RASSEGNA STAMPA

3 DICEMBRE 2000
PAOLO ROSSI
La città greca come modello cultura
L'influenza della polis sui valori e sulla politica
Giuseppe Cambiano, "Polis: un modello per la cultura europea", Roma-Bari 2000, Editori Laterza, pagg. 492, L. 95.000
"La lingua umana può essere una tromba di guerra e di sedizioni" così, richiamandosi a Pericle, scriveva (alla metà del Seicento) Thomas Hobbes. Il quale pensava che tra le cause principali della decapitazione del re Carlo e della rivoluzione inglese del 1649 ci fosse l'educazione che avevano ricevuto quei molti gentiluomini che sì erano formati sui testi di Platone e Aristotele, Cicerone, Seneca e Catone. Quel tipo di educazione "li aveva fatti invaghire delle forme di governo dei Greci e dei Romani" e aveva fornito loro quella splendida eloquenza che riusciva a trascinare gli incerti e a trasformare le minoranze in maggioranze. Di chi gli Europei, in epoche diverse, si sono sentiti figli? In quali modi e con quali e quante incertezze e sicurezze si sono costruiti la loro galleria di antenati? Quanto ha pesato nella costruzione dei concetti chiave della politica moderna (libertà, tirannide, eguaglianza, arretratezza, sviluppo) il richiamo alla Roma repubblicana e alla polis greca? Il libro dì Cambiano, che è scritto con grande chiarezza e che utilizza sapientemente una mole grandissima di letture, cerca dì rispondere a queste domande. Affronta con coraggio una storia di lungo periodo, concentra la scelta su alcuni autori e momenti decisivi (gli Umanisti e Montaigne, Machiavelli e Hobbes, Hume e Ferguson e Adam Smith), ma è anche fatto di analisí sottili, perché non è facile orientarsi in quel complicato universo dì immagini che è costituivo del sentire politico dell'Europa moderna, e perché solo rilevando gli spostamenti fatti subire alle esemplificazioni storiche nei diversi contesti, sì possono individuare le trasformazioni alle quali un linguaggio apparentemente uniforme fu sottoposto. Giuseppe Cambiano insegna filosofia antica e ha, tra l'altro, scritto un libro su Platone e le tecniche che ha un suo posto di rilievo nella sterminata storiografia platonica. Ha affrontato un tema che è insieme di filosofia, storia politica, storia delle teorie politiche, storia letteraria, che parla della Grecia, di Roma e dei moderni, che ha a che fare con le grandi scelte che riguardano i valori e gli stili di vita. Cambiano ha fatto quello che solo gli storici di razza sanno fare. Ha scelto un problema davvero rilevante, ha utilizzato le sue conoscenze di antichistica, si è costruito le competenze necessarie ad affrontare i temi e gli autori che aveva scelto di trattare. Penso sia pienamente riuscito nella sua impresa e abbia scritto uno di quei libri che non invecchiano presto e che continueranno a venire letti e studiati.
"La democrazia non è altro che la polis greca senza schiavi". All'inizio del suo libro, Cambiano cita questa frase di Max Horkheimer. Ci ricorda che ci furono lunghi periodi della storia europea nella quale il modello della polis è stato assente e afferma che la Grecia antica è forse tornata a occupare un posto tra gli antenati dell'Europa contemporanea. Io sarei meno ottimista, almeno per quanto riguarda l'Italia. Dopo le deleterie picconate impartite dal pedagogismo progressista e dalle smanie contemporaneistiche alla cultura classica, è bene ci prepariamo (più esattamente: vi prepariate) a vivere in un mondo con poche memorie e con pochi riconoscibili antenati.
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vedi anche
Filosofia (e) politica