RASSEGNA STAMPA

2 NOVEMBRE 2000
CHIARA SARACENO
La morale in farmacia
Pillola e disobbedienza civile
La disobbedienza civile è eticamente legittima, anzi lodevole. Troppo poca se ne è fatta e se ne fa di fronte alle grandi tragedie del nostro tempo: dalle persecuzioni messe in atto da parte di nazismo e fascismo, ai regimi autoritari e violenti, ancorché cattolici, che hanno funestato gran parte dei paesi dell'America Latina, alle quotidiane violenze perpetrate contro anziani e invalidi per sciatteria, assenza di servizi decenti, mancanza di rispetto, fino alle incitazioni neppure troppo velate al razzismo che provengono da parole e fatti di persone in posti di responsabilità. È proprio l'assenza di analoghi richiami alla disobbedienza civile rispetto a modelli politici e organizzativi violenti nei confronti di persone in carne e ossa, che rende problematico l'invito del Vaticano alla disobbedienza civile nei confronti della pillola cosiddetta del giorno dopo. Conferma ancora una volta che la Chiesa cattolica dispiega tutte le sue armi solo quando sono in gioco definizioni legittime, ma discutibili nel senso di aperte alla discussione, circa ciò che è la vita umana, quali sono i rapporti sessuali «naturali», una famiglia «normale» e così via.
Non preoccupa il fatto che alcuni o molti farmacisti decidano di non mettere in vendita la pillola in questione. Preoccupano due altre conseguenze di questo continuo intervento diretto della Chiesa negli assetti normativi e legislativi che riguardano la definizione di natura, la sessualità, i rapporti familiari. La prima è la diffusione di una discrezionalità nell'accesso a risorse e diritti garantiti per legge: ogni farmacista diviene giudice discrezionale della accettabilità della domanda di prestazione che gli viene da una donna, della sua moralità. E chi garantisce della moralità dei farmacisti? Non si incoraggiano così i peggiori istinti all'esercizio del potere discrezionale sotto il velo virtuoso di una superiore moralità? La seconda conseguenza è che quest'ultimo intervento rafforza e dà fiato a un fenomeno che ormai sta seriamente rovinando ogni possibilità di aprire una riflessione civile su questioni importanti: da che cosa sia natura, a che cosa si intenda per sessualità normale, fino al significato della responsabilità individuale. Sollecitato a schierarsi, nella presunzione di accreditarsi come miglior defensor fidei, ciascun politico assume insieme i panni dello scienziato, del teologo e del maestro di vita: mai nessun dubbio, nessuna discrezione, nessun rispetto per chi la pensa diversamente. Siamo tutti trasformati in intolleranti Torquemada in una progressiva e apparentemente irreversibile riduzione dello spazio del confronto civile su cui pure si basa ogni democrazia.
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