RASSEGNA STAMPA

17 NOVEMBRE 2000
GIAN MARIA VIAN
Blondel in equilibrio tra l'azione e lo spirito
Il filosofo francese Maurice Blondel (1861-1949) è stato tra i maggiori pensatori cattolici del Novecento. La sua riflessione, poco conosciuta al di fuori degli specialisti e non facile, è stata per decenni al centro di polemiche e sta ora tornando d'attualità. Una serie di congressi si sono tenuti dal 1989 al 1997 ad Aix-en-Provence, nella cui università il filosofo insegnò dal 1897 al 1926, quando si ritirò per una gravissima malattia agli occhi. È stata poi la volta d'un convegno di Magonza (1999) e d'un volume pubblicato quest'anno a Lovanio, mentre da ieri è in corso alla Gregoriana un colloquio fitto di relazioni e dibattiti con la partecipazione del cardinale Poupard, dei vescovi Henrici, Kasper e Pittau e del padre Cottier. L'esordio di Blondel fu nel 1893, quando pubblicò "L'action", tesi di dottorato alla Sorbona che fece rumore quanto la sua discussione. Di lì a poco esplose la crisi modernista e il filosofo, che fu avvicinato alle posizioni dei novatori, fu poi accusato di posizioni diverse e tra loro opposte, dal fideismo all'agnosticismo, dal pragmatismo all'immanentismo. La collocazione di Blondel, ha detto aprendo il colloquio il rettore Franco Imoda, fu attaccata da "avversari che si contraddicevano vigorosamente tra loro, e che non sentivano in una situazione così equilibrata che gli echi della posizione avversa". Un pensatore complesso dunque, ma che vale la pena leggere alla ricerca di quella "filosofia dell'azione" che lo riassume, nel solco sì d'una tradizione importante - da Agostino a Pascal, fino a Newman e Gratry - ma anche in un confronto con la modernità esplicito e consapevole che ha infatti esercitato larga influenza sul pensiero del Novecento. Tutto lo sforzo di Blondel, ha scritto Sciacca, "è stato di approfondire l'integrale dinamismo dello spirito, sollecitato, stimolato dal di dentro a trascendersi non verso una qualunque cosa, ma verso una pienezza di realtà spirituale che gli è intima e gli sovrasta, per cui essa è non un di fuori, ma vita della sua vita spirituale e pur trascendente", alla ricerca di un'unità interiore e profonda.
Un viaggio nell'anima dunque, intesa come luogo più autentico dell'essere umano, dove la logica non basta, dove lo stesso spirito trova contraddizioni profonde e resistenze latenti, e dove invece è necessaria l'azione, quella che indirizza la libertà nella "stretta semplicità di un esito unico", la ricerca di Dio. L'azione infatti si esplicita in mille realtà (famiglia, società, patria, umanità), unite però nel fine assoluto che costituisce la persona: Dio e il suo desiderio, che abitano il profondo d'ogni essere umano. Questo ricercò Blondel tutta la vita, aprendo gli occhi dell'anima quando quelli di carne non videro più.
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Filosofia e Religione