RASSEGNA STAMPA

15 NOVEMBRE 2000
GIANCARLO RICCI
Basta con gli idoli della scienza
Parla il filosofo Carlo Sini, che domani a Milano interviene alla "Cattedra dei non credenti"
"La cultura tecnologica genera superstizioni e pretende di mettersi al posto del creatore"
"La Fides et ratio? Cerca di mettere in guardia il pensiero cristiano da sincretismo e New Age"
Carlo Sini interverrà domani sera a Milano, nell'ambito della Cattedra dei non credenti, con una conferenza sul tema "Può la filosofia vincere il tempo?". A Sini, che è docente di Filosofia Teoretica all'Università di Milano e da tempo e in vari libri si è soffermato sulle problematiche della scrittura, del linguaggio e delle pratiche di verità, abbiamo rivolto alcune domande sulla situazione del pensiero contemporaneo.
Come uomo di pensiero e come filosofo quali sono le maggiori inquietudini che scorge nella nostra epoca?
"Il problema riguarda la nostra cultura, la nostra civiltà e diventa generale nella misura in cui la cosiddetta new economy o la scienza stessa stanno diventando planetari. C'è la globalizzazione.
Mai come oggi bisognerebbe adoperarsi a una genealogica ricostruzione di come siamo arrivati fin qui. Il mondo dell'oggettività scientifica pensata dagli scienziati rischia di strutturarsi come una superstizione. Ciò non tocca, beninteso, l'efficienza di una pratica scientifica che va accolta per i risultati che ottiene. Tuttavia la conoscenza scientifica genera idoli, cioè superstizioni, ossia dogmi e soprattutto paradossi. Il pericolo consiste nell'affermazione di una sorta di multinazionale della superstizione occidentale, rappresentata dalla tecnoscienza, che gestisce la verità con effetti devastanti. Se almeno tutto fossero felici e contenti, ben venga la superstizione ... Ma non è così.
Dove ci sono superstizioni troviamo problemi, situazioni drammatiche, distruzioni. È quanto emerge oggi. Le culture altre, diverse, vengono distrutte. Non possiamo pensare ingenuamente che ci sarà un dialogo tra culture che si metteranno d'accordo.
Queste sono immagini da professore. Il passaggio sarà umanamente più accettabile, più ricco, se ognuno si ferma sulla soglia del proprio limite in modo da rendersi disponibile ad accogliere il limite dell'altro. È un problema di etica".
Nel suo ultimo libro, "Gli idoli della conoscenza", lei mette in discussione le certezze scientiste oggi tanto enfatizzate ....
"Il libro si fonda su due ipotesi teoriche. La prima: quando noi parliamo del mondo o della realtà lo facciamo frequentando inevitabilmente un certo linguaggio che non è uno strumento neutro a nostra disposizione: è una storia infinita. Noi siamo allevati dal linguaggio. In sintesi: il linguaggio è una soglia che se non viene abitata genera idoli. La seconda ipotesi: la verità scientifica è universale, certo, ma questo non è il segno di una realtà oggettiva che starebbe al di là della proposizione scientifica.
La particolarità della scienza è produrre l'universale, cioè credenze e abiti d'azione universali tra gli uomini. Ciò non significa che essi vadano bene in ogni circostanza o siano estensibili ad ogni verità. Lo scientismo crede di camminare verso verità assolute e assume come referente una supposta realtà oggettiva alla quale bisognerebbe approssimarsi: è un fraintendimento, una visione puramente ideologica, un idolo appunto".
Il cammino della filosofia ha accanto a sé la morte e il diavolo...
"Quella civiltà che pretende di governare la vita è mortuaria. È la pretesa occidentale di sconfiggere la morte, di produrre da sé la vita, di mettersi al posto del creatore. Anche se non viene detto, è questo l'oggetto della scienza moderna. Noi rifacciamo la creazione a modo nostro. Ma di quale uomo si tratta? Di un uomo che pretenderebbe di tirarsi fuori dalla sua storia, dalla sua vicenda, dalla sua evoluzione, dalla sua naturalità pretendendo di dominarla? Questo è un progetto mortuario perché in realtà mortifica la vita. Se per esempio viene data la possibilità che un genitore possa scegliere un bambino maschio o femmina, con i capelli biondi o scuri, con gli occhi azzurri ... quel bambino nasce già morto perché non partecipa più dell'infinita varietà, ricchezza, imprevedibilità, ingovernabilità della vita. Quella che dapprima sembrerebbe una battaglia contro la morte, diventa una tentazione di morte".
Filosofia e cristianesimo: il dibattito sembra diventato attuale anche a partire dall'Enciclica "Fides et ratio"...
"C'è molto interesse di fronte a un Papa che richiama il cristianesimo al legame con la filosofia. È stato un gesto di grande significato, leggibile a mio parere come un tentativo di proteggere la verità cristiana da una sorta di sincretismo pericoloso. È chiaro che il pontefice è preoccupato da una sorta di New Age della religione. Ha tutti i motivi per dire: attenzione, la nostra tradizione si è costruita in un equilibrio tra due fatti fondamentali che sono l'incontro storico con la figura del Cristo, cioè con l'evento storico della sua predicazione, e la tradizione occidentale, che ha razionalizzato questo messaggio rendendolo universale. Il problema del cristianesimo m'interessa molto. Non è tanto, a mio avviso, un problema riguardante ciò che esso è stato, ma un'interrogazione sul futuro: in che misura abitare oggi questa tradizione all'interno della sua pratica, costituisce una soglia che si confronta con la realtà dell'esperienza generale dell'uomo? Del resto è difficile pensare il cristianesimo del futuro. Su questo non ritengo di poter dire nulla: ci vuole un'infinito rispetto e una sensibilità molto attenta, perché saranno i cristiani a decidere che cosa sarà il cristianesimo del futuro".
Ecco affiorare il tema del tempo ...
"Il cristianesimo trasmette al mondo moderno l'idea di un tempo kairologico, cioè di un tempo che nasce da un evento che trova la sua risoluzione in un telos, in una finalità. Ma il tempo dell'inizio, dell'origine, in questo caso della rivelazione, è anche l'evento della continua interpretazione di questo inizio. Nella storia della cristianità c'è una continua interpretazione del senso di quell'evento. È una sorta di rischiaramento progressivo, un'ablazione, mi pare dicesse una volta il cardinal Ratzinger".
Che ne è oggi della laicità? Sembra un tema di moda...
"La separazione tra laicismo e religione è moderna, è sorta ai tempi di Locke, di Spinoza, e aveva in quel tempo ragioni storiche profonde. Tuttavia questa separazione è cartesiana. In realtà laico non è l'opposto di religioso. All'origine il laico era colui che, pur appartenendo alla comunità cattolica, non aveva preso nessun tipo di voti e non esercitava alcuna funzione sacerdotale. Laico è diventato poi il non religioso e via dicendo. È un'opposizione che non va al cuore dei nostri problemi: non si tratta di essere laici o religiosi, o di essere reciprocamente tolleranti, anche perché la tolleranza in fondo, seppur riconoscendo tuttti i suoi meriti in certe vicende storiche, rischia sempre di trasformarsi in casa di tolleranza. Dove tutto è tollerato, appunto. Giungiamo all'insignificanza, al culmine dell'indifferenza. E perché mai una società civile dovrebbe essere fondata sull'insignificanza?".
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