| Antonio Damasio, "Emozione e coscienza.
Sentire ciò che accade", Adelphi, Milano 2000
pp. 446, s.i.p | Antonio Damasio, neurobiologo e direttore del
dipartimento
di neurologia dello Iowa Medical Center aveva
dedicato il suo precedente e fortunato volume
L'errore di Cartesio
(un best-seller tradotto in 17 lingue) alla critica di
due luoghi comuni circa la natura della mente e del
pensiero, attribuiti appunto, ma con una certa
ingiustizia, al padre della filosofia moderna. Il
primo è l'oblio del corpo, l'idea che corpo e mente
siano entità diverse e autonome; il secondo è
l'oblio delle emozioni, l'idea che la ragione sia
indipendente dai processi emotivi, e che a loro
volta le emozioni siano estranee alla dimensione
razionale e cognitiva dell'azione umana.
In qualche modo, questi due temi generali, che
Damasio sviluppava con grande maestria e abilità
dialettica, sono tuttora al centro del suo nuovo
libro, nel quale si affronta una delle questioni più
complesse della scienza e della filosofia della
mente attuali: la natura, l'origine e la funzione della
coscienza. Scopo del testo è difendere una teoria
biologica della coscienza incentrata su due
capisaldi teorici: (a) il senso del sé è il nucleo
essenziale della coscienza; (b) l'origine del senso
del sé è da ricercarsi nel proto-sé, un insieme di
configurazioni neurali che costituiscono in tempo
reale le mappe della struttura fisica dell'organismo
e della sua interazione con l'ambiente.
Secondo Damasio, il problema della coscienza si
divide in due parti. La prima riguarda il modo in
cui il cervello produce le "immagini" del mondo
esterno che costituiscono i materiali del "film"
interiore di cui l'io è nello stesso tempo spettatore
e attore. La seconda riguarda la creazione di
questo "spettatore", l'emergere della
consapevolezza, da parte dell'organismo, non solo
della presenza di un mondo, ma anche
(parafrasando Wittgenstein) del fatto che il mondo
che gli è dato è il suo mondo, che l'esperienza è
esperienza che ha un proprietario, un'unità, una
storia. Si tratta di temi che hanno un immediato
rimando alla tradizione filosofica più classica, da
Cartesio a Hume e Kant, e uno dei meriti maggiori
dell'approccio di Damasio è proprio quello di
sottolineare come la questione della genesi delle
rappresentazioni coscienti sia strettamente legata
a quella del senso di sé, inteso come
autoascrizione a un soggetto di queste
rappresentazioni: "sentire cosa accade quando il
proprio essere viene modificato dall'atto di
apprendere qualcosa". La nostra coscienza
sarebbe caratterizzata dalla presenza costante di
questo sentire: "La presenza non viene mai meno,
dal momento del risveglio al momento in cui inizia il
sonno. Se non c'è, non ci siete anche voi."
Rifiutando ogni teoria dell'omuncolo che osserva il
teatro cartesiano della propria mente (ma meglio
sarebbe stato allora abbandonare anche la
metafora del film - pericolosa concessione alla
divulgazione), Damasio concepisce la coscienza
come una configurazione mentale unificata
"che riunisce l'oggetto e il sé", nel cui ambito la
costruzione dell'io è il dato cruciale: "la comparsa
di un osservatore del film dentro il film" è il mistero
da chiarire
Possiamo lasciare al lettore la valutazione
dell'imponente armamentario di dati tratti da
biologia, neuroanatomia, neurofisiologia,
neuropsicologia a cui l'autore rimanda (sempre in
modo chiaro e discorsivo) per sostenere le proprie
ipotesi (ancora per molti versi da verificare),
limitandoci a sottolineare che si tratta di
un'esplorazione del modo in cui il cervello funziona
(o potrebbe funzionare) affascinante e ricca di
stimoli intellettuali. Quanto alle specifiche tesi,
potremmo riassumerle così: (1) la coscienza e
l'emozione non sono separabili, dato che la prima
appare legata indissolubilmente al sentimento del
corpo; (2) la coscienza non è un monolito: occorre
distinguere tra "coscienza nucleare", l'esperienza
del qui ed ora, e "coscienza estesa", che implica
il senso del proprio io "autobiografico" perdurante
ed esteso nel tempo; (3) la coscienza estesa è
certamente integrata e ampliata da altre funzioni
cognitive (memoria, linguaggio, attenzione...), ma
il suo nucleo è autonomo e primitivo; (4) questo
nucleo sorge a partire da un proto-sé, la
rappresentazione (ancora inconscia) nel cervello
dell'organismo e del suo rapporto con l'ambiente.
Senza tradire troppo l'autore, potremmo dire che
la coscienza
è l'effetto che fa essere un corpo che si
rappresenta nell'attimo del percepire; più
letteralmente essa è l'emergere di un meccanismo
di rappresentazione dello stato corporeo
dell'organismo in cui quest'ultimo è messo in
relazione alla rappresentazione saliente di un
oggetto.
Più ancora dell'Errore di Cartesio, Emozione e
Coscienza tenta quindi di fornirci un'immagine
incorporata della mente e del pensiero, aderendo
in modo originale a una tendenza sempre più
diffusa nelle scienze della cognizione
contemporanee.
Poco invece viene detto di altri temi essenziali al
dibattito contemporaneo sulla coscienza;
soprattutto un fatto balza agli occhi: malgrado la
centralità attribuita all'idea della coscienza come
sentimento, non è chiarito lo statuto ontologico dei
sentimenti; sono davvero percezioni? E percezioni
di cosa? (qual è la natura ultima dei qualia? degli
stati qualitativi che - ma davvero la metafora è
rischiosa - costituiscono il nostro film interiore?
Occorre proprio pensarli come oggetti percepiti?).
Per queste domande, ammette l'autore, non è
ancora disponibile una risposta.
Anche in questo volume Damasio conferma le sue
doti di narratore e il suo desiderio di coniugare
rigore scientifico
e abilità letteraria (talvolta sembra volersi proporre
come una sintesi tra Gerald Edelman e Oliver
Sacks, per intenderci). Anche se molti dei
recensori americani hanno salutato con
entusiasmo questo aspetto del lavoro, occorre
ammettere che forse un desiderio meno marcato
di compiacere il lettore e una prosa più sobria si
sarebbero meglio accompagnate all'inevitabile
tecnicismo che certe discussioni sembrano
comunque richiedere.
Ciò detto, il libro giunge ugualmente al centro di
numerose tematiche concettualmente cruciali, e
fornisce importanti contributi e suggestioni per
chiunque voglia occuparsi non solo delle basi
biologiche della coscienza ma anche dell'unità
della mente, dell'identità personale, e,
naturalmente, del rapporto tra corporeità e
pensiero. |