RASSEGNA STAMPA

20 OTTOBRE 2000
LIVIA MANERA
James Hillman: "Felicità è accettare i propri limiti soprattutto quando hai superato i settant'anni"
"La forza del carattere" di James Hillman, Adelphi, pagg. 328, lire 32.000
Il poeta T.S. Eliot sosteneva che "I vecchi dovrebbero essere esploratori". "Cosa che per me", riflette James Hillman, l'eretico psicoanalista americano che in questi anni ha sfidato molti luoghi comuni della nostra cultura, "significa che dovrebbero assecondare la curiosità, investigare idee importanti, assumersi il rischio di trasgredire". Lo sostiene nella Forza del Carattere , il nuovo libro nel quale, a 74 anni, mette a frutto la propria esperienza per studiare il "significato" dell'invecchiamento. "Abbiamo bisogno", dice bevendo una tazza di caffè, "di una terapia delle idee che ci permetta di esorcizzare quell'immagine morbosa di vecchiaia che sta paralizzando gli anziani nella depressione. E ci consenta invece di concentraci sul concetto del carattere, che rafforza la fiducia nella nostra unicità individuale". Quello stesso "carattere" che era il nucleo del suo precedente libro: Il Codice dell'anima . E che nella nuova tesi di Hillman assume la sua forma più compiuta dopo i 60 anni, rivelandosi in quei tratti eccentrici degli anziani, che ci invita a vedere non come segnali di decadimento, ma come espressioni della nostra vera natura.
Dunque, più ci avviciniamo al nostro carattere, più dovremmo essere felici?
"Non so se felici sia la parola giusta. Diciamo che più sei vicino al tuo carattere meno sei disorientato, vulnerabile, e soprattutto meno suscettibile a sollecitazioni esterne di scarsa importanza". Nel suo libro lei invita a vedere l'invecchiamento nella sua luce migliore. Che cosa significa? "Significa che dovremmo vivere la vecchiaia come un'esperienza, piena di cose deprimenti, è vero, ma che necessitano di essere comprese in altro modo. Che non è positivo o negativo. Non sto cercando di negare i guai della decadenza fisica, ma ritengo che dobbiamo affrontarli dal punto di vista psicologico in modo che abbiano senso.
L'insonnia, per esempio, o l'irritabilità, o la perdita della memoria a breve termine. Se immaginiamo che non sono solo meri accidenti meccanici, ma aperture verso qualcosa di diverso, ognuno di questi inconvenienti potrà aprire la porta a un cambiamento di atteggiamento verso la vita, e a una rivelazione del carattere".
Ma quale sarebbe, per esempio, il vantaggio di non dormire bene?
"Il fatto che di notte accadano cose che non hanno la possibilità di accadere di giorno. Pensieri, ricordi, emozioni, demoni, angeli, visitazioni: arrivano e ti assillano per qualche ora. Poi se ne vanno, ma dopo aver risvegliato la tua attenzione verso qualcosa che è fuori dalla portata della vita normale. Più che una disfunzione, c'è una funzione in tutto questo, legata al carattere.
Perché dovrei dormire come un bambino, a più di 70 anni?".
Si può rispondere: perché se non dormo come un bambino, il giorno dopo sono a pezzi.
"Questo è quello che crede lei. Siamo convinti - in parte dalle società farmaceutiche - che questo sia un fatto.
Però un soldato può saltare il sonno per due notti e poi combattere come un figlio di puttana lo stesso!".
Lei ha vissuto a lungo in Svizzera. C'è una differenza tra l'Europa e l'America, nel modo di intendere la vecchiaia?
"Sì, molto evidente. Avere 40 anni in Europa è arrivare da qualche parte.
Avere 40 anni negli Stati Uniti è già entrare in un periodo critico.
In America si ha un attaccamento profondo all'adolescenza. In un sondaggio è stato chiesto agli americani: che età vorreste avere per sempre? Più del 30 per cento degli uomini ha risposto tra i 15 e i 19 anni. La stessa percentuale di donne ha risposto tra i 19 e i 23. Si rende conto a cosa porta continuare a sognare che l'adolescenza sia il momento più bello della vita?".
A cosa?
"A una crisi terribile. Per cui si cerca con ogni mezzo di adattare la propria età biologica a quella psicologica. Col risultato che abbiamo la cultura più avanzata nel campo della trasformazione biologica: chirurgia, ginnastica, integratori dietetici, ecc. Un disastro".
Ma c'è, secondo lei, un sesso che invecchia meglio dell'altro?
"Le donne credono che invecchino meglio gli uomini, ma è così solo superficialmente, perché di fatto il tasso di suicidio tra gli anziani soli, è più alto tra gli uomini che tra le donne. Le quali, dopo avere superato i 40-50 anni, trovano invece nuove amicizie femminili e un'indipendenza che gli uomini non riescono a trovare".
Esiste, comunque, un segreto per invecchiare meglio? Per esempio imparare ad accettare l'idea della morte.
"Se questo fosse possibile. Ma siamo esseri complessi: se una parte di te è pronta a morire, ce n'è un'altra che vorrebbe non andarsene mai.
Nel mio libro ho cercato di parlarne il meno possibile: perché al di là delle speculazioni religiose o metafisiche nessuno ne sa niente".
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Il mondo dell'uomo