Problema non tanto astratto: riusciremo a finire
questo lungo anno giubilare senza diventare tutti
anticlericali, anche i tanti che, in questi ultimi anni,
avevano ripreso ad ascoltare con intenso rispetto,
oltre che con commozione, la parola del Pontefice,
dei vescovi, dei teologi, dei parroci? Certo l'Anno
Santo avrà significato anche molte altre cose per i
fedeli dei cinque continenti che sono accorsi a
Roma. Ma per i cattolici italiani, come in altri
momenti della storia della Chiesa (senza risalire a
Galileo, basta il Sillabo), è stato un periodo di più
intense tentazioni ad abbandonare, se non la fede in
Gesù Cristo, gran parte di quella nella infallibilità
del suo vicario in terra (infallibilità del resto di
assai ridotta anzianità dogmatica, 1870 - anno
significativo soprattutto per i rapporti tra Chiesa e
Stato italiano).
La questione della cosiddetta "pillola del giorno
dopo" è solo l'ultimo esempio, per ora, della
accresciuta tendenza della Chiesa a cercare di
imporre la propria etica religiosa allo Stato, con la
solita tesi secondo cui una simile etica risponde a
principî naturali che come tali devono valere per
chiunque, credente o no. L'idea che i farmacisti
abbiano il diritto all'obiezione di coscienza è del
tutto aberrante, dal punto di vista di uno Stato
laico - cioè rispettoso dei diritti di libertà di tutti.
Una ragazza che viva in un piccolo paese con una
sola farmacia, o anche con tre o quattro, tutte
gestite da obiettori, come farà a procurarsi la
pillola?
A rigore, dovrebbe rivolgersi al Comune, o
scrivere al Presidente della Repubblica in quanto
custode della Costituzione e dunque anche della
parità dei suoi diritti con quelli di tutti gli altri
cittadini, che magari più fortunati possono trovare
il farmaco senza problemi; oppure, come al solito,
dovrebbe avere i soldi per servirsi al mercato nero,
magari - come succedeva nel caso dell'aborto, in
altri tempi - attraverso quegli stessi medici e
farmacisti che si dichiarano ufficialmente obiettori.
A quando l'obiezione di coscienza per la vendita
dei preservativi, altrettanto demonizzati dal Papa e
dalla Chiesa, almeno in Italia? Naturalmente,
queste pretese stravaganti della Chiesa (solo
italiana, a stare alla lettura dei giornali stranieri)
saranno e sono appoggiate dalla nostra destra
"liberale" (Enzo Ghigo è per ora una lodevole
eccezione).
Abbiamo letto di recente in una bella biografia di
Pio XII (John Cornwell, Il Papa di Hitler, Garzanti)
che i cedimenti di Pacelli davanti a Hitler e a
Mussolini (fino a distruggere le organizzazioni
politiche cattoliche) furono dettati dal proposito di
realizzare quei concordati i quali assicuravano alla
Chiesa i diritti e i privilegi "naturali", che ancora
oggi essa rivendica: privilegi per la scuola
cattolica, esenzioni fiscali e altro. Oggi non c'è un
Hitler all'orizzonte, la destra è, o sembra, meno
pericolosa, ma la politica ufficiale della Chiesa
rimane la stessa. Fino a quando? |