trarre più profitto dalle risorse che ha a disposizione. Se Francesca ha un grande talento per le relazioni con il prossimo, mentre Paolo ha un grave difetto di pronuncia, ci sono buone ragioni per ritenere che le loro vite non saranno egualmente baciate dal successo. Si tratta di fortuna, direbbe qualcuno. Ma Dworkin è convinto che questo tipo di fortuna, quella che lui chiama "fortuna bruta", dovrebbe essere corretta perché l'eguaglianza di risorse soddisfi le nostre intuizioni sulla giustizia. Una società che consente alle persone che hanno talenti naturali di avvantaggiarsene, e alle persone sfortunate di rimanere indietro nella corsa per il successo, non può essere considerata giusta. Ciò comporta che la "sfortuna bruta" deve essere compensata.
Quindi l'eguaglianza di risorse non solo richiede che tutti abbiano lo stesso quantitativo di risorse, ma anche che chi parte svantaggiato per cause indipendenti dalla propria volontà abbia diritto a ricevere di più per rimediare a quella che altrimenti sarebbe una posizione di partenza diseguale. La compensazione è dovuta però solo per gli svantaggi naturali. Se Paolo e Francesca sono ugualmente dotati, ma uno decide di investire tutti i propri beni in modo oculato, mentre l'altra li utilizza per fare speculazioni edilizie che risultano fallimentari, nessuna compensazione è dovuta dalla società. Si tratta in questo caso di "sfortuna opzionale" della quale Francesca è pienamente responsabile. Grazie a questa correzione, l'eguaglianza di risorse cattura anche alcune intuizioni relative al ruolo che il merito dovrebbe avere nell'influenzare i risultati che ciascuno riesce a ottenere.
Quest'ultimo aspetto della proposta teorica di Dworkin è quello più discusso di recente. Esso pone infatti problemi di non poco conto legati alla nozione di responsabilità. Si sarebbe portati a dire che Francesca è responsabile delle conseguenze del suo investimento avventato perché era libera di scegliere come investire i propri beni. Ma, quali sono i requisiti di una scelta libera? In questo modo la riflessione di Dworkin sull'eguaglianza porta all'attenzione dei filosofi politici problemi classici della filosofia della mente e dell'azione che non mancheranno di appassionare anche i lettori di questo impegnativo, ma stimolante, libro.
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vedi anche
Filosofia (e) politica