RASSEGNA STAMPA

25 NOVEMBRE 2000
FRANCESCO TOMATIS
Pareyson rilegge Valéry per un'estetica anti-crociana
Luigi Pareyson, "Problemi dell'estetica", Mursia, Pagine 240. Lire 38.000
La poesia non sarebbe che ispirazione propria alla genialità dell'artista? No. La poesia è principalmente esercizio, lavoro, costruzione consapevole di un'architettura inutile, fatta di parole intese principalmente come suoni. Oppure l'opera d'arte in genere non è che produzione dello spirito universale, da Hegel a Croce, ignaro dell'individualità dell'artista e dell'interprete? Nemmeno. Artista e interprete sono entrambi persone, e nella sua singolarità la persona è imprescindibile nella formazione o comprensione o esecuzione dell'opera d'arte.
Queste obiezioni ad alcuni luoghi comuni nella concezione dell'arte le dobbiamo l'una al poeta Paul Valéry (1871-1945), l'altra al filosofo Luigi Pareyson (1918-1991). Nel recente volume delle "Opere complete" del pensatore, curato da Marco Ravera, troviamo una sua ampia ricostruzione della teoria estetica di Valéry, pressoché inedita, se non come dispensa universitaria dell'anno accademico 1958/59, a cui è affiancata una riedizione di "L'esperienza artistica" (1974), che raccoglie alcuni saggi sull'estetica di Aristotele, Vico, Goethe e Croce.
Proprio il saggio su Croce marca esplicitamente la distanza dall'estetica crociana della teoria estetica di Pareyson, principalmente esposta in "Estetica. Teoria della formatività" (1954, Bompiani 1988) e incentrata sulla concezione ermeneutica dell'opera d'arte come conoscenza interpretativa di forme da parte di persone. In Valéry Pareyson individua quella "scientificità" propria della laboriosa creatività poetica, anche se magari partita da uno spunto iniziale di cui ringraziare la prodigalità divina nel rivelarlo all'artista. Fondamentale è la complementarietà fra regola e costruzione. Senza regole artistiche non può esserci elaborazione, da esse stesse tanto sollecitata quanto più difficoltose e inflessibili. È la stessa dialettica fra libertà e costrizione: è solo attraverso il superamento delle costrizioni più ferree che la libertà è tale nel suo significato superiore, non in quello minore di liberazione da vincoli o di ingenua spontaneità.
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