La morale in farmacia| Pillola e disobbedienza civile |
| La disobbedienza civile è eticamente legittima, anzi
lodevole. Troppo poca se ne è fatta e se ne fa di
fronte alle grandi tragedie del nostro tempo: dalle
persecuzioni messe in atto da parte di nazismo e
fascismo, ai regimi autoritari e violenti, ancorché
cattolici, che hanno funestato gran parte dei paesi
dell'America Latina, alle quotidiane violenze
perpetrate contro anziani e invalidi per sciatteria,
assenza di servizi decenti, mancanza di rispetto,
fino alle incitazioni neppure troppo velate al
razzismo che provengono da parole e fatti di
persone in posti di responsabilità.
È proprio l'assenza di analoghi richiami alla
disobbedienza civile rispetto a modelli politici e
organizzativi violenti nei confronti di persone in
carne e ossa, che rende problematico l'invito del
Vaticano alla disobbedienza civile nei confronti
della pillola cosiddetta del giorno dopo. Conferma
ancora una volta che la Chiesa cattolica dispiega
tutte le sue armi solo quando sono in gioco
definizioni legittime, ma discutibili nel senso di
aperte alla discussione, circa ciò che è la vita
umana, quali sono i rapporti sessuali «naturali»,
una famiglia «normale» e così via.
Non preoccupa il fatto che alcuni o molti
farmacisti decidano di non mettere in vendita la
pillola in questione. Preoccupano due altre
conseguenze di questo continuo intervento diretto
della Chiesa negli assetti normativi e legislativi che
riguardano la definizione di natura, la sessualità, i
rapporti familiari.
La prima è la diffusione di una discrezionalità
nell'accesso a risorse e diritti garantiti per legge:
ogni farmacista diviene giudice discrezionale della
accettabilità della domanda di prestazione che gli
viene da una donna, della sua moralità. E chi
garantisce della moralità dei farmacisti? Non si
incoraggiano così i peggiori istinti all'esercizio del
potere discrezionale sotto il velo virtuoso di una
superiore moralità? La seconda conseguenza è che
quest'ultimo intervento rafforza e dà fiato a un
fenomeno che ormai sta seriamente rovinando ogni
possibilità di aprire una riflessione civile su
questioni importanti: da che cosa sia natura, a che
cosa si intenda per sessualità normale, fino al
significato della responsabilità individuale.
Sollecitato a schierarsi, nella presunzione di
accreditarsi come miglior defensor fidei, ciascun
politico assume insieme i panni dello scienziato,
del teologo e del maestro di vita: mai nessun
dubbio, nessuna discrezione, nessun rispetto per
chi la pensa diversamente. Siamo tutti trasformati
in intolleranti Torquemada in una progressiva e
apparentemente irreversibile riduzione dello spazio
del confronto civile su cui pure si basa ogni
democrazia. |