RASSEGNA STAMPA

25 OTTOBRE 2000
ANGELO FIORI
Chi ha paura della bioetica?
Per la clonazione si parla di "pre-embrione" e c'è chi invoca Galileo; ma i cattolici sono più liberi dei laici
L'accusa di Giorello: l'etica sociale maschera una dittatura
La ricerca è indispensabile, ma lo è anche un "tribunale" indipendente
Il professor Angelo Fiori, vicepresidente del Comitato Nazionale di Bioetica. interviene nell'attuale dibattito in corso sulle frontiere delle biotecnologie e sui problemi morali connessi. Pubblichiamo in questa pagina stralci del suo editoriale, che apparirà sul prossimo numero di "Medicina e morale" (la rivista di bioetica dell'Università Cattolica), sotto il titolo "Galileo Galilei, l'embrione e la bioetica". "Si dica sinceramente una volta per tutte - scrive Fiori - se si crede ancora che esista e meriti di sopravvivere la bioetica, ovvero se dobbiamo prendere atto che la si vuole trasformare da "tribunale" indipendente di uomini liberi, religiosi o non, in un comodo dispensatore di licenze, manipolabile per vantaggi di vario tipo".
La singolare invenzione pseudoscientifica del "pre-embrione" sembrava ormai avviata da tempo ad un doveroso oblio.
Concepito nel 1984 dalla Commissione Warnock per ovviare alle obiezioni etiche opposte all'utilizzo degli embrioni umani a fini di ricerca, il concetto di "pre-embrione" ha atteso invano il visto d'ingresso nei moderni manuali di embriologia umana. Oggi viene riesumato dai fondi di magazzino per la nuova occasione fornita dai progetti di utilizzo delle cellule staminali prelevabili dagli embrioni umani congelati o addirittura da quelli che si intende produrre appositamente mediante clonazione. Ancora una volta viene richiamato il nome di Galileo Galilei per accusare i cattolici di non rispettare le verità della scienza. Ma le parti si sono completamente invertite. La Chiesa, e i cattolici laici, richiedono oggi a gran voce il rispetto della verità scientifica rivolgendosi proprio a quei laici non cattolici che accettano senza riserve ogni interpretazione contorta etichettata come "scientifica" solo perché formulata da alcuni scienziati. È inevitabile dover citare un passo centrale del Rapporto Warnock per ricordare che quel Comitato "decise" - con una maggioranza di 16 membri contro 7 - di accogliere il concetto di "pre-embrione", pur riconoscendo che "da un punto di vista biologico non si può identificare un singolo stadio nello sviluppo dell'embrione, aldilà del quale l'embrione non dovrebbe essere mantenuto in vita". La decisione del Comitato a maggioranza è stata quella di incoraggiare la legislazione a provvedere "che la ricerca possa essere condotta su ogni embrione risultante dalla fertilizzazione in vitro, qualunque ne sia la provenienza, fino al termine del quattordicesimo giorno dalla fertilizzazione": il che è puntualmente avvenuto, in Gran Bretagna, con legge del 1990. La dizione alternativa a quella di "pre-embrione" è ancora più esplicita nella sua irriverenza scientifica: l'embrione nei primi stadi non sarebbe che "un piccolo ammasso di cellule", un "grumo di cellule". Sono espressioni impiegate anche da qualche illustre scienziato cui sembra fare velo la (solo umanamente) comprensibile attenzione agli interessi della corporazione dei ricercatori e dei poteri industriali e commerciali. Se non vi fossero questi motivi siamo certi che tutti coloro che hanno qualche nozione di biologia non insisterebbero nella imbarazzante (per loro) posizione e riconoscerebbero senza esitazione che quelle poche cellule, in fase di progressivo sviluppo, non sono un ammasso casuale ed irrilevante bensì un meraviglioso ed unico mondo individuale irripetibile, capace anche di dividersi per dar luogo ad altri individui gemelli, non perfettamente uguali come erroneamente si crede, e quindi individui unici ed irripetibili anch'essi. Nel genoma di quelle poche cellule esiste il programma di un individuo umano all'inizio del suo viaggio straordinario intra ed extra-uterino che lo farà diventare un individuo adulto. Questo dice la scienza vera. Non si tocchi Galileo, dunque, e non lo si arruoli in raggruppamenti ideologici ai quali è assolutamente estraneo. Coloro che hanno a cuore gli obiettivi di interesse generale della bioetica devono opporsi a questo nuovo tentativo di disinformare l'opinione pubblica qualificando "cose" senza valore gli embrioni umani ai primi stadi e devono fornire la contro-informazione corretta: non esiste il "pre-embrione", ma solo l'embrione, sin dal momento del concepimento. Viviamo senza dubbio un momento cruciale della bioetica, che potrebbe condurre al suo rapido declino e alla sua cancellazione, invocata con un breve ma significativo articolo del filosofo Giulio Giorello sul Corriere della Sera. Definita la bioetica "comoda maschera per i nuovi dittatori", Giorello ha accusato di burocratismo molti di coloro che la esercitano ed ha affermato che certe forme di "etica laica" e di "morale sociale" sono "molto più coercitive di qualsiasi dettato dei vecchi preti". Non si può negare la validità di alcune di queste forti affermazioni del filosofo. La bioetica sta andando incontro a un evidente indebolimento: sia ad opera di coloro che, sotto le sue insegne, affermano la totale libertà della scienza, di base ed applicata, di fare tutto ciò che risulti tecnicamente possibile, sia a causa delle mistificazioni pseudo-scientifiche escogitate per evitare gli scogli etici più rilevanti ed imbarazzanti. Le tecniche della procreatica, la clonazione umana ed ora l'impiego delle cellule staminali (che prevede anche l'ipotesi di clonazione apposita di embrioni) sono un banco di prova cruciale per l'oggi e il domani della bioetica.
Purtroppo i passi più clamorosi e temerari della scienza passano sempre più di frequente attraverso un primo stadio di allarme e rifiuto autenticamente bioetico, seguito però da un secondo stadio di incrinatura dei filtri e di riduzione dei divieti. La nascita della pecora Dolly e l'immediata prospettiva della clonazione umana, ad esempio, hanno provocato dapprima una reazione negativa praticamente generalizzata.Tuttavia appena due anni dopo qualche governo, tra quelli che all'inizio avevano manifestato una totale chiusura, ha cominciato ad accogliere le pressioni provenienti dal mondo scientifico intese a presentare gli aspetti di possibile utilità di talune applicazioni della nuova tecnica. Pochi mesi dopo la decisione dell'European Patent Office di concedere all'università di Edimburgo il brevetto ad un metodo che può preludere alla clonazione umana - tema sul quale il Comitato nazionale per la Bioetica italiano si è criticamente espresso il 25 febbraio 2000 - sia il presidente statunitense Clinton che il governo inglese hanno dato il loro assenso a metodi che implicano l'utilizzo di embrioni umani, pur confermando, per ora, la contrarietà alla clonazione umana a scopo riproduttivo. Su questa linea, che si è avvalsa dei pareri positivi autoreferenziali di comitati scientifici, si sta conducendo in Italia una campagna di stampa promozionale che si avvale del consueto argomento della libertà dello Stato laico contro le posizioni della Chiesa cattolica.
Affinché ogni cittadino possa giudicare secondo coscienza, ma dopo avere considerato l'intera verità dei fatti, ci si deve chiedere se sia lecito presentare le richieste degli scienziati come espressione di piena e legittima libertà dalle ideologie e dagli interessi. È evidente, in realtà, che questa invocata libertà è molto relativa perché condizionata quanto, e forse di più, di quella che proviene da ispirazioni religiose, od anche puramente filosofiche, estranee per loro stessa natura ad interessi economici. Su questo equivoco persistente si gioca l'avvenire della bioetica, dei suoi comitati e del futuro dell'umanità. La ricerca scientifica è indispensabile. È comprensibile che i ricercatori rivendichino le esigenze del loro lavoro ed invitino la società a devolvere risorse sempre maggiori in vista dei benefici.
Ma questa spinta proveniente da interessi di così vasta portata non può e non deve essere accettata senza obiezioni autenticamente bioetiche né queste possono essere liquidate con intollerante e sospetta arroganza, come "ideologiche" . Si dica sinceramente, una volta per tutte se si crede ancora che esista e meriti di sopravvivere la bioetica, ovvero se dobbiamo prendere atto che la si vuole trasformare da "tribunale" indipendente di uomini liberi, religiosi o non, quale è stato concepito negli anni Settanta del secolo che sta per concludersi, in un comodo strumento dispensatore di licenze. Non intendiamo giungere alle conclusioni estreme del filosofo Giorello, ma è certo che un nuovo segnale di allarme è doveroso in difesa della bioetica. Probabilmente la soluzione del problema è quella di coinvolgere in modo diretto l'opinione pubblica attraverso una informazione semplice ed onesta e ricercando costantemente, mediante sondaggi, di raccoglierne le valutazioni che, possiamo starne certi, saranno più libere e sensate di quelle di molti addetti ai lavori.
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