RASSEGNA STAMPA

19 OTTOBRE 2000
EDOARDO BONCINELLI
Guardare le lumache per capire l'uomo
Quest'anno l'Accademia di Stoccolma ha voluto premiare con ben tre premi Nobel per la Medicina le Neuroscienze, quell'affascinante campo di ricerche che ha per obiettivo la comprensione del funzionamento del sistema nervoso e soprattutto del cervello. I prossimi decenni saranno certamente i decenni del cervello, questo oggetto mirabile e misterioso di cui andiamo tanto orgogliosi e che rappresenta l'unico strumento, animato o inanimato, capace di studiare se stesso. Sono state premiate ricerche sempre più vicine ai nostri interessi più autentici. Lo svedese Arvid Carlsson, ad esempio, ha scoperto a suo tempo che molte cellule del cervello si parlano, e parlano al resto del corpo, scambiandosi delle "bustine" o "pacchetti" contenenti dosi prefissate di una sostanza chimica chiamata dopamina. Difficile immaginare una sostanza che giochi un ruolo più importante nella nostra vita. Il tono dell'umore, la vita affettiva e sessuale, nonché l'intensità delle nostre diverse motivazioni, dipendono direttamente o indirettamente dalla distribuzione e dalla diffusione di queste dosi di dopamina all'interno del nostro cervello. Il morbo di Parkinson, per dirne una, è causato direttamente dall'insufficiente produzione di dopamina da parte di certi gruppi di neuroni e il trattamento oggi più diffuso di questa malattia è proprio centrato sul tentativo di ovviare chimicamente a questa insufficienza. Ma il discorso va molto più lontano. La depressione e molti altri dei più seri problemi della mente passano per la trasmissione della dopamina e per la sua regolazione. L'americano Paul Greengard ha dato contributi fondamentali alla comprensione dei meccanismi cellulari che stanno alla base di questa continua "conversazione" fra le cellule nervose. Questa funzione essenziale per la nostra vita avviene tramite un serrato scambio di "bustine" di varie sostanze chimiche, tra le quali anche la dopamina, fra una cellula nervosa e l'altra. Greengard ha mostrato che queste bustine rappresentano in realtà il contenuto di microvescicole che al momento opportuno si vanno formando all'estremità di una cellula e che vengono inglobate dalla cellula destinataria, che su questa base corregge e riorienta il suo comportamento. Forse ancora più parlanti e più vicini a noi sono i risultati del lavoro di Eric Kandel, il terzo premiato. Questo ricercatore simpatico ed estroverso decise qualche anno fa di dedicarsi allo studio dei meccanismi cellulari e molecolari della memoria e del condizionamento. La sua mossa vincente è stata quella di scegliere per questi studi un organismo molto semplice, l'ormai celebre Aplysia, una lumaca marina con un comportamento elementare e un sistema nervoso fatto di poche grandi cellule nervose. Questa lumaca reagisce spontaneamente in un certo modo a uno stimolo fastidioso, ma è anche "educabile". Se lo stimolo viene ripetuto spesso e senza conseguenze negative, l'animale "si abitua" e reagisce sempre meno vistosamente. Se lo stimolo gli giunge invece per un certo numero di volte associato a un'altra sensazione estremamente fastidiosa, la reazione viene accentuata: l'animale è divenuto cioè ipersensibile a quel dato stimolo. Tutto questo richiede da parte della nostra lumaca almeno un po' di memoria: memoria di eventi positivi e memoria di eventi negativi, insomma un embrione della nostra vita affettiva e della nostra esperienza cognitiva e interiore. E' stato grazie a questo animale che si è individuata con chiarezza la distinzione fra una memoria a breve termine e una memoria a lungo termine. Mentre stiamo componendo un numero telefonico o eseguendo un'operazione aritmetica con il riporto, noi teniamo temporaneamente a mente alcune nozioni, che possono essere numeri, parole o immagini. Questi microricordi vivono per qualche attimo conservati nella cosiddetta memoria a breve termine. Poi vengono cancellati. E' il conforto dell'oblio che ci evita di perire schiacciati dal ricordo di una massa enorme di eventi effimeri. Alcuni di questi microricordi si conquistano però il diritto a permanere nel tempo e passano alla cosiddetta memoria a lungo termine, dove possono durare mesi e anni. La nostra memoria è fatta di questi ricordi a lungo termine, più una coorte di microricordi che vi danzano intorno. Kandel ha mostrato che tutto ciò si può studiare scientificamente e ci ha fatto vedere che cosa è necessario perché un ricordo passi dal compartimento a breve termine a quello a lungo termine. La grandiosità di questo studio e, in definitiva, il fascino della biologia di oggi risiedono nel fatto che le stesse sostanze che permettono alla lumaca di avere dei "ricordi" di lunga durata sono le stesse che operano nel moscerino e nel topo, quindi presumibilmente nell'uomo. Noi dimentichiamo o ricordiamo utilizzando gli stessi meccanismi. Molti di questi meccanismi sono alla base del nostro modo di essere, quando le cose vanno bene e, ancora di più, quando le cose non vanno troppo bene. La distanza fra uno studio del genere e una comprensione approfondita della nostra psiche è ancora enorme, ma va di giorno in giorno assottigliandosi, anche grazie alla pazienza e all'ingegno di certi studiosi che sembrano persi per sempre dietro lo studio di creature curiose, remote e talvolta esotiche.
La ricerca di base, e quindi la vera scienza, ha questo di bello: si sa da dove parte ma non si può proprio sapere dove arriverà.
inizio pagina
vedi anche
Scienza e bioetica