RASSEGNA STAMPA

5 NOVEMBRE 2000
MAURIZIO FERRARIS
Il partigiano Hans-Georg
Hans-Georg Gadamer, «Caro professor Heidegger. Lettere da Marburgo, a cura di Donatella Di Cesare, Genova, il melangolo 2000, pagg. 94, L. 20.000.
In Verità e metodo, Gadamer osserva, a proposito dell'ermeneutica proposta da Spinoza nel Tractatus theologicus-politicus, che mentre nessuno riterrebbe necessario conoscere la vita e i costumi di Euclide per comprendere gli Elementi, per capire la Bibbia sarebbe necessario conoscere la mentalità e le abitudini dei patriarchi. Benché Gadamer non sia d'accordo (per lui, il testo dovrebbe parlare da solo) è proprio attraverso l'ermeneutica che questo precetto si è trasferito nella filosofia (e non solo, come sarebbe parzialmente legittimo, nella storia della filosofia). Ma non è detto che sia la scelta giusta, per almeno due motivi. Il primo, è che molto spesso gli aneddoti finiscono per mascherare gli argomenti. e ogni filosofo diviene una corazzata circondata da un naviglio più o meno folto di biografie, epistolari, inediti eccetera. Il secondo è che, soprattutto con i vivi (anche se consenzienti), si finisce per toccare dei nervi troppo sensibili, col rischio di ottenere risultati opposti a quelli presumibilmente auspicati.
Prendiamo le pagine 42-44 della introduzione di Donatella Di Cesare alle sei lettere di Gadamer a Heidegger da lei recentemente curate. Le pagine in questione trattano del periodo in cui, dopo il 1928, Heidegger lascia Marburgo, è chiamato a Friburgo, dove diventa rettore nel 1933, con quel che segue. A quel punto, leggiamo, un silenzio «irrompe tra Heidegger e Gadamer». «Per uno strano destino - apprendiamo poco più sotto -, anche la corrispondenza, che pure ancora unisce i due, sembra perduta».
Ma proseguiamo: «Ci vorranno ben otto anni prima che Gadamer incontri nuovamente Heidegger ... ). E l'incontro, nel 1936, sarà nel suo genere dei più insoliti». Ora, ecco l'incontro, davvero insolito: «I vecchi allievi hanno saputo che il maestro terrà a Francoforte tre conferenze dal titolo: L'origine dell'opera d'arte. E' il novembre del 1936. Pieni di attesa, Gadamer, Frank e Krüger si organizzano rapidamente e, in un attimo, sono già nel taxi diretto al Freier Deutscher Stift, nei pressi di Francoforte. Lo ascoltano, lui parla. Forse si intravvedono da lontano. Ma non si incontrano di persona. Niente da fare: l'arte non basta a spezzare il ghiaccio che ha raffreddato i rapporti tra Heidegger e i suoi allievi in generale, Gadamer in particolare». Perché Gadamer «in particolare»? E comunque se Gadamer e i suoi amici fossero andati a sentire un concerto di Michael Jackson e non fossero riusciti a parlargli, questo dimostrerebbe soltanto che non erano riusciti a parlargli, altro che ghiaccio.
Ed ecco la riconciliazione: «Solo una visita in compagnia di Krüger e Bröcker un anno dopo, nel 1937, a Todtnauberg, dove rimarranno ospiti due settimane del maestro, già politicamente isolato, ristabilirà il rapporto originario fra Heidegger e Gadamer, destinato a non interrompersi più». Il ghiaccio era dunque talmente spesso che un anno dopo si ritrovano tutti in montagna per quindici giorni, col maestro isolato, sì, nel senso che aveva perso la scalata al potere, ma certo non era diventato, poniamo, un resistente. Né lo era diventato Gadamer, in anni difficili, lontani, e che è forse inutile rievocare.
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Tracce biografiche