RASSEGNA STAMPA

19 OTTOBRE 2000
ANNA MARIA GRECO
Veronesi: «Contro l'eutanasia liberalizziamo l'uso della morfina»
«Italia ostaggio di un moralismo che condanna il malato a soffiare inutilmente»
La morfina libera ai inalati non è l'anticamera dell'eutanasia. Al contrario, ne è «l'antidoto». Ecco perché «demonizzare» gli oppiacei, come fa la nostra legge «proibizionista», è assurdo. Umberto Veronesi insiste sul suo progetto di un «ospedale senza dolore» e di una terapia dì analgesici anche a casa, senza troppe restrizioni. Ma il ministro della Sanità sa che in parlamento i suoi progetti rischiano di trovare molti ostacoli per un duplice motivo). Da un lato, allentare i cordoni della morfina potrebbe sembrare un primo passo verso l'accettazione del principio della «dolce morte». Dall'altro, liberalizzare i farmaci antidolore a base di oppiacei, sottolineando che l'Italia è agli ultimi posti tra i Paesi industrializzati per questo tipo di consumo, riapre il dibattito sulla legge antidroga.
Su ambedue i problemi, il ministro Veronesi prende posizione decisamente. Corregge il tiro sull'eutanasia che ai suoi esordi aveva definito, in certi casi, un atto di solidarietà e carità: ora precisa che allontanare dal paziente il dolore vuol dire anche allontanare da lui il desiderio della morte. Quanto alle norme sugli stupefacenti, il ministro si esprime duramente. «Siamo massacrati - dice - ideologicamente da una legge proibizionista che, fra tanti altri elementi negativi, ha anche il risvolto doloroso che, demonizzando la sostanza, vede il suo uso precluso in quasi tutte le circostanze. Di fatto il medico curante è restio a somministrare morfina al malato, perché dissuaso nell'azione e con gravi danni per il paziente». La battaglia di Veronesi s'indirizza verso una cultura e una mentalità che, a suo parere, condannano il malato a soffrire. Una cultura e una mentalità che hanno radici nella fede cristiana, La demonizzazione «assurda» degli oppiacei, per il ministro, è «retaggio culturale di posizioni filosofiche, per non dire teologiche, che in passato hanno visto il dolore come necessario per accedere al benessere eterno». Facilitare la somministrazione della morfina, dunque, è importante «per lo sviluppo civile del Paese».
I due provvedimenti di Veronesi sono ora all'esame della Commissione Sanità della Camera e il ministro auspica un esame rapido per fare approvare dal Senato dopo la finanziaria. «Ho sollecitato più volte - spiega - la presidente della Commissione, Marida Bolognesi, ma temo che se si interviene sul problema droga qualche ostacolo ci sarà. E' un'anomalia burocratico-amministrativa che presenta paletti "stolti" e non si riesce a vedere la realtà che ci circonda».
L'attacco alla mentalità «proibizionista» è condiviso dal presidente del Comitato nazionale di bioetica, Giovanni Berlinguer, che parla di «pregiudizi, molto radicati», a cominciare dal «passaggio automatico dalla marijuana all'eroina e dall'uso saltuario della morfina come antidolorifico alla dipendenza», oltre che dì «vecchi orientamenti» che indirizzino la medicina solo verso la guarigione. Da oncologo Veronesi parla dì «una tragedia vera che ho vissuto tutta la vita da dentro», riferendosi soprattutto ai malati di tumore. Già gli 800 medici di famiglia della Simg (Società italiana di medicina generale) hanno aderito all'iniziativa del ministro che propone di modificare il decreto presidenziale del '90 rendendo più facile l'uso della morfina con prescrizioni più semplici, dosi adeguate a 30 giorni di terapia e senza sanzioni penali per medici e infermieri che trasportano questi farmaci a casa del malato.
Negli ospedali Veronesi vorrebbe che il livello del dolore si misurasse come la temperatura e la pressione, tre volte al giorno, in base alla scala analgesica da 1 a 10 ,approvata dall'Organizzazione mondiale della sanità nell'84. «Appena scatta - spiega il ministro - il meccanismo di allarme o attenzione (indice 3 o 4) automaticamente entrano in azione le terapie adeguate». E' al livello 5 che il dolore si considera forte e il paziente non riesce a dormire. Se il progetto sarà approvato, a questo punto potrà somministrarsi in vena o sottocute la dose giusta di analgesico con una sorta di siringa o pompetta. Far cadere il tabù sulla morfina, secondo Veronesi, vuol dire anche istruire sulla nuova filosofia medici e infermieri che dovranno somministrare dall'analgesico lieve al farmaco oppiaceo o semplicemente prescriverli per il malato a casa.
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