RASSEGNA STAMPA

24 OTTOBRE 2000
LUIGI DELL'AGLIO
Ma la scienza non ci dirà mai cos'è l'anima
In margine alla ricerca di due medici inglesi su pazienti che hanno subìto un arresto cardiaco
Tonini replica ad un commento di Galimberti. Gli studi di Raymond Moody sulla "vita oltre la vita"
I ricordi sereni raccontati da pazienti sopravvissuti a un arresto cardiaco non possono essere considerati prove della sopravvivenza dopo la morte. La ricerca resa nota domenica scorsa dai medici inglesi Peter Fenwick e Sam Parnia (condotta su pazienti che hanno subito un arresto cardiaco) suscita scetticismo, anche se l'attenzione della scienza al mondo del sovrannaturale merita sempre rispetto. "Per favore, non mischiamo l'anima con le molecole del cervello", aveva detto subito Alberto Oliverio, psicobiologo del Cnr. E ora scuote il capo il cardinale Ersilio Tonini: "Come prova mi sembra discutibile perché mancano certezze scientifiche. E' provato che questi pazienti si siano avvicinati al momento della morte? Sembra di no, e comunque sarebbe difficile constatarlo. Il fatto che di quel momento esista la memoria testimonia soltanto che queste persone erano vive e non morte, e che hanno percepito cose sensibili". Il cardinale mette l'accento su quello che ritiene un punto-chiave: la memoria, il ricordo di sensazioni e visioni non ha valore probante. "L'anima non è solo "ricordo", "memoria", sarebbe un'interpretazione troppo riduttiva. La memoria non è l'anima spirituale; ce l'hanno anche gli animali. L'anima è molto di più: è pensiero, amore, eroismo, pentimento, creazione, arte". E il cardinale cita le pagine del Fedone, il dialogo di Platone in cui Socrate parla dell'immortalità dell'anima come segno della dignità dell'uomo.
"Non possiamo ridurre tutti i valori a memorie, a reminiscenze". Commentando gli studi dei due medici inglesi, il filosofo Umberto Galimberti aveva scritto ieri mattina su Repubblica che l'anima può definirsi il rapporto che il corpo umano ha con il mondo. Replica Tonini: "Ma l'anima non è soltanto relazione! In questo modo ignoriamo la Creazione, e le stesse fondamentali intuizioni del pensiero greco. E secondo me l'illuminazione divina è già evidente nella razionalità ellenica". Nel Fedone, gli allievi incalzano Socrate con obiezioni sull'immortalità dell'anima. Il filosofo sembra vacillare. Poi guarda il suo giovane allievo, Fedone, e gli dice: se l'anima non è immortale, allora la vita non ha più senso e possiamo tagliarci i capelli (atto che i Greci compivano quando erano a lutto). Tonini si rifà anche al Fedro, il dialogo che tratta della spiritualità e della bellezza. La preghiera di Socrate è di toccante ricchezza interiore.
"Spiritualità vuol dire capacità di desiderare cose immateriali", commenta il cardinale. "E Socrate dice infatti agli dei: "Rendetemi più bello dentro che fuori"". "Insomma", spiega Tonini, "il giusto approccio per capire se hanno senso o no le ricerche annunciate dai due medici inglesi consiste nel non dimenticare la fondamentale distinzione tra cose sensibili e cose sovrasensibili. E il sovrasensibile non è sperimentabile". Dunque, secondo il cardinale, i racconti dei pazienti sopravvissuti non sono prove scientifiche, da nessun punto di vista. Ancora più severo è Giuseppe Angelini, teologo e filosofo: "Non sono argomenti seri". L'esistenza sospesa sulla soglia tra vita e morte è materia fin troppo nota a Corrado Manni, professore emerito, che è stato direttore dell'Istituto di anestesiologia e rianimazione del Policlinico Gemelli a Roma. Queste visioni, sensazioni, ricordi si riferiscono a momenti trascorsi in una condizione di coma cui è seguito un recupero. Non hanno niente a che vedere con la morte.
Già negli anni Settanta, ricorda Manni, ebbero vasta eco i libri dell'americano Raymond A. Moody, La vita oltre la vita e Nuove ipotesi su "La vita oltre la vita". I numerosi pazienti interpellati da Moody riferivano di aver visto fonti luminose, di aver sentito il proprio corpo sollevarsi, librarsi nel vuoto, di aver provato la consolante sensazione di uscire da un tunnel. "Ma sta di fatto che queste persone non erano certo morte e poi ritornate alla vita", dice il professore. E' infatti un mistero ("e non solo secondo me, anche secondo la Chiesa") il momento in cui l'anima si distacca dal corpo".
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