| *Perché ricordo* parla il nobel kandel |
Fresco di Nobel, il settantenne
neuroscienziato americano Eric Kandel ha
tenuto una delle Letture Aloisi, promosse
dalla locale università e dalla Fondazione
Sigma Tau.
| Dottor Kandel, parte del merito per il
premio che stanno per consegnarle a
Stoccolma va, per così dire, alla lumachina
che è stata la palestra dei suoi studi:
l'Aplysia, il mollusco più celebre delle
neuroscienze. |
"L'Aplysia è un sistema molto semplice
nel quale studiare come avviene
l'apprendimento e come si forma la
memoria. Per capire questi processi era
necessario un animale dal comportamento
modificabile attraverso sollecitazioni che
inducono apprendimento e inoltre
analizzabile nei dettagli, cioè a livello
cellulare. La lumaca d'acqua di cui
parliamo faceva al caso nostro: ci ha
permesso di osservare un semplice
comportamento riflesso, fin nei minimi
particolari".
| I primi studi sull'Aplysia risalgono al
1963. Che cosa vi hanno insegnato? |
"Hanno mostrato che i riflessi
dell'animale, ad esempio la ritrazione della
branchia, sono molto specifici, nel senso
che ogni cellula implicata nella risposta
forma connessioni con determinate cellule
e non con altre. Ciò pone un interessante
problema. Il comportamento riflesso
relativo alla branchia corrisponde a un
certo assetto della "circuiteria" neurale,
assetto nel quale i collegamenti, in termini
di precisione delle connessioni tra neuroni,
sono fissi. Quando però analizzi il
cablaggio durante il processo di
apprendimento, vedi che le connessioni,
benché definite anatomicamente, non sono
altrettanto specificate per quanto riguarda
la loro forza. Come dire che
l'apprendimento ha l'effetto di alterare la
forza di specifiche connessioni sinaptiche".
Le sinapsi - ricordiamolo per comodità
del lettore - sono le giunzioni o meglio
gli intervalli tra cellule nervose. E'
attraverso lo spazio sinaptico che passano i
segnali che ogni istante, a milioni, vanno a
formare pensieri, percezioni, emozioni,
memorie. I segnali sono incorporati nei
neurotrasmettitori, le sostanze chimiche
con cui le cellule nervose o neuroni
s'influenzano a vicenda. Dunque avete
notato un rafforzamento di certe sinapsi.
| Questo meccanismo riguarda tutti i tipi di
memoria? |
"Con una distinzione. Nella memoria a
breve termine, che implica cambiamenti
della durata di alcuni minuti o al massimo
di un'ora, tali cambiamenti sono di tipo
funzionale e vengono mediati da specifici
gruppi di chinasi, cioè di proteine che
provocano la fosforilazione (aggiunta di un
gruppo fosfato) di altre proteine. Nella
memoria a lungo termine, invece, il
meccanismo segnaletico della memoria a
breve si rivolge al nucleo di specifiche
cellule sensoriali e attiva una serie di geni,
provoca cioè un cambiamento
nell'espressione genica dando origine alla
formazione di nuove connessioni
sinaptiche. Sono queste nuove connessioni
che rappresentano la forma stabile e
autoconservante dei ricordi di lunga
durata".
| Fin qui l'Aplysia. Nell'uomo i ricordi si
formano nello stesso modo? |
"Non lo sappiamo di sicuro. C'è però
evidenza di un processo analogo nei
primati, cioè nelle scimmie a noi simili. Le
immagini elettroniche del cervello umano
mostrano inoltre che, se chiedi a una
persona di eseguire determinati compiti
manuali, sulla corteccia si nota
un'aumentata rappresentazione dell'area
che controlla le mani. Questo aumento
potrebbe significare un cambiamento
anatomico. Dunque l'evidenza non è totale
ma è molto verosimile che il meccanismo
sia lo stesso".
| Dopo tanti studi abbiamo un modello
credibile della memoria? |
"Diciamo che oggi capiamo abbastanza
bene come la memoria a breve venga
convertita in memoria a lungo termine,
negli animali come nell'uomo. Il problema
della memoria ha due aspetti: uno,
molecolare, riguarda il modo in cui
l'informazione si conserva in questa o
quella parte del cervello, e fin qui ci
arriviamo. Ma l'altro aspetto, che
possiamo chiamare sistemico, ci è ancora
parzialmente ignoto. La memoria si avvale
di diversi sistemi cerebrali, a seconda che si
tratti di memoria esplicita, implicita,
emotiva, abitudinaria eccetera. Quale sia la
particolare struttura neurale che media i
vari tipi di memoria e come le varie
componenti della struttura interagiscono
tra di loro, non sappiamo ancora bene.
Un neurologo di nome Karl Lashley,
affettando parti progressivamente maggiori
del cervello di ratto si avvide, già molti
anni or sono, che gli animali riuscivano
comunque a trovare l'uscita del labirinto,
segno che la memoria del percorso non era
localizzata in un punto preciso ma diffusa
in più parti del cervello. L'idea della
memoria come archivio, come scaffale da
cui ripescare di volta in volta i ricordi ha
ancora senso?
"Può avere una parte di verità. Ma oggi ci
rendiamo conto che ricordare è più
complicato che accendere una semplice
lampadina nell'archivio del cervello: è un
processo creativo. Alcuni aspetti della
memoria possono emergere più
chiaramente, e altri rimanere in parte
mascherati, a seconda dei sentimenti che il
ricordo suscita. Ogni volta che ricordiamo
è un po' come se imparassimo di nuovo, e
questo riapprendere è in parte determinato
dal contesto sociale nel quale avviene. Il
ricordo è insomma fortemente associato
alle circostanze".
| La memoria come ricreazione del passato è
bene esemplificata dal caso di
quell'italiano emigrato in America che
dipingeva vedute del villaggio natio
sull'onda dei ricordi: nei suoi quadri, la
chiesa era sempre più grande del reale,
l'erba più verde e così via. Il pittore della
nostalgia venne presentato da Oliver Sacks
in uno dei convegni che si tennero durante
il Decennio del Cervello, la mobilitazione
scientifica in cui Padova ebbe un ruolo
importante. Come le appaiono ora quegli
anni?
"E' stato un periodo fantastico per la
biologia e in particolare per le
neuroscienze, un periodo caratterizzato da
un forte impegno verso l'unità. Nelle
neuroscienze avevamo già unificato la
biologia molecolare e la neurobiologia, ma
negli anni Novanta si ebbe l'ulteriore
accorpamento con la psicologia cognitiva.
Nonché clamorosi progressi nella
diagnostica per immagini e nello studio di
malattie genetiche quali ad esempio la
còrea di Huntington".
| A proposito di unificazione, è interessato
alle teorie generali sulla mente cui si
dedicano gli Edelman, i Damasio, i
Penrose?
"Il tentativo di definire che cos'è in termini
scientifici la coscienza mi interessa. Non
mi sembra che quanto dice in proposito
Roger Penrose sia molto utile, mentre
apprezzo il darwinismo neurale di Gerald
Edelman. Penso però che il problema della
coscienza sia il più complicato di tutta la
biologia e che per arrivare a risolverlo
dovremo affrontarlo non in modo globale e
filosofico ma per sottocomponenti, così
come del resto abbiamo fatto per
l'apprendimento".
| Quanto tempo ci vorrà per scoprire il
mistero della coscienza?
"Un paio di secoli (ride)".
| Qual è attualmente l'obiettivo delle sue
ricerche?
"Trovare un vestito molto elegante che mia
moglie Denise possa indossare alla
cerimonia di Stoccolma. Scherzi a parte, mi
sto interessando a due questioni. Ecco la
prima. Dato che la memoria a lungo
termine implica un duraturo cambiamento
nella trasmissione sinaptica, e questo
comporta a sua volta un meccanismo di
trascrizione a livello di Dna, mi domando
se la base per la conservazione delle
memorie perenni non potrebbe essere il
neurone nel suo complesso e i processi che
vi si svolgono, e non la sola sinapsi.
Questa è la domanda, anche se ritengo in
definitiva che sia possibile conciliare il
meccanismo nucleare con la conservazione
sinaptico specifica dell'informazione.
L'altro tema è più generale. Siamo
attualmente in grado di capire la memoria
in misura sufficiente per affrontarne i
disturbi, e anche per intervenire su forme di
ritardo mentale quali la sindrome di Down
o la fragilità del cromosoma".
| Perché parla al plurale?|
"Recentemente ho partecipato con altri alla
creazione di una società chiamata Memory
Farmaceuticals che si occupa di questi
problemi. I miei soci ed io stiamo
sviluppando farmaci per rimediare alla
perdita di memoria conseguente all'età. |
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