RASSEGNA STAMPA

29 NOVEMBRE 2000
LUCA DONINELLI
La democrazia dei laici e dei cattolici
Il libro di questa settimana è uno di quelli che tutti dovrebbero leggere. L'autore è Gian Enrico Rusconi, il titolo: Come se Dio non ci fosse, i cattolici e la democrazia (edizione Einaudi, pp. 165, L. 20.000). I tre sostantivi che compongono il sottotitolo, tanto familiari a chi ha camminato per un numero sufficiente di anni in questa nostra povera democrazia italiana appaiono oggi strani, quasi sconosciuti. Il termine laico sembra essersi dissolto, mentre il termine cattolico fa a molti l'effetto di quelle stelle che, prima di esplodere e dissolversi, si espandono a dismisura. Ma è soprattutto la democrazia a preoccupare, perché al cittadino italiano il suo senso sta sfuggendo ogni giorno di più non solo nel suo aspetto formale (scarsa partecipazione alle elezioni, ecc.), ma anche in quello, più profondo, della consapevolezza degli strumenti di cui una democrazia, per essere tale, deve dotarsi. Tre parole, insomma, che sembrano giunte a un punto-zero. Secondo Rusconi docente di Scienza politica presso l'università di Torino, sono proprio le tensioni tra laici e cattolici su temi non riconducibili a quelli tradizionali - ci riferiamo a problemi che vanno dall'eutanasia alla bioetica in generale, dalle coppie di fatto al finanziamento della scuola privata - a mettere alla prova la democrazia in Italia. Ben più dello scontro destra-sinistra.
La storia del rapporto laici-cattolici è piena dì massimalismi (quello della "verità in tasca" ma anche, aggiungiamo per dovere d'obiettività, quello del "dubbio a tutti i costi".) che hanno finito per incanalare il costume democratico sulla via del compromesso.
La retorica dei "valori comuni", osserva Rusconi acutamente, è la versione più recente di questa abitudine: ma il richiamo a quei valori salta ogni volta che se ne devono trarre le conseguenze, in sede legislativa, in materia, per esempio, di biogenetica. Conseguenze: "paralisi legislativa" e "inefficienza della democrazia".
Richiamandosi al grande teologo Dietrich Bonhoeffer, Rusconi ribadisce il concetto di laicità della vita pubblica nel senso di un "agire come se Dio non ci fosse" (etsi Deus non daretur). Questo principio, proposto a laici e cattolici, non ha il senso di una messa da parentesi, e men che meno di una rinuncia alle proprie convinzioni etiche e religiose, bensì di una piena, personale assunzione che responsabilità soprattutto su temi riguardanti l'idea di natura e l'interpretazione della storia. Riguardo a temi di pressante attualità - come il finanziamento alle scuole private - fa bene Rusconi a stigmatizzare, ad esempio, l'atteggiamento di chi ha agitato, in proposito, argomenti confessionali completamente fuori luogo: molta parte della Chiesa non sembra aver capito che in gioco era un principio laico - la "libertà di educazione" nelle sue diverse interpretazioni - e non le scuole cattoliche come tali. Forse l'introduzione di un principio così marcatamente protestante in un Paese che non appartiene a quella tradizione è un po' azzardato. Forse Rusconi pecca di utopismo nel sognare un dialogo laici-cattolici che vada oltre le "intese estrinseche" (tolte le quali non è detto che resti il meglio: sulla carta sì, ma nella realtà?). Il libro, però, è bellissimo, intelligente e utile, e il richiamo alla laicità viene espresso in termini chiari e incisivi, per l'utilità di tutti.
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