RASSEGNA STAMPA

15 NOVEMBRE 2000
GIOVANNI FILORAMO
Il monaco che fu impiccato perché voleva l'unione delle Chiese
Nell'"Eresia del Libro Grande" Adriano Prosperi ricostruisce la straordinaria avventura di Giorgio Siculo, benedettino vissuto nella prima metà del '500
Cercava una terza via tra Riforma e Cattolicesimo
"L'eresia del Libro Grande. Storia di Giorgio Siculo e della sua setta" di Adriano Prosperi, Feltrinelli, pagine 496, lire 55.000
La carta è tenace. Sembra in grado di sopravvivere, meglio degli esseri umani, alle censure, alle guerre, alle catastrofi. Testi ritenuti perduti, del tutto dimenticati o rimossi, come fantasmi ritornano. E questo, grazie anche alla tenacia e alla capacità evocatrice degli storici. È il caso del Libro Grande , lo scritto fondamentale, per noi perso, di un eretico del Cinquecento, Giorgio Siculo, morto impiccato alle tre di notte del 23 maggio 1551 a Ferrara senza l'abituale conforto delle Compagnie della buona morte: fedele sino in fondo in questo suo rifiuto dei conforti religiosi, che trasformavano, sulla soglia del grande viaggio, in "buona" una cattiva morte, a quella fama di "luterano" e cioè di ribelle, che l'aveva perduto. Grazie all'amorevole ricostruzione di Adriano Prosperi ( L'eresia del Libro Grande. Storia di Giorgio Siculo e della sua setta ), è ora possibile ripercorrere le vicende di questo personaggio misterioso e scorgere il nucleo del suo messaggio profetico e utopico, fissato appunto nel Libro Grande , intorno a cui si radunò un gruppo di ferventi e fedeli seguaci, ma che, per la sua natura sovversiva, fu combattuto, nel contempo, da cattolici e riformati. Ma che cosa c'era mai di così sovversivo nel messaggio di questo monaco benedettino, Giorgio Rioli, nato in Sicilia (di qui il soprannome) intorno al 1517 e che trascorse l'ultima parte della sua vita nell'inutile attesa di poter comunicare i messaggi rivelatigli dal Cristo all'assemblea dei padri conciliari riuniti a Trento? E che cosa c'era mai di così affascinante da poter attrarre personalità note e meno note, a cominciare da appartenenti al suo stesso ordine? Dietro la drammatica svolta conclusiva della sua vita il libro svela, in realtà, la trama di un disegno di prima grandezza nei conflitti dottrinali dell'epoca, dovuto alla capacità straordinaria di un personaggio in grado di interpretare tendenze e idee diffuse, offrendo loro un orizzonte palingenetico adeguato. Il suo arresto e la condanna capitale che ne seguì si iscrivono nel più vasto contesto delle violentissime lotte politico-religiose e delle polemiche dottrinali che caratterizzarono con straordinaria vivacità il panorama religioso italiano verso la metà del secolo, quando, venuta meno definitivamente la speranza, riposta soprattutto nel Concilio, di ricomporre il conflitto con le Chiese sorte dalla Riforma, si consumò definitivamente la rottura confessionale. Sullo sfondo di uno spirito dell'epoca dominato dalla costruzione di identità collettive di fedeli da parte delle Chiese e di sudditi da parte degli Stati nazionali, come e più di altri "cristiani senza Chiesa" ribelli ad ogni forma di comunione ecclesiastica, il Siculo fornì il modello di una ricerca personale della verità fondata sull'interpretazione ispirata delle Scritture come possibilità di sfuggire ai conformismi e alle ortodossie che stavano trionfando. Dietro le strategie nicodemitiche di dissimulazione cui sempre più si dovette far ricorso in seguito all'inasprirsi, dopo il 1542, del clima persecutorio si cela, così, un conflitto teologico decisivo, che fa del Siculo un "testimone" particolarmente significativo di una terza via tra riforma protestante e disciplinamento cattolico. Al di fuori di comunità ecclesiastiche e pratiche sacramentarie, essa tendeva al conseguimento della perfezione cristiana e cioè dell'assimilazione a Dio, secondo le modalità "gnostiche" che erano state tipiche della grande tradizione del cristianesimo orientale: un progresso continuo di perfezionamento, capace, alla fine, di aprire le porte di una condizione rinnovata di perfezione adamitica sottratta al divenire e al mutare delle umane leggi. La tragica morte di questo martire senza eredi non significò, d'altra parte, la scomparsa del gruppo che si era riunito e identificato intorno al suo messaggio radicale. Il nome del Siculo e la travagliata vicenda del Libro Grande offrono a Prosperi il destro per rintracciare, fino agli anni '80 del Cinquecento, il filo comune che tenne legati numerosi destini individuali di discepoli fedeli, in grado di mantenere desta la scintilla della sua profezia nonostante fosse apparentemente fallita. Viene così svelato l'ordito di una vicenda destinata, nonostante tutto, a recitare una parte importante: la storia di spirituali mossi da una religiosità interiore, tendenzialmente ecumenica, indifferente a riti e cerimonie, fondata, in antitesi all'agostinismo imperante, sulla concezione positiva, radicalmente pelagiana, della possibilità umana di scegliere tra bene e male, radicata nell'infinita misericordia di Dio. Una storia avvincente, che doveva segnare profondamente la successiva storia religiosa europea.
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Filosofia e Religione