RASSEGNA STAMPA

28 OTTOBRE 2000
editoriale
Dalla pergamena alla scrittura per frammenti
Non è indifferente scrivere con la penna d'oca, con la «Lettera 22» (tanto cara ai pionieri della nostalgia), con il computer o attraverso Internet. Non è la stessa cosa. Non solo perché cambia il mezzo, il medium, ma perché mutano le forme espressive, i contenuti della comunicazione, le regole sociali. La storia della scrittura diventa lo specchio di tante rivoluzioni culturali, e antropologiche, che si inseguono. La modernità che uccide se stessa e poi si rigenera, perché «moderno» è un concetto antico. E' la storia dell'uomo raccontata attraverso la scrittura. Una storia che mostra le prime tracce sulle anfore della dinastia sumera degli Uruk e si rinnova fino al popolo di Internet, gli uomini della scrittura retinale, dove la comunicazione non è più raracconto ma frammento, epigrafe, messaggio corto, veloce.
Derrick de Kerckhove e Clarisse Herrenschmidt dialogano, sulle pagine di questo giornale, intorno all'ultima frontiera dei segni, della scrittura, che poi è soprattutto rivoluzione della parola, del verbo, del pensiero. Il primo, canadese, è stato l'allievo prediletto di Marshall McLuhan, il sociologo che ha fotografato il concetto di «villaggio globale». Il libro più noto di de Kerckhove è La civilisation vidéo-chrétienne, pubblicato in Francia nel 1990, che affronta le differenze tra gli effetti della televisione, dei computer, degli ipermedia sulla cultura sociale. Clarisse Herrenschmidt è un'archeologa francese indisciplinata e inquieta che ad un certo punto scopre di avere scarso interesse per gli scavi e una forte passione per le lingue, la conversazione, l'incontro, le genti e per tutto quello che può assomigliare all'umanità parlante. Studia la moneta, che le appare come una scrittura specifica di numeri, parallela e indipendente dalle lingue. E, attraverso questo percorso arriva alle reti e ad internet. E' lì - dice - che sta emergendo la terza rivoluzione grafica.
Il Giornale: cos'è la comunicazione su internet? Parola, testo o entrambi?
Herrenschmidt: la rete riposa ancora sulla linea telefonica, e la rete telefonica serve a trasmettere parole. Ma Internet trasforma le parole in scrittura.
Il Giornale: Quasi un ritorno alla cultura orale?
Herrenschmidt: No, non sono parole, è scrittura. Questo deve essere chiaro, la legge della comunicazione umana è sempre la solita, non si scrive mai come si parla. Per esempio, una delle regole del parlato è che quasi tutte le frasi rimangono interrotte, tanto l'interlocutore comprende lo stesso. La grammatica, spesso. non viene rispettata. Questo su Internet non accade.
Il Giornale: le chat e la posta elettronica spesso utilizzano, però, uno stile proprio. Simile al linguaggio orale..
De Kerckhove: Infatti, non sono del tutto d'accordo con Clarisse. Esistono testo, ipertesto e contesto. Bisogna capire identità e differenza di tutte e tre. L'ipertesto è a metà tra parola e scrittura. E' una forma di testo contestualizzata, ecco la differenza. Il linguaggio di Internet riprende la scrittura orale come struttura, ma della parola scritta ha la memoria. Viene archiviato. E' il pensiero che da interiore si manifesta agli altri. L'io non è più solo con se stesso, ma si connette con gli altri. E lo fa con una forma di espressione nuova, che non è la parola detta e neppure la parola scritta. E', se si vuole, un ibrido, ma che trasmette meglio di altre forme di espressione il pensiero individuale.
Herrenschmidt: Tu parli del mito fondante di Internet. La realtà è diversa, Sulla rete la comunicazione è un insieme creativo di parole, pensiero, desideri. In pratica il linguaggio della rete riunisce le tre forme di comunicazione classiche: quella orale, quella scritta, e quella trasmessa attraverso la moneta.
Il Giornale: Scusi che c'entra la moneta?
Herrenschmidt: La moneta corrente non solo è l'unità di misura dei nostri desideri. Ma anche una forma di comunicazione dei desideri. Noi attraverso la moneta facciamo sapere al prossimo quanto interessa una determinata cosa.
Il Giornale: la rete unisce il linguaggio dell'oratore antico, dell'intellettuale moderno e del mercante
Herrenschmidt: Si, la scrittura sul web è la terza rivoluzione grafica della storia dell'uomo. la prima fu la nascita della scrittura, 5300 anni fa. Poi venne la scrittura monetaria, nel 550 a.C.. Nel 1968 avviene la prima «commutazione di pacchetti» (stringa di informazione in cui viene scomposto il file): è l'avvento della scrittura reticolare, con la definizione del protocollo di Internet (nel 1972).
De Kerckhove: Internet rappresenta in qualche modo un ritorno alle origini della comunicazione.
Herrenschmidt: Alle origini non c'era differenza tra linguaggio commerciale e le altre forme di espressione. Poi, quando nel VII secolo a.C. la Lydia e la Grecia devono attuare degli scambi, si rendono conto di avere un problema. Non hanno la stessa lingua. Sono costrette a inventare un linguaggio comune: la moneta. Lingua e moneta prendono strade diverse, parallele, che non si incontrano. Con lo sviluppo della scrittura monetaria il numero diventa sempre più astratto. La moneta è la prima invenzione della scrittura dei numeri al di fuori della lingua. E rappresenta una semplificazione della comunicazione.
De Kerckhove: Infatti, il primo passo è stato quello. Il secondo il linguaggio Morse: corto, lungo, nullo. Il terzo è stato il linguaggio dell'informatica: «0», «1», ovvero on, off, elettricità sì, elettricità no. Il quarto forse sarà quello dei quanti...
Herrenschmidt: Di fatto, lo «O» è il punto di partenza del capitalismo europeo. E' la moneta a inventare la matematica. Tramite gli indiani, arriva lo «O», portato dagli Arabi. La prima persona che introdusse le cifre arabe in Europa, da uno a nove, fu Gerber D'Aurillac, che divenne Papa con il nome di Silvano II. Chi introdusse lo «O» invece fu Lorenzo Fibonacci da Pisa, nel 1202 con il libro L'Abaco. Ora ci sono dieci simboli, da uno a zero. Lo «O» e le altre cifre arabe sono subito usate dai mercanti mentre la Chiesa lo vieta. La Chiesa impone l'uso delle cifre romane. I mercanti italiani però inventano la lettera di cambio sulla base dello «O». Da quando gli europei hanno lo «O» e numeri arabi la matematica e il capitalismo esplodono. Alla fine del '600 Leibniz inventa il calcolo binario: ma il motore della scienza matematica e della scrittura matematica del web è la moneta. Senza i mercati non ci sarebbe stato lo «O», e senza questo numero magico non ci sarebbe stato il calcolo binario. La moneta è la matrice del mondo Internet: non si può spiegare senza valutare la scrittura della lingua e della moneta. I due processi paralleli hanno trovato un punto in comune. La Chiesa ha fatto la pace con i mercanti.
Il Giornale: E' interessante notare come la forma preferita dai navigatori di Internet per comunicare sia il frammento. Brevi tracce di pensiero che devono essere lette velocemente. Il popolo della rete mostra una certa antipatia per i discorsi lunghi...
De Kerckhove: Anche questo è un ritorno al passato. Se la scrittura greca ha frammentato il logos classico, con l'apparizione delle 9 Muse, un logos che diventa specializzato, con l'ipertesto si ricostruisce l'unità pre-classica perduta. Le Muse, per secoli divise, tornano nella stessa casa.
Il Giornale: Strana questa modernità. Sembra riproporre le forme del più lontano passato. Cos'è un ritorno alla classicità?
De Kerckhove: Si è sempre guardato al passato come l'età dell'oro. Con Internet accade un fenomeno nuovo. E' il passato che viene verso di noi. E la forza dell'archivio globale. Tutto il pensiero, presente e futuro, ritorna al presente. Il pensiero resta perennemente contemporaneo. La scrittura del web è la forma di comunicazione dell'eterno presente.
Herrenschmidt: Diventa palese ciò che un tempo non si riusciva a cogliere. La continuità con le nostre radici, anche quelle più remote, non sono mai state perdute. In realtà la modernità è sempre l'ultima modernità. Anche la ruota era moderna per chi l'ha inventata.
Il Giornale: Tutto ciò comporta anche un mutamento nella visione del mondo?
De Kerckhove: Sulla rete si organizza una forma di solidarietà, che coinvolge microsocietà distanti che non dipendono da spazio né da tempo. La responsabilità privata non è individuale né collettiva, è connessa, corresponsabilità orizzontale con gli altri cittadini della rete.
Il Giornale: Stiamo quindi tornando da un Io a un Noi?
De Kerckhove: E' ancora presto per dirlo. Stiamo a vedere: Io ho chiamato questa situazione come Io connettivo, che è diverso da collettivo, ovvero l'io creato dalla televisione o dalla radio. Dove l'individuo è solo spettatore passivo. Il libro è personale, la televisione è collettiva, mentre la rete è connettiva. Internet è autorganizzazione focalizzata.
Herrenschmidt: Che brutto termine sociologico. In Internet si realizza il sogno dei surrealisti: il caso soggettivo. E' la teoria del caos. Si capiscono alcune regole, alcune leggi, ma non tutto. Resta una voragine oscura che non si conosce. L'organizzazione, anche quella spontanea, si muove verso un fine. Il Caos no, ci lascia incerti sul nostro destino.
(Forum a cura di Vittorio Macioce e Diana Zuncheddu)
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