RASSEGNA STAMPA

2 NOVEMBRE 2000
FILIPPO GENTILONI
I nuovi crociati
La crociata vaticana contro la laicità dello stato continua. Anche nel caso della "pillola del giorno dopo" contro la comunità scientifica. E contro il buon senso. Dopo Ratzinger e Biffi, questa volta è la Pontificia Accademia per la Vita a intervenire sulla base della convinzione (con pretesa di sicurezza) che "non l'impianto in utero ma la fecondazione è l'inizio della gestazione". Già presente, dunque, la persona. Illecito, perciò, non soltanto l'uso della "pillola del giorno dopo", ma anche la sua prescrizione da parte del medico e la sua vendita in farmacia. Non pensavamo che l'ondata di rigidità vaticana arrivasse a tanto.
Qualche riflessione si impone. La prima riguarda l'incertezza della posizione vaticana.
Sabbie mobili. La maggior parte degli studiosi non è d'accordo su questa estensione del concetto di aborto. E, quel che più dovrebbe contare nei palazzi vaticani, non è d'accordo neppure la storia della dottrina cattolica: anche i più autorevoli studiosi cattolici del passato non sono stati concordi sul momento di inizio della persona umana. Perché, allora, questa improvvisa sicurezza? Forse per la necessità di riaffermare una specifica identità cattolica, in tutti i campi, anche - o soprattutto - in quello della morale sessuale, la più discussa e contestata. Perciò le prese di posizione di questa fine di anno giubilare.
E ancora. Perché intervenire sulla organizzazione sanitaria dello stato? La chiesa può pensare come crede; dirlo e ingiungerlo ai suoi fedeli. Non, però, ai farmacisti nell'adempimento della loro funzione, che è pubblica e per tutti gli italiani, credenti e non. Che cosa dovrà fare, ad esempio, quel cittadino che risiede in un paese dove la farmacia aderisce al papa e quindi non vende la pillola del giorno dopo? Dove dovrà andare? A recitare preghiere o a pronunciare bestemmie?
Come è già accaduto per i problemi legati alla immigrazione, le rive del Tevere si avvicinano e si allontanano fra di loro. Le orecchie dei nostri politici sono particolarmente attente alle voci d'oltretevere, soprattutto per affrettarsi a una obbedienza più o meno sincera, magari correndo in massa al giubileo loro dedicato. Un po' per convinzione, un po' per propiziarsi voti cattolici. Lo si è visto subito anche nelle reazioni alla condanna della pillola: poche critiche e molti consensi, da destra a sinistra.
Quanto interessati?
Per fortuna, sembra che i farmacisti recalcitrino. Per il bene della laicità e anche - direi soprattutto - per il bene di tutte quelle donne che potrebbero ricorrere alla pillola contestata proprio perché non vogliono abortire: se non trovassero in farmacia la pillola del giorno dopo a chi dovrebbero imputare il loro aborto se non proprio alla Pontificio Accademia vaticana? A chi mandare il conto - soprattutto morale - dell'interruzione di gravidanza se non alla crociata vaticana?
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