RASSEGNA STAMPA

1 NOVEMBRE 2000
MYRIAM MAFAI
SE WOJTYLA DETTA LEGGE
Da due giorni il Norlevo, la cosiddetta "pillola del giorno dopo", è in vendita nelle nostre farmacie, previa prescrizione medica. E, puntualmente, è giunta una durissima presa di posizione delle autorità ecclesiastiche. Che la Chiesa condannasse l' uso della pillola era legittimo e prevedibile (ne vietò l'uso persino alle suore che erano state stuprate nel corso della guerra bosniaca). Ma non ci si è limitati a una critica e ad una condanna. Dal Vaticano è giunto un invito, quasi una intimazione, rivolto a medici e farmacisti, a ignorare e violare la legge italiana, a rifiutarsi dunque di prescrivere e vendere il Norlevo facendo ricorso alla "obiezione di coscienza". L'obiezione di coscienza venne concessa ai medici e al personale sanitario cattolico in occasione della approvazione della legge 194 sull'interruzione volontaria della gravidanza. Si apre così, o meglio rischia di aprirsi, un conflitto grave tra Stato e Chiesa, nel momento in cui operatori sanitari vengono invitati ufficialmente a sottrarsi al rispetto della legge italiana e delle sue norme. Ma rischia di aprirsi, o meglio di approfondirsi in questo caso, anche la controversia che da tempo contrappone la Chiesa alla comunità scientifica internazionale, quando la prima pretende di imporre, nel campo della biologia, limiti alla ricerca in nome di una presunta verità di cui la Chiesa sarebbe unica depositaria. E infatti la Pontificia Accademia pretende, con la sua dichiarazione di ieri, di fissare essa, contro il parere di studiosi e scienziati di tutto il mondo, il momento in cui inizia una gravidanza. La "pillola del giorno dopo" infatti non provoca, come è ben specificato da tutte le ricerche, una interruzione della gravidanza, non provoca cioé un aborto. La pillola infatti, se assunta entro le prime 72 ore da un rapporto sessuale non protetto, evita che una eventuale gravidanza abbia inizio, dato che impedisce l' annidamento dell' ovulo fecondato nell'utero, processo che richiede almeno sei o sette giorni. Ora, la Pontificia Accademia della Vita può benissimo sostenere che la gravidanza comincia nel momento stesso in cui un ovulo viene fecondato, ma non può imporre questo suo convincimento alla comunità scientifica internazionale. E allora appare del tutto arbitrario, sostenere, come si fa nel documento reso noto ieri, che l'assunzione della pillola, definita "contragestativa" o "antinidatoria" equivalga a un aborto. Siamo tra gli ultimi in Europa ad avere deciso la commercializzazione del Norlevo. Dieci anni fa, nell'ormai lontanissimo 1990, l'onorevole Elena Marinucci, allora sottosegretario alla Sanità, sollecitò la società produttrice a presentare richiesta di autorizzazione alle autorità sanitarie del nostro paese. La società preferì però non sfidare le ire delle gerarchie cattoliche e da allora sulla vicenda è calato, da noi, il silenzio. Da lunedì la pillola viene messa in vendita in Italia solo a seguito di quello che si definisce un "mutuo riconoscimento" a livello europeo. E infatti quasi dovunque in Europa la pillola è già in uso da anni, non solo in paesi tradizionalmente laici e liberali, come la Svezia e la Danimarca, ma anche in quelli di più salda tradizione e cultura cattolica, come la Grecia o la Francia. Qui, addirittura, per evitare il pericolo di gravidanze tra le minorenni, le autorità sanitarie francesi ne avevano consentito la distribuzione anche nei licei, come accade per il preservativo maschile, sottolineandone così il carattere eminentemente "contraccettivo" o "contragestativo" (la decisione è stata recentemente impugnata di fronte al Consiglio di Stato che si propone di renderne necessaria la prescrizione medica). In tutti questi paesi, dalla Francia alla Germania, le autorità ecclesiastiche hanno espresso la loro contrarietà alla decisione.
Ma su questo limite si sono fermate, riconoscendo il diritto dei rispettivi governi a legiferare sulla materia. Solo da noi si tenta di forzare questo limite, di passare dalla critica e dalla opposizione, all'appello alla disobbedienza civile. Quasi che solo da noi non si fosse ancora realizzata quella separazione tra Chiesa e Stato, che è fondamento di ogni moderna società. E' possibile che posizioni troppo concilianti del mondo laico abbiano indotto le nostre autorità ecclesiastiche a questo errore. Ma si tratta di un errore, ed è augurabile che proprio da qui riparta una capacità dei laici di riproporre le loro ragioni, con il coraggio e la coerenza di cui non sempre hanno dato prova nel più recente passato.
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