Ma la scienza non ci dirà mai
cos'è l'animaIn margine alla ricerca di due medici inglesi su
pazienti che hanno subìto un arresto cardiaco Tonini replica ad un commento di Galimberti. Gli studi di
Raymond Moody sulla "vita oltre la vita" |
| I ricordi sereni raccontati da pazienti sopravvissuti a un arresto
cardiaco non possono essere considerati prove della sopravvivenza
dopo la morte. La ricerca resa nota domenica scorsa dai medici
inglesi Peter Fenwick e Sam Parnia (condotta su pazienti che
hanno subito un arresto cardiaco) suscita scetticismo, anche se
l'attenzione della scienza al mondo del sovrannaturale merita
sempre rispetto. "Per favore, non mischiamo l'anima con le
molecole del cervello", aveva detto subito Alberto Oliverio,
psicobiologo del Cnr. E ora scuote il capo il cardinale Ersilio
Tonini: "Come prova mi sembra discutibile perché mancano
certezze scientifiche. E' provato che questi pazienti si siano
avvicinati al momento della morte? Sembra di no, e comunque
sarebbe difficile constatarlo. Il fatto che di quel momento esista la
memoria testimonia soltanto che queste persone erano vive e non
morte, e che hanno percepito cose sensibili". Il cardinale mette
l'accento su quello che ritiene un punto-chiave: la memoria, il
ricordo di sensazioni e visioni non ha valore probante. "L'anima
non è solo "ricordo", "memoria", sarebbe un'interpretazione
troppo riduttiva. La memoria non è l'anima spirituale; ce l'hanno
anche gli animali. L'anima è molto di più: è pensiero, amore,
eroismo, pentimento, creazione, arte". E il cardinale cita le pagine
del Fedone, il dialogo di Platone in cui Socrate parla
dell'immortalità dell'anima come segno della dignità dell'uomo.
"Non possiamo ridurre tutti i valori a memorie, a reminiscenze".
Commentando gli studi dei due medici inglesi, il filosofo
Umberto Galimberti aveva scritto ieri mattina su Repubblica che
l'anima può definirsi il rapporto che il corpo umano ha con il
mondo. Replica Tonini: "Ma l'anima non è soltanto relazione! In
questo modo ignoriamo la Creazione, e le stesse fondamentali
intuizioni del pensiero greco. E secondo me l'illuminazione divina
è già evidente nella razionalità ellenica".
Nel Fedone, gli allievi incalzano Socrate con obiezioni
sull'immortalità dell'anima. Il filosofo sembra vacillare. Poi
guarda il suo giovane allievo, Fedone, e gli dice: se l'anima non è
immortale, allora la vita non ha più senso e possiamo tagliarci i
capelli (atto che i Greci compivano quando erano a lutto). Tonini
si rifà anche al Fedro, il dialogo che tratta della spiritualità e della
bellezza. La preghiera di Socrate è di toccante ricchezza interiore.
"Spiritualità vuol dire capacità di desiderare cose immateriali",
commenta il cardinale. "E Socrate dice infatti agli dei:
"Rendetemi più bello dentro che fuori"". "Insomma", spiega
Tonini, "il giusto approccio per capire se hanno senso o no le
ricerche annunciate dai due medici inglesi consiste nel non
dimenticare la fondamentale distinzione tra cose sensibili e cose
sovrasensibili. E il sovrasensibile non è sperimentabile". Dunque,
secondo il cardinale, i racconti dei pazienti sopravvissuti non sono
prove scientifiche, da nessun punto di vista. Ancora più severo è
Giuseppe Angelini, teologo e filosofo: "Non sono argomenti
seri".
L'esistenza sospesa sulla soglia tra vita e morte è materia fin
troppo nota a Corrado Manni, professore emerito, che è stato
direttore dell'Istituto di anestesiologia e rianimazione del
Policlinico Gemelli a Roma. Queste visioni, sensazioni, ricordi si
riferiscono a momenti trascorsi in una condizione di coma cui è
seguito un recupero. Non hanno niente a che vedere con la morte.
Già negli anni Settanta, ricorda Manni, ebbero vasta eco i libri
dell'americano Raymond A. Moody, La vita oltre la vita e Nuove
ipotesi su "La vita oltre la vita". I numerosi pazienti interpellati
da Moody riferivano di aver visto fonti luminose, di aver sentito il
proprio corpo sollevarsi, librarsi nel vuoto, di aver provato la
consolante sensazione di uscire da un tunnel. "Ma sta di fatto che
queste persone non erano certo morte e poi ritornate alla vita",
dice il professore. E' infatti un mistero ("e non solo secondo me,
anche secondo la Chiesa") il momento in cui l'anima si distacca
dal corpo". |