RASSEGNA STAMPA

24 OTTOBRE 2000
GIOVANNI MARIA PACE
*Perché ricordo* parla il nobel kandel
Fresco di Nobel, il settantenne neuroscienziato americano Eric Kandel ha tenuto una delle Letture Aloisi, promosse dalla locale università e dalla Fondazione Sigma Tau.
Dottor Kandel, parte del merito per il premio che stanno per consegnarle a Stoccolma va, per così dire, alla lumachina che è stata la palestra dei suoi studi: l'Aplysia, il mollusco più celebre delle neuroscienze.
"L'Aplysia è un sistema molto semplice nel quale studiare come avviene l'apprendimento e come si forma la memoria. Per capire questi processi era necessario un animale dal comportamento modificabile attraverso sollecitazioni che inducono apprendimento e inoltre analizzabile nei dettagli, cioè a livello cellulare. La lumaca d'acqua di cui parliamo faceva al caso nostro: ci ha permesso di osservare un semplice comportamento riflesso, fin nei minimi particolari".
I primi studi sull'Aplysia risalgono al 1963. Che cosa vi hanno insegnato?
"Hanno mostrato che i riflessi dell'animale, ad esempio la ritrazione della branchia, sono molto specifici, nel senso che ogni cellula implicata nella risposta forma connessioni con determinate cellule e non con altre. Ciò pone un interessante problema. Il comportamento riflesso relativo alla branchia corrisponde a un certo assetto della "circuiteria" neurale, assetto nel quale i collegamenti, in termini di precisione delle connessioni tra neuroni, sono fissi. Quando però analizzi il cablaggio durante il processo di apprendimento, vedi che le connessioni, benché definite anatomicamente, non sono altrettanto specificate per quanto riguarda la loro forza. Come dire che l'apprendimento ha l'effetto di alterare la forza di specifiche connessioni sinaptiche".
Le sinapsi - ricordiamolo per comodità del lettore - sono le giunzioni o meglio gli intervalli tra cellule nervose. E' attraverso lo spazio sinaptico che passano i segnali che ogni istante, a milioni, vanno a formare pensieri, percezioni, emozioni, memorie. I segnali sono incorporati nei neurotrasmettitori, le sostanze chimiche con cui le cellule nervose o neuroni s'influenzano a vicenda. Dunque avete notato un rafforzamento di certe sinapsi.
Questo meccanismo riguarda tutti i tipi di memoria?
"Con una distinzione. Nella memoria a breve termine, che implica cambiamenti della durata di alcuni minuti o al massimo di un'ora, tali cambiamenti sono di tipo funzionale e vengono mediati da specifici gruppi di chinasi, cioè di proteine che provocano la fosforilazione (aggiunta di un gruppo fosfato) di altre proteine. Nella memoria a lungo termine, invece, il meccanismo segnaletico della memoria a breve si rivolge al nucleo di specifiche cellule sensoriali e attiva una serie di geni, provoca cioè un cambiamento nell'espressione genica dando origine alla formazione di nuove connessioni sinaptiche. Sono queste nuove connessioni che rappresentano la forma stabile e autoconservante dei ricordi di lunga durata".
Fin qui l'Aplysia. Nell'uomo i ricordi si formano nello stesso modo?
"Non lo sappiamo di sicuro. C'è però evidenza di un processo analogo nei primati, cioè nelle scimmie a noi simili. Le immagini elettroniche del cervello umano mostrano inoltre che, se chiedi a una persona di eseguire determinati compiti manuali, sulla corteccia si nota un'aumentata rappresentazione dell'area che controlla le mani. Questo aumento potrebbe significare un cambiamento anatomico. Dunque l'evidenza non è totale ma è molto verosimile che il meccanismo sia lo stesso".
Dopo tanti studi abbiamo un modello credibile della memoria?
"Diciamo che oggi capiamo abbastanza bene come la memoria a breve venga convertita in memoria a lungo termine, negli animali come nell'uomo. Il problema della memoria ha due aspetti: uno, molecolare, riguarda il modo in cui l'informazione si conserva in questa o quella parte del cervello, e fin qui ci arriviamo. Ma l'altro aspetto, che possiamo chiamare sistemico, ci è ancora parzialmente ignoto. La memoria si avvale di diversi sistemi cerebrali, a seconda che si tratti di memoria esplicita, implicita, emotiva, abitudinaria eccetera. Quale sia la particolare struttura neurale che media i vari tipi di memoria e come le varie componenti della struttura interagiscono tra di loro, non sappiamo ancora bene.
Un neurologo di nome Karl Lashley, affettando parti progressivamente maggiori del cervello di ratto si avvide, già molti anni or sono, che gli animali riuscivano comunque a trovare l'uscita del labirinto, segno che la memoria del percorso non era localizzata in un punto preciso ma diffusa in più parti del cervello. L'idea della memoria come archivio, come scaffale da cui ripescare di volta in volta i ricordi ha ancora senso?
"Può avere una parte di verità. Ma oggi ci rendiamo conto che ricordare è più complicato che accendere una semplice lampadina nell'archivio del cervello: è un processo creativo. Alcuni aspetti della memoria possono emergere più chiaramente, e altri rimanere in parte mascherati, a seconda dei sentimenti che il ricordo suscita. Ogni volta che ricordiamo è un po' come se imparassimo di nuovo, e questo riapprendere è in parte determinato dal contesto sociale nel quale avviene. Il ricordo è insomma fortemente associato alle circostanze".
La memoria come ricreazione del passato è bene esemplificata dal caso di quell'italiano emigrato in America che dipingeva vedute del villaggio natio sull'onda dei ricordi: nei suoi quadri, la chiesa era sempre più grande del reale, l'erba più verde e così via. Il pittore della nostalgia venne presentato da Oliver Sacks in uno dei convegni che si tennero durante il Decennio del Cervello, la mobilitazione scientifica in cui Padova ebbe un ruolo importante. Come le appaiono ora quegli anni?
"E' stato un periodo fantastico per la biologia e in particolare per le neuroscienze, un periodo caratterizzato da un forte impegno verso l'unità. Nelle neuroscienze avevamo già unificato la biologia molecolare e la neurobiologia, ma negli anni Novanta si ebbe l'ulteriore accorpamento con la psicologia cognitiva.
Nonché clamorosi progressi nella diagnostica per immagini e nello studio di malattie genetiche quali ad esempio la còrea di Huntington".
A proposito di unificazione, è interessato alle teorie generali sulla mente cui si dedicano gli Edelman, i Damasio, i Penrose?
"Il tentativo di definire che cos'è in termini scientifici la coscienza mi interessa. Non mi sembra che quanto dice in proposito Roger Penrose sia molto utile, mentre apprezzo il darwinismo neurale di Gerald Edelman. Penso però che il problema della coscienza sia il più complicato di tutta la biologia e che per arrivare a risolverlo dovremo affrontarlo non in modo globale e filosofico ma per sottocomponenti, così come del resto abbiamo fatto per l'apprendimento".
Quanto tempo ci vorrà per scoprire il mistero della coscienza?
"Un paio di secoli (ride)".
Qual è attualmente l'obiettivo delle sue ricerche?
"Trovare un vestito molto elegante che mia moglie Denise possa indossare alla cerimonia di Stoccolma. Scherzi a parte, mi sto interessando a due questioni. Ecco la prima. Dato che la memoria a lungo termine implica un duraturo cambiamento nella trasmissione sinaptica, e questo comporta a sua volta un meccanismo di trascrizione a livello di Dna, mi domando se la base per la conservazione delle memorie perenni non potrebbe essere il neurone nel suo complesso e i processi che vi si svolgono, e non la sola sinapsi.
Questa è la domanda, anche se ritengo in definitiva che sia possibile conciliare il meccanismo nucleare con la conservazione sinaptico specifica dell'informazione.
L'altro tema è più generale. Siamo attualmente in grado di capire la memoria in misura sufficiente per affrontarne i disturbi, e anche per intervenire su forme di ritardo mentale quali la sindrome di Down o la fragilità del cromosoma".
Perché parla al plurale?
"Recentemente ho partecipato con altri alla creazione di una società chiamata Memory Farmaceuticals che si occupa di questi problemi. I miei soci ed io stiamo sviluppando farmaci per rimediare alla perdita di memoria conseguente all'età.
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Scienza e bioetica